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RIFLESSIONI DI UN PRODIANO CONVINTO



Spero che nessun lettore del mio blog si sia perso, oltre al bravo Zucchero, l'ospite eccellente di ieri sera nel programma di Fabio Fazio su RaiTre, ovvero Romano Prodi. Sapete ormai come la penso (rileggetevi in caso questo post): sono un prodiano convinto, in quanto credo che il buon Romano sia l'unico, proprio per non aver partiti ed interessi da salvaguardare, ad essere in grado di cambiare questo sistema Italia che non funziona ormai da anni. E' ovvio, i miracoli non esistono, per carità; eppure sono stati fatti tanti passi in avanti a favore della giustizia sociale, del miglioramento dei conti pubblici e della successiva redistribuzione a favore delle classi più disagiate e nella lotta all'evasione fiscale. Un presidente del consiglio che ha cercato, contro tutti e tutto, di dare una svolta alle cattive abitudine degli italiani, in ogni settore sociale e che, per questo, sta subendo attacchi da ogni parte, da coloro che da sempre sono intenti a salvaguardare solo i propri interessi. Un presidente del consiglio giusto, che ha fatto della serietà al governo, senza slogan e battutine in stile "Arcoreman", il suo punto di forza.  Ha parlato di "piaga evasione fiscale" (avrà mica letto il mio post di alcuni giorni fa?) lodando il lavoro del ministero dell'Economia sui «20 milioni di euro» recuperati e che potranno "essere restituiti ai cittadini passo passo" per cosi "alleviare le imposte sul lavoro dipendente" dopo aver "pensato agli incapienti, a chi ha pensioni miserabili e alla casa". Questo è giusto: niente sogni di gloria, niente prese per i fondelli, ma concretezza. Una seria concretezza che rilancerà il Paese verso un nuovo sviluppo, dopo la recessione economica sfiorata con il governo Berlusconi.  Va avanti e spiega il presidente del Consiglio quando Fazio parla del quinto operaio della Thyssen morto ieri: "La Finanziaria rafforza le ispezioni, ora troppo frammentate fra i vari enti. Senza queste non sono possibili i controlli"  (in effetti, tanto si sta facendo per dare ordine ad un settore cosi debole, quello della sicurezza dei lavoratori, non tanto in chiave legislativa, in quanto le leggi ci sono,  quanto nel dovere dello Stato di accertare e punire violazioni in tale ambito). Ma le parole migliori, quelle che definisco "prodiane" per eccellenza, quelle che esprimono al meglio il vero aspetto su cui sta lavorando Prodi,  su cui io e Celentano abbiamo già detto la nostra, sono le seguenti:  "mettere in regola il Paese si può, ma bisogna fare appello alla responsabilità individuale; lo Stato e la società devono lavorare insieme, da solo lo Stato non ce la fa",  portando l'esempio degli impreditori siciliani che da soli si sono ribellati al pizzo. Ed io le rielaboro, utilizzando una frase di JF.Kennedy: "Non chiedete cosa il vostro Paese possa fare per voi; chiedete cosa potete fare voi per il vostro Paese". Sagge parole Mr.Prodi, amato in Europa, quanto non capito, purtroppo, in Italia. Saluta, con un sorriso largo, facendo gli auguri "a tutti, a tutti". Auguri anche da parte mia, caro presidente Prodi. Da un suo sostenitore convinto.

Pubblicato il 17/12/2007 alle 19.50 nella rubrica Politica Interna.

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