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RinascitaNazionale
Blog della sinistra italiana, Patriottica e Partigiana (a cura di Claudio Barocci)
 
 
 
 
           
       




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NUOVO FORMAT: ARTICOLI UNICI































"LA REPUBBLICA ITALIANA E' FONDATA SUI VALORI DELLA RESISTENZA PARTIGIANA".

"L'AMOR PATRIO E' SEMPRE APPARTENUTO ALLA SINISTRA ITALIANA: DAL RISORGIMENTO ALLA RESISTENZA".


Una d'arme, di lingua, d'altare,
di memorie, di sangue e di cor.

(A. Manzoni, Marzo 1821)



Qui si fa l'Italia o si muore!












"GRAZIE EROI DELLA PATRIA"



 
30 giugno 2006

LA RIVOLUZIONE ECONOMICA DI BERSANI: DAL GOVERNO VIA LIBERA ALLE LIBERALIZZAZIONI.

Il Consiglio dei Ministri ha oggi varato delle norme che determineranno una maggiore liberalizzazione nei settori delle banche, delle farmacie e di alcuni ordini professionali.
Si tratta di misure che dovrebbero andare a tutto vantaggio dei consumatori, che si troveranno per esempio a pagare meno salate le tariffe di notai e avvocati. Scenderanno anche i prezzi dei medicinali, che potranno essere acquistati nei supermercati.

Secondo Codacons ogni famiglia risparmierà in media 500euro all'anno.
"Questo provvedimento recepisce le più importanti e annose battaglie di Codacons - ha dichiarato un euforico Carlo Rienzi - si tratta di un prodigioso atto di coraggio del governo in favore della categoria dei consumatori, e di un duro colpo a quelle lobbies (farmacisti, ordini professionali, tassisti ecc.) che hanno sempre impedito l'incremento della concorrenza e quindi la riduzione di prezzi e tariffe".

Secondo il presidente del Codacons, Carlo Rienzi. "Questo provvedimento - spiega Rienzi in una nota - recepisce le più importanti e annose battaglie del Codacons. Un prodigioso atto di coraggio del governo in favore della categoria dei consumatori, e un duro colpo - aggiunge - a quelle lobbies (farmacisti, ordini professionali,
tassisti ecc.) che hanno sempre impedito l'incremento della concorrenza e quindi la riduzione di prezzi e tariffe". Secondo le stime dell'associazione in difesa dei consumatori, le liberalizzazioni porteranno a un risparmio di 150 euro annui per la vendita libera dei farmaci nei supermercati, di 300 euro per l'abolizione dei limiti delle tariffe per gli avvocati e di 50 euro per la liberalizzazione della licenza per i taxi.


CHE NE PENSATE?




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30 giugno 2006

GRAZIE MINISTRO DELL'ISTRUZIONE FIORONI: ASSUNTI 23.500 INSEGNANTI PRECARI

Il Ministro dell'Istruzione Giuseppe Fioroni ha firmato il decreto di assunzione a tempo indeterminato per 20 mila docenti e 3.500 Ata da immettere in ruolo dal prossimo 1 settembre.
"Il provvedimento - ha commentato il ministro - si inserisce in un piano di interventi finalizzati alla soluzione del problema del precariato che costituisce una delle priorita' del programma di attivita' del Governo. Il ministro dell'Istruzione ha disposto, infine, la proroga dell'utilizzazione del personale dirigente, docente ed educativo in compiti di supervisore di tirocinio e di coordinatore delle attivita' didattiche nei corsi di laurea in Scienze della Formazione primaria e nelle Scuole di specializzazione.

LA SERIETA' AL GOVERNO...I FATTI NON LE PAROLE.




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30 giugno 2006

DELL'UTRI TORNA IN AULA PER IL PROCESSO D'APPELLO DOPO LA CONDANNA A 9 ANNI DI CARCERE

Torna davanti al tribunale Marcello Dell'Utri, nel processo d'appello dopo la condanna a nove anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa. Il collegio di avvocati del parlamentare di Forza Italia, quattro in tutto, ha chiamato a deporre anche l'ex premier Silvio Berlusconi, che in primo grado si era avvalso della facoltà di non rispondere perché imputato di reato connesso.

