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MEDIARAI

rai, cattaneo, del noce

Immaginiamo di tornare indietro nel tempo, di accendere la televisione e di voler guardare un telegiornale o un programma che parli di politica durante gli anni berlusconiani. La scelta di un telegiornale rimane piuttosto imbarazzante: il Tg1 di J.Mimun? Il Tg2 di Mazza? Il Tg4 di Fede? Il Tg5 di Rossella? StudioAperto di Giordano? Vabbè ci guarderemo il Tg3, sperando che Berlusconi non voglia sostituire il direttore con un Belpietro qualsiasi. "Giustamente", i miei amici forzisti-fascisti, i paladini delle libertà, gridavano contro Telekabul perchè vista come unica voce fuori dal coro, unica voce che metteva i bastoni fra le ruote al loro padrone. Non vogliamo vedere i telegiornali? Va bene, ci guarderemo un programma di approfondimento politico: Vespa su RaiUno? Mentana su Canale5? Socci su RaiDue2? Del Debbio o Belpietro? Biagi, no, non c'è, cacciato via. Santoro? Per carità? La Guzzanti? Ma scherziamo!? Tutto deve essere funzionale al leader della Cdl, Silvio Berlusconi. Ora torniamo al presente e aggangiamoci all'ultima notizia riguardo il mondo dell'informazione in Italia: si attesta, dalle intercettazioni telefoniche - realizzate tra la fine del 2004 e la primavera del 2005 - allegate all'inchiesta sul fallimento della "Hdc", la holding dell'ex sondaggista del Cavaliere, Luigi Crespi, che le due superpotenze nazionali della tv, che avrebbero dovuto competere aspramente per la conquista dell'audience e  fare a gara nella pubblicazione di servizi esclusivi, in realtà si scambiavano informazioni sui palinsesti, concordando le strategie informative nel caso dei grandi eventi della cronaca ed orchestrando i resoconti della politica. Su tutto, la grande mano di Silvio Berlusconi e dei suoi collaboratori, che quotidianamente tessevano la tela, facevano decine, centinaia di telefonate e si scambiavano notizie importanti. Chi riguarderebbe la vicenda? Debora Bergamini, ex assistente personale di Berlusconi e, all'epoca, dirigente della Rai, e Niccolò Querci, pure lui ex assistente di Berlusconi e, all'epoca, numero tre delle televisioni Mediaset. Ma come si sarebbe organizzata questa famosa Media-Rai? Il direttore del Tg1 informa la Bergamini e la rassicura sul fatto che le notizie più spinose saranno relegate in coda al servizio di giornata. Fabrizio Del Noce cuce e ricuce, assicurando che Bruno Vespa, nella sua trasmissione, accennerà "al Dottore in ogni occasione opportuna". Querci, insieme al gran capo dell'informazione Mediaset, Mauro Crippa, cuce sul versante opposto. E arriva fino ad occuparsi delle vicende del festival di Sanremo (quell'anno affidato a Paolo Bonolis), cioè della trasmissione di massimo ascolto dell'azienda che dovrebbe essere concorrente. E poi ancora, le fibrillazioni in due fasi delicate: la morte del Papa e le elezioni amministrative dell'aprile 2005. L'allora presidente Ciampi è pronto per una dichiarazione a reti unificate per onorare Giovanni Paolo II? La Bergamini allerta prima l'assistente personale del Cavaliere e poi Del Noce per preparare una performance parallela dell'inquilino di Palazzo Chigi. E ad essere allertato è anche il "rivale" Crippa. Le elezioni sono andate male? Bisogna "ammorbidire" i resoconti sui risultati elettorali. La Bergamini contatta Querci e con lui concorda la programmazione televisiva.(per i dettagli sui verbali cliccare qui).

E noi stiamo ancora a parlare di partito del popolo delle libertà? Ma quale libertà? La libertà di fare quello che cavolo gli pare? Quella di creare un unico polo mediatico a favore di un unico personaggio politico? Ma che siamo arrivati ai livelli della Romania di Ceausescu? Berlusconi critica tanto i regimi comunisti, ma qui, l'unico vero comunista, sembra solo e soltanto lui e tutti i pecoroni che gli vanno dietro e non aprono gli occhi. Ora ci diranno che la guardia di finanza è comunista. Ed intanto loro si comportano da perfetti illiberali. E pensare che il Cavaliere parlava di televisioni tutte in mano ai comunisti. Mi domando cosa altro deve succedere per far svegliare i tanti cittadini italiani. Povera Italia mia, che fine che hai fatto. Quasi quasi ti preferivo prima.

Pubblicato il 21/11/2007 alle 19.47 nella rubrica Politica Interna.

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