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MARCIA FASCISTA DEI REDUCI DI SALO'? NO, GRAZIE


 
Ho ricevuto, alcuni giorni fa, una e-mail molto interessante da un mio fedele lettore, Giampaolo. Mi fa notare che molto probabilmente  Cuneo, il 10 maggio, sarà teatro di una manifestazione a dir poco scandalosa: la marcia dei reduci della Repubblica di Salò.
A richiederla è un tal Diego Michelini, della Federazione di Torino Repubblica Sociale Italiana, anche a nome dei Reduci della Repubblica Sociale Italiana. Immediato, giustamente, il «no» del sindaco Alberto Valmaggia e della giunta di centrosinistra. «Cuneo è la città di Duccio Galimberti che si appellò ai cuneesi perché si ribellassero a nazisti e fascisti e fu trucidato. È la città della Resistenza. Di Nuto Revelli. Vogliono provocare. Invitiamo il signor questore e il prefetto a vietare la manifestazione». È martedì sera. L’appello del Comune viene diffuso in un comunicato stampa. «Sarebbe la prima volta che i fascisti parlano in una piazza di Cuneo», stigmatizzano all’Istituto storico della Resistenza di Cuneo. Ci provò Giorgio Almirante negli Anni Settanta: finì che la manifestazione del Movimento sociale si tenne, blindata, al chiuso, con duemila ex partigiani a sfilare per le strade della città. Ma a quanto pare, è «Difficile dire di no», argomenta con una manciata di parole il presidente della Provincia, il liberale - ora di Forza Italia - Raffaele Costa: «Manifestare è un diritto. Ma resta il fatto che volerlo fare qui, a Cuneo, ha il sapore della provocazione». E se lo dice pure un forzista, ci sarà un motivo no? Giampaolo mi ha chiesto di dare visione alla faccenda e soprattutto alla possibile contromanifestazione promossa dalle organizzazioni partigiane: sabato, stessa ora (10,30), sempre nella parte vecchia di Cuneo. L'Anpi e le altre associazioni (tra cui Aned, Fvil, Fiap, Istituto Storico della Resistenza e della Società contemporanea, Cgil, Cisl, Arci, Acli, Associazione Combattenti e reduci, Partito Democratico, Rifondazione Comunista, Sinistra Democratica e la Citta Apertà) ritengono che sia una richiesta provocatoria in quanto: il mese di maggio del 1945 non ha rappresentato la fine dei lutti e delle sofferenze provocate dalla guerra voluta dal fascismo (morte persone sono morte in conseguenza delle ferite, molte internate hanno continuato a morire nei lager); il 10 maggio '45 a Cuneo c'è stato un solo morto, ed era partigiano; i giustiziati della RSI erano stati riconosciuti passibili della pena capitale (prevista dalle disposizioni insurrezionali del CNL Alta Italia) da un regolare tribunale della V° Zona Partigiana; Cuneo è città Medaglia D'oro e Città Simbolo della Resistenza. Riporto ancora dal comunicato stampa: "per questi motivi le associazioni sopraindicate, non solo deplorano la gravità della richiesta ma, preoccupate anche del clima di pericoloso revanscismo fascista e neonazista che si manifesta nel nostro Paese (vedi i recenti fatti di Verona), sottolineano i rischi di una ricaduta che una simile iniziativa potrebbe avere sulla civile convivenza recando una sostanziale offesa ai valori della Costituzione.  Pertanto le associazioni firmatarie, pur rispettando i morti di qualsiasi parte non possono tuttavia accettare le equiparazioni e si impegnano a riaffermare i valori della Resistenza e dell'antifascismo organizzando per sabato 10 maggio dalle ore 10:00 un presidio, davanti alla sala di S.Giovanni, dove è allestita la mostra "Liberazioni". Vorrei aggiungere un'ultima cosa: non si potrà mai equiparare chi ha combattuto per la libertà con chi ha combattuto per una dittatura. Mai. Ora e sempre Resistenza.

Last Update: 
sembra chiudersi definitivamente “per ragioni di ordine pubblico” la vicenda in questione. La marcia fascista non si farà. Bene cosi.

 

Pubblicato il 10/5/2008 alle 11.36 nella rubrica Resistenza Italiana.

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