"La sentenza del processo è stata politica e oggi lo dico con più certezza di prima", ha dichiarato Dell'Utri accusato dai giudici che avevano firmato la prima condanna di essere stato "tramite tra gli interessi della mafia e quelli di Berlusconi", "rafforzando Cosa nostra a cui è stata offerta l'opportunità, sempre con la mediazione di Dell'Utri, di entrare in contatto con importanti ambienti dell'economia e della finanza, così agevolandola nel perseguimento dei suoi fini illeciti, sia meramente economici che politici".

Oltre ad aspettarsi un giudizio meno "pesante", l'esponente di Forza Italia ha sottolineato di non avere neppure letto la prima sentenza, emessa dal Tribunale di Palermo presieduta da Leonardo Guarnotta l'11 dicembre del 2004, dopo 13 giorni di camera di consiglio. Con Dell'Utri era stato condannato a 7 anni l'unico altro imputato, Gaetano Cinà, che è deceduto in attesa dell'appello. I giudici avevano disposto per entrambi gli imputati l'interdizione perpetua dai pubblici uffici e il risarcimento delle parti civili, ovvero la Provincia e il Comune di Palermo.


Dell'Utri è stato ideatore e creatore della concessionaria di pubblicità Publitalia polmone finanziario della Fininvest, organizzatore di Forza Italia, deputato, parlamentare europeo e anche senatore. La sua carriera inizia come giovane laureato in giurisprudenza, poi modesto ma ambizioso impiegato di un istituto di credito di un piccolo paese della provincia di Palermo, collaboratore "dell'amico Silvio Berlusconi" per cui ha subito lasciato il sicuro posto in banca.

Il parlamentare ha dichiarato che non commetterà gli errori del processo di primo grado: considera un "errore" fare dichiarazioni spontanee alla corte. "Mi sono pentito - ha spiegato - di tutte le dichiarazioni fatte in tribunale. Non servono a nulla, non ti stanno a sentire e anzi aggravano la posizione dell'imputato". Sul cambio del collegio difensivo, ha aggiunto che "è un altro campionato: si cambia squadra anche se qualche giocatore resta". Dell'Utri si è detto pronto a partecipare a tutte le udienze, e agli interrogatori: "Sto bene, sono tranquillo, non ho tic nervosi e dormo benissimo".

CHE NE PENSATE? IL POVERO DELL'UTRI SARA' SCAGIONATO?
OVVIAMENTE RICORDATE CHE LA MAGISTRATURA E' TUTTA COMUNISTA!




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30 giugno 2006

AN CHIUDE SUL PARTITO UNICO.

Il partito unico del centrodestra è ormai lontano e la Cdl ha più problemi di strategia che di leadership. Quanto ad An, scossa dai recenti scandali (Storace, Sottile), "non ci sono scheletri negli armadi" ma bisogna "riaffermare un codice di condotta" ed è necessario andare oltre Fiuggi "per costruire un grande partito nazionale ed europeo". Cinque ore di riunione (nella sala Tatarella del gruppo alla Camera) sono servite al partito di Fini per partorire un documento che fa il punto sui temi più vicini e più "caldi".

Partito unico. Dopo il "no" definitivo dell'Udc, anche An mette la parola fine all'idea berlusconiana del "Partito delle libertà": "E' un'idea che si è allontanata". Resta soltanto la "necessità di un forte coordinamento fra le forze politiche" per contrastare il governo Prodi e le sue fragilità.

Leadership Cdl. Per l'esecutivo di An "il problema urgente da affrontare non è la leadership" della coalizione, "ma la strategia del centrodestra nel prossimo futuro, da oggi fino alle elezioni europee, primo grande banco di prova per il centrosinistra".


Scandali e scheletri. "Non abbiamo scheletri negli armadi" dicono Fini e i suoi, ma è chiaro che il problema degli scandali è sentito e doloroso. Così, insieme alla puntigliosa difesa del partito, cìoè un richiamo ai principi e a un "codice morale" da riaffermare.

