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SUL PARTITO DEMOCRATICO

veltroni ds congresso ansa 220

Sinceramente ancora non ho una chiara posizione riguardo la costituzione e il futuro del Partito democratico.
La sinistra storica, quella patriottica, che si riconosce negli ideali della resistenza italiana e che nel sottoscritto, tramite la mia azione politica e questo blog, trova piena rappresentanza e legittimità, nutre dei dubbi. Dubbi sulle parole dei leader Rutelli e Fassino, troppo "verticistiche" e troppo poco "direttiste". Ho assistito a troppi giochi di potere, a una mera sommatoria fra Ds e Dl senza nessuna reale partecipazione della società civile.
Però sappiamo bene che bisogna cambiare, attraverso la costituzione di questo partito democratico, «progressista, riformista e riformatore». Il Pd «non è un'esigenza dei Ds o della Margherita o di un ceto politico, ma una necessità del Paese, cioè serve all'Italia».
E' ora di cambiare e di fare questa svolta politica naturale e necessaria, però bisogna attuarla in modo diverso: facciamo partecipare i cittadini, facciamo in modo che questo soggetto politico appartenga veramente alla società civile. Quella società civile che appoggia, ma quando serve critica, le scelte della sinistra riformista italiana.
E su questo mi trovo in piena sintonia con il mio politico preferito, Walter Veltroni (per il quale, come già sapete, mi sono candidato alle scorse elezioni municipali), soprattutto quando afferma: «Quando penso al Partito democratico penso a un grande partito di popolo, che non sia un'operazione di stati maggiori di oggi, di ieri o dell'altro ieri». «Dobbiamo avere - continua Veltroni - la capacità di compiere un'operazione nel cuore della società, che sia dentro il Paese e che senta le sue ansie, le sue angosce, i suoi bisogni. Che stia dove sta la vita reale». «Guardate, noi non stiamo costruendo un partito che nasce dalla fusione di Ds e Margherita. Né stiamo pensando ad un partito in cui ci siano tre elementi: i Ds, la Margherita e gli altri». «Noi - dice Veltroni - ed è questa l' ambizione e il fascino, stiamo pensando ad un partito che nasce certo da una fusione, ma anche dalla capacità di coinvolgere, di far pesare, di far irrompere sulla scena della vita politica italiana cittadine e cittadini che vorrebbero partecipare alla vita pubblica, ma che nell'attuale configurazione della vita italiana c'è qualcosa che li tiene fuori». L'appello è che il Pd si costruisca «nella carne» della società, «dentro la vita reale» delle persone perché «non è possibile guardare alla società solo attraverso i sondaggi, la tv, i giornali e neppure attraverso le nostre riunioni dove parliamo di noi».

Come dargli torto? Veltroni, in questo modo, sta salvando sul nascere il Partito Democratico.
Domani nuove considerazioni (Mussi-Angius-la sinistra-sistema elettorale-destra)

Pubblicato il 20/4/2007 alle 19.35 nella rubrica Politica Interna.

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