QUESTO MI FA PENSARE AD UNA COSA...SILVIO BERLUSCONI E' SEMPRE PIU' SOLO NELLA LOTTA CONTRO COMUNISTI, TOGHE ROSSE, TELEVISIONI COMUNISTE, GIORNALI COMUNISTI, ASSICURAZIONI COMUNISTE, BANCHE COMUNISTE, ALIMENTARI COMUNISTI, PUB COMUNISTI...SAPETE TUTTO E' COMUNISTA PER LUI...E SAI CHE VI DICO:
TANTO MEGLIO!!!




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29 giugno 2006

PER CHI NON LO CONOSCESSE ANCORA O NON NE CONOSCE IL SIGNIFICATO DELLE PAROLE: L'INNO NAZIONALE DELLA NOSTRA PATRIA


Fratelli d'Italia…

Dobbiamo alla città di Genova Il Canto degli Italiani, meglio conosciuto come Inno di Mameli. Scritto nell'autunno del 1847 dall'allora ventenne studente e patriota Goffredo Mameli, musicato poco dopo a Torino da un altro genovese, Michele Novaro, il Canto degli Italiani nacque in quel clima di fervore patriottico che già preludeva alla guerra contro l'Austria. L'immediatezza dei versi e l'impeto della melodia ne fecero il più amato canto dell'unificazione, non solo durante la stagione risorgimentale, ma anche nei decenni successivi. Non a caso Giuseppe Verdi, nel suo Inno delle Nazioni del 1862, affidò proprio al Canto degli Italiani - e non alla Marcia Reale - il compito di simboleggiare la nostra Patria, ponendolo accanto a God Save the Queen e alla Marsigliese. Fu quasi naturale, dunque, che il 12 ottobre 1946 l'Inno di Mameli divenisse l'inno nazionale della Repubblica Italiana.



L'inno

 

Ritratto di Scipione
La cultura di Mameli è classica e forte è il richiamo alla romanità. È di Scipione l'Africano, il vincitore di Zama, l'elmo che indossa l'Italia pronta alla guerra

La bandiera italiana
Una bandiera e una speranza (speme) comuni per l'Italia, nel 1848 ancora divisa in sette Stati

 

La battaglia di Legnano

In questa strofa, Mameli ripercorre sette secoli di lotta contro il dominio straniero. Anzitutto,la battaglia di Legnano del 1176, in cui la Lega Lombarda sconfisse Barbarossa. Poi, l'estrema difesa della Repubblica di Firenze, assediata dall'esercito imperiale di Carlo V nel 1530, di cui fu simbolo il capitano Francesco Ferrucci. Il 2 agosto, dieci giorni prima della capitolazione della città, egli sconfisse le truppe nemiche a Gavinana; ferito e catturato, viene finito da Fabrizio Maramaldo, un italiano al soldo straniero, al quale rivolge le parole d'infamia divenute celebri "Tu uccidi un uomo morto"

I Vespri sicilani

Ogni squilla significa "ogni campana". E la sera del 30 marzo 1282, tutte le campane chiamarono il popolo di Palermo all'insurrezione contro i Francesi di Carlo d'Angiò, i Vespri Siciliani.

Fratelli d'Italia
L'Italia s'è desta,
Dell'elmo di Scipio
S'è cinta la testa.
Dov'è la Vittoria?
Le porga la chioma,
Ché schiava di Roma
Iddio la creò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L'Italia chiamò.

Noi siamo da secoli
Calpesti, derisi,
Perché non siam popolo,
Perché siam divisi.
Raccolgaci un'unica
Bandiera, una speme:
Di fonderci insieme
Già l'ora suonò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L'Italia chiamò.

Uniamoci, amiamoci,
l'Unione, e l'amore
Rivelano ai Popoli
Le vie del Signore;
Giuriamo far libero
Il suolo natìo:
Uniti per Dio
Chi vincer ci può?
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L'Italia chiamò.

Dall'Alpi a Sicilia
Dovunque è Legnano,
Ogn'uom di Ferruccio
Ha il core, ha la mano,
I bimbi d'Italia
Si chiaman Balilla,
Il suon d'ogni squilla
I Vespri suonò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L'Italia chiamò.

Son giunchi che piegano
Le spade vendute:
Già l'Aquila d'Austria
Le penne ha perdute.
Il sangue d'Italia,
Il sangue Polacco,
Bevé, col cosacco,
Ma il cor le bruciò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L'Italia chiamò

 

rappresentazione della Vittoria
La Vittoria si offre alla nuova Italia e a Roma, di cui la dea fu schiava per volere divino. La Patria chiama alle armi: la coorte, infatti, era la decima parte della legione romana

Giuseppe Mazzini
Mazziniano e repubblicano, Mameli traduce qui il disegno politico del creatore della Giovine Italia e della Giovine Europa. "Per Dio" è un francesismo, che vale come "attraverso Dio", "da Dio"



Balilla
Sebbene non accertata storicamente, la figura di Balilla rappresenta il simbolo della rivolta popolare di Genova contro la coalizione austro-piemontese. Dopo cinque giorni di lotta, il 10 dicembre 1746 la città è finalmente libera dalle truppe austriache che l'avevano occupata e vessata per diversi mesi


Stemma asburgico

L'Austria era in declino (le spade vendute sono le truppe mercenarie, deboli come giunchi) e Mameli lo sottolinea fortemente: questa strofa, infatti, fu in origine censurata dal governo piemontese. Insieme con la Russia (il cosacco), l'Austria aveva crudelmente smembrato la Polonia. Ma il sangue dei due popoli oppressi si fa veleno, che dilania il cuore della nera aquila d'Asburgo.


GRAZIE AL SITO ON-LINE DELLA PRESIDENZA DELLA REPUBBLICA.

COMMENTO: DEDICATO A CHI COME ME, UOMO DI SINISTRA,MEMORE DELLE EROICHE GESTA DELLA RESISTENZA E DEL RISORGIMENTO ITALIANO, CREDE NEL VALORE DELLA PATRIA, FIERO DI  NON PERMETTERE  AI FASCISTI DI APPROPRIARSENE  E DI LASCIARE AGLI SPORCHI LEGHISTI DI DIVIDERE LA NOSTRA NAZIONE.
ORA E SEMPRE RESISTENZA




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29 giugno 2006

NON CI POSSO CREDERE. PUBBLICATO UN ALTRO MIO ARTICOLO!

Oggi è stato pubblicato su:

http://liberoblog.libero.it/politica/bl4082.phtml

UN MIO SECONDO ARTICOLO!!!
Anche questo in primo piano sul blog di libero (non il giornale di Feltri!!! non mi stancherò mai di ripeterlo)
Grazie alla redazione per averlo pubblicato!
Inoltre grazie agli assidui lettori del mio blog!




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29 giugno 2006

CATANIA: I FASCISTI BLOCCANO IL GAY PRIDE

Una squadraccia nera composta da militanti di Forza Nuova e del Fronte Nazionale ieri ha interrotto il Gay Pride di Catania. Sono volati insulti e minacce. Le forze dell'ordine sono riuscite a ristabilire l'ordine solo dopo parecchi minuti.
"L'interruzione del pacifico svolgimento del corteo rappresenta una macchia gravissima per il nostro Paese ed un'intollerabile lesione della libertà di espressione garantita dalla Costituzione - ha commentato il presidente nazionale di Arcigay, Sergio Lo Giudice - il ministro degli Interni Giuliano Amato agisca con rapidità e determinazione nell'individuazione dei responsabili di questo intollerabile atto di squadrismo".

I Comitati Arcigay di Catania, Palermo, Siracusa e Messina hanno espresso "ferma condanna e sdegno". "Esprimiamo sconcerto per l'ingiustificabile brutalità degli slogan omofobi - si legge in una nota - questo episodio fa torto e violenza innanzitutto all'immagine di Catania, città di civiltà esemplare e viola in modo grave e intollerabile la libertà di espressione e i più elementari principi del rispetto e della convivenza civile".

QUANTA IGNORANZA C'E' TRA GLI ELETTORI DI DESTRA.
PER LORO NON ESISTE IL CONCETTO DI LIBERTA' E DI UGUAGLIANZA.
 COSA GLI DIRA' IL CERVELLO A QUESTI PERSONAGGI...




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28 giugno 2006

VILIPENDIO AL TRICOLORE: BOSSI DEVE ESSERE PROCESSATO!



Il leader del Carroccio Umberto Bossi si deve rassegnare: insultare il Tricolore italiano è un reato, anche per i politici.
Il 23 gennaio 2002 la Camera dei Deputati aveva provato a salvare dal processo il numero uno leghista, affermando che le sue dichiarazioni erano coperte da immunità. Per i suoi colleghi Onorevoli, insomma, le sue esternazioni erano insindacabili perché pronunciate da un parlamentare.

Non l'ha però vista così la Corte Costituzionale, che oggi ha cancellato con un tratto di penna quella delibera.
Bossi sarà dunque processato dalla Corte di appello di Milano per vilipendio alla bandiera. Ma, se come già detto i deputati non hanno potuto evitargli il processo, sono però riusciti a salvarlo dal carcere. Una delle numerose leggi ad personam varate durante la passata legislatura ha infatti decretato la riduzione delle pene per questo reato. In caso di condanna, quindi, il senatur non potrà essere punito con la reclusione.

GRAZIE A BERLUSCONI E ALLE SUE LEGGI, BOSSI NON SARA' PUNITO CON LA RECLUSIONE. PECCATO, PERCHE' SAREBBE UN GIUSTO PROVVEDIMENTO.
COME TI PERMETTI TU, SPORCO PADANO, DI INSULTARE I COLORI DELLA MIA PATRIA?
P.S: PER COLORO CHE DICONO CHE L AMOR PATRIO E' DI DESTRA RISPONDO:
COSA NE PENSATE DEI VOSTRI ALLEATI LEGHISTI? LA VEDETE LA CARTINA DELLA PADANIA...??? I VOSTRI ALLEATI, ED ANCORA DI PIU ALLEATI DI SILVIO BERLUSCONI, VOGLIONO ARRIVARE A QUESTO!
NOI, POPOLO DI SINISTRA, ABBIAMO IMPEDITO TUTTO QUESTO. E VOI?
MI SA TANTO CHE ERAVAMO, SIAMO E SAREMO SOLO NOI, UOMINI DI SINISTRA, A DIFENDERE LA NAZIONE DA QUALSIASI TIPO DI ATTACCO, VERBALE E NON!
SEMPRE E SOLO RESISTENZA!




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28 giugno 2006

TG4 E STUDIO APERTO DIFFIDATE DALL AGCOM.

L'autorita' garante delle Comunicazioni, Agcom, ha diffidato il Tg4 e Italia1 per aver privilegiato nella scorsa legislatura Palazzo Chigi e Silvio Berlusconi.
In particolare la diffida a Tg4 riguarda le trasmissioni andate in onda dal primo novembre al 31 dicembre 2005. Mentre per Italia1, la diffida riguarda la violazione della par condicio in campagna elettorale su Studio Aperto e su "Liberi Tutti" l'intervista a Silvio Berlusconi andata in onda il 4 febbraio 2006 e replicata il giorno successivo.

CHISSA A QUANTI ITALIANI HANNO FATTO IL LAVAGGIO DEL CERVELLO  QUESTI TELEGIORNALI (SE COSI POSSONO CHIAMARSI, DIREI MEGLIO TELEGIORNALI DI REGIME!). PROVATE A GUARDARE IL TG4 E STUDIO APERTO PER UN MESE E ANCHE VOI VI RITROVERETE A VOTARE FORZA ITALIA...
ORA SPEDIAMO RETE 4 SUL SATELLITE...




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28 giugno 2006

SI VOTA LA FIDUCIA: LA CASA DELLE (LORO) LIBERTA' PERDE LA TESTA

Gli esponenti della Casa delle Libertà hanno perso la testa durante la seduta odierna al Senato, nel corso della quale è stata votata la fiducia al Governo sul decreto legge che proroga i termini per l'emanazione di atti di natura regolamentare (fiducia che è poi arrivata con 160 voti a favore e uno soltanto contrario, perché il centrodestra aveva abbandonato l'aula).
Il forzista Lucio Malan ha lanciato il volume del regolamento del Senato contro il presidente Franco Marini e - naturalmente - è stato allontanato dall'Aula.
Poi è stata la volta dell'azzurro Renato Schifani che, dopo aver chiesto inutilmente la parola, si è messo a gridare: "E' in corso un colpo di Stato".
Poi si è accesa una vera e propria mischia, che ha reso necessario l'intervento dei commessi. A farne le spese maggiori è stato proprio Schifani che, a causa di un lieve malore, è stato subito trasportato in una vicina clinica.
Poco dopo Marcello Pera ha commentato in modo poco edificante il comportamento tenuto in aula dal suo successore alla presidenza del Senato Marini: "E' in atto una violenza contro il Regolamento e contro la democrazia".
"Scongiuro la maggioranza di fermarsi un momento - ha aggiunto - e non usare ogni giorno questi strumenti che mortificano il Senato".

"Spetta ai presidenti delle due Camere interpretare le norme e le prassi regolamentari e apprezzare i precedenti prodottisi nel passato - ha replicato il capo dello Stato - auspico il più sollecito chiarimento e rasserenamento nei rapporti tra maggioranza e opposizione".

LORO SONO I VERI GOLPISTI! LORO MINANO LA NOSTRA COSTITUZIONE!
LORO MINACCIANO LA REGOLARE PROCEDURA PARLAMENTARE!
LORO SONO I VERI DISFATTISTI DELLA NOSTRA AMATA PATRIA!
E' ORA DI FINIRLA!!!




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28 giugno 2006

ECONOMIA ITALIANA: IL DISASTRO DI BERLUSCONI

L'ultima relazione della Corte dei Conti (il rendiconto generale dello Stato per il 2005) fotografa la drammatica condizione in cui versano le finanze del nostro Paese. Il procuratore generale Claudio De Rose ha reso noto che al Governo di Roma toccherà addirittura andare a Bruxelles per chiedere uno slittamento del termine (2007) fissato per il piano di rientro del nostro deficit, perché entro quella data non sarà possibile raggiungerlo.
"Un insieme di risultanze rischia di portare la finanza pubblica oltre la soglia di pericolo costituita dai limiti del Patto di stabilità e crescita - ha chiarito - sì da far prevedere reazioni negative da parte dell'Unione e la necessità di patteggiare nuove dilazioni".

Sul fronte dei conti pubblici i Giudici contabili hanno messo in evidenza che nel 2005 è stato "particolarmente ampio" il divario tra le stime fissate dall'Esecutivo (ovviamente quello di Silvio Berlusconi) e i risultati effettivamente raggiunti. La causa principale di questa situazione è "l'espansione anomala della spesa corrente primaria", che determina un "pericoloso incremento" del debito.

PERCHE' CI AVETE NASCOSTO LA DRAMMATICA SITUAZIONE DELLA NOSTRA ECONOMIA?




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28 giugno 2006

UNA NUOVA TOOLBAR PER IL MIO BLOG CHE STA AVENDO TANTO SUCCESSO!

Ebbene si.
Sono appena 5 mesi che ho iniziato questa avventura e il mio blog sta veramente andando fortissimo. Sono venuti a visitarmi quasi 20000 persone, 62 utenti del cannocchiale mi hanno registrato tra i loro link preferiti, senza contare quelli con i quali sono linkato nella sezione "Vai a vedere". Un mio articolo è stato pubblicato in primo piano sul blog di libero(non il giornale di Feltri mi raccomando!), e lo stesso è stato commentato da 589 persone. In media 150 visite giornaliere (ho detto visite, non pagine viste!!!). Insomma il mio blog, nel suo piccolo, fa riflettere ma allo stesso tempo ridere sul mondo della politica, mostra il mio pensiero politico (con una parola un pò sempliciotta direi "sinistra nazionalista", con un elogio in particolare alla resistenza italiana,vero cardine della nostra Patria ), critica Berlusconi ed i suoi alleati mostrandone le ragioni, celebra le vittorie del mio schieramento politico, si occupa della mia avventura politica e, ultimo proposito ma sicuramente il piu' importante, cerca di conoscere piu' gente possibile perchè secondo me, per battere la destra e il suo monarca, bisogna ESSERE TUTTI UNITI.
Per questo vi invito tutti a conoscermi, a scoprire i miei pensieri politici e a FARE GRUPPO!

Un regalo bellissimo mi è stato fatto da uno dei primi bloggisti conosciuti, ovvero Francesco, il quale mi ha stupito facendomi trovare nella mia posta, una serie di nuove toolbar da inserire nel mio blog. Grazie Francesco, sei stato veramente gentilissimo. Non so proprio come ringraziarti!
Questo il suo blog http://francescob.splinder.com/.

AMICI SE VOLETE FARE GRUPPO, SAPETE DOVE TROVARMI!
IO SARO' CON VOI IN QUESTA AVVENTURA, ED INSIEME VINCEREMO LE DESTRE, PER UN'ITALIA UNITA E DEMOCRATICA, FONDATA SUI VALORI DELLA RESISTENZA.




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28 giugno 2006

BERLUSCONI PENSIERO: "ORA PROVERANNO A FARMI FUORI"

"Ora proveranno a farmi fuori. Già li sento quelli dell'Udc e quelli di An. Ma se l'intesa tra noi e la Lega rimane salda, cosa possono fare? Niente. Senza di noi, dove vanno?". I sondaggi che aveva commissionato negli ultimi giorni lo avevano messo in guardia. Sapeva che i "no" avrebbero vinto. Ma non aveva previsto che la distanza potesse essere così marcata. Ecco, Silvio Berlusconi non si aspettava un boato popolare tanto forte contro la devolution. Sperava di arrivare almeno al 40%. "È la conferma che i nostri elettori non si mobilitano per queste cose. Solo io, quando ci sono le elezioni, riesco a portarli alle urne". Adesso, però, per lui si apre un altro fronte: la rivolta interna. "Per questo bisogna parlare con Umberto".

Lo schema non cambia. Per il Cavaliere, l'asse con il Senatur è una sorta di assicurazione sulla vita. È sicuro che fino a quando il patto di ferro con il Carroccio resisterà, gli equilibri nella Cdl non potranno cambiare. Ma sa anche che a questo punto "gli altri proveranno a farmi fuori". L'analisi del voto fatta con i suoi è preoccupata. Teme che la stretta tentata da Pier Ferdinando Casini e Gianfranco Fini possa associarsi ad una "esplosione" della Lega. Che sarà anche tentata dalla sirena prodiana: "Vedrete, da quella parte proveranno a chiamare i leghisti e offrirgli il dialogo sul federalismo in cambio di una sorta di appoggio esterno, magari solo al Senato". Per questo ha convocato subito un incontro con Bossi ad Arcore. Chiedendo al suo alleato prediletto una "prova di lealtà". Per ora concessa. "Berlusconi è il capo della Cdl e ha delle idee - ha detto Bossi al termine dell'incontro - Gli alleati sono stati leali con noi e noi lo saremo con loro". "L'alleanza è salda", ha sintetizzato Roberto Calderoli al termine dell'incontro. Il senatur dunque per il momento ha chiuso la porta a "stravolgimenti". Ma sa anche che non tutto dipende da lui. La base leghista è in fermento.


Tanti timori, dunque, che stanno spingendo il leader forzista verso la scelta di confermare il quadro con cui ha governato negli ultimi cinque anni. E soprattutto di scansare l'offerta di dialogo avanzata da Prodi sulle riforme. "È chiaro che è una trappola", ha ripetuto per tutta la cena di ieri sera a Villa San Martino. "Se fosse un tentativo di dialogo serio, allora lo si potrebbe pure accettare. Ma non c'è niente di vero. Vogliono solo dividerci". Anzi, l'ex presidente del consiglio ad una sola condizione sembra disposto a intavolare la discussione: "Un governo di larghe intese". "Vogliono le riforme? Vogliono la Bicamerale? Bene, allora si discuta tutto, anche l'esecutivo". Altrimenti, è il suo ragionamento, "diventa solo il modo per cercare di tirare dalla loro parte la Lega e magari una parte dei centristi".

Insomma, la Casa delle libertà sta diventando una polveriera. "Qualcuno - è il sospetto di Berlusconi - vorrà trasformare questo voto in una sconfitta da usare contro di me". E in qualche modo sia An, sia l'Udc hanno già lanciato delle avvisaglie. Che si concentrano appunto sulla leadership del centrodestra. "Dobbiamo tornare in sintonia con i nostri elettori", è il refrain di Casini. Non a caso, oltre a blindare il Carroccio, ad Arcore hanno iniziato ad adottare tutte le possibili contromisure contro i transfughi. Il "rischio-esodo" è alto. Al Senato, ad esempio, è già scattato l'allarme. Un plotone di 6-7 senatori potrebbe trasferirsi armi e bagagli nel gruppo misto per poi contrattare con Prodi il sostegno al governo. Senatori provenienti dalle fila centriste, ma anche forziste.

Tanti scricchiolii, dunque, che stanno provocando scompiglio nella Cdl. E l'unico, vero appiglio del Cavaliere resta la Lega. "Dobbiamo aiutarli - va ripetendo - perché se li perdiamo, allora sì che si complica tutto". Del resto, anche la battaglia referendaria è stata giocata in quest'ottica. "Abbiamo pagato una cambiale alla Lega". E ora Forza Italia si aspetta qualcosa in cambio. L'idea di dar vita ad una "federazione" tra i due partiti resta l'ipotesi principale dell'ex premier: "Un modo per evitare fughe anche tra i leghisti". La sua idea è quella di porre le condizioni per far nascere una sorta di "Partito del nord" con i leghisti e alcuni soggetti locali da federare poi con Forza Italia e magari con il futuro partito unico. In questo senso, l'affermazione del sì in Lombardia e in Veneto viene considerata un viatico.

Ma nelle riflessioni berlusconiane c'è anche autocritica. "Abbiamo pagato un pegno alla Lega - ha ammesso con i fedelissimi - ma non avevamo capito che quella riforma non era proprio nelle corde del Paese. Anche se abbiamo avuto dalla nostra le regioni più produttive". Il Cavaliere vuole allora tornare all'antico: "Aspettiamo la manovrina e la finanziaria. Se metteranno altre tasse, come credo, noi porteremo in piazza un milione di persone".

SI SI. PORTA IN PIAZZA I SOLITI MERCENARI E I TEPPISTELLI FASCISTI!




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27 giugno 2006

BERLUSCONI E LA SUA NUOVA MISSIONE: "DEVO TENERE UNITA LA CDL"

Un faccia a faccia ad Arcore. Da una parte Silvio Berlusconi, dall'altra Umberto Bossi e i suoi fedelissimi. Per capire da dove ripartite e come e se mettere mano agli equilibri interni. E al tavolo di Arcore, l'altra sera, sono state poste anche le basi per un rilancio. Umberto Bossi parla di "idee in cantiere", anche se al momento non sarebbe affatto emersa una strategia per ricostruire l'alleanza. Scartata l'idea di una Bicamerale ("prima bisogna discutere i contenuti, poi i progetti", dice Roberto Calderoli), sulle riforme Silvio Berlusconi ha deciso di prendere tempo. Così come sulle altre questioni sul tappeto.

Ma nella cena di Arcore si è discusso soprattutto del futuro del centrodestra. "Dobbiamo vedere che cosa fare", ha intimato Umberto Bossi, "altrimenti la Lega prenderà altre strade". Dal cilindro Berlusconi avrebbe avanzato alcune ipotesi: 'formalizzare' l'asse del nord Fi-Lega nelle regioni 'forti' come il Veneto e la Lombardia, costruire una nuova aggregazione "nel nome delle riforme", tornare al progetto del partito dei moderati. "Devo trovare qualcosa che faccia da collante alla coalizione, devo cercare di tenere la Cdl unita. Da una parte c'è il problema dell'Udc, dall'altra quella della Lega. Bisogna escogitare qualcosa..." avrebbe detto l'ex premier.


Al momento si ripartirà dai partiti: Fi e Udc si riuniranno domani, An giovedì. Ma all'ufficio di presidenza di Forza Italia Silvio Berlusconi potrebbe anche non partecipare e tornare a Roma solo la prossima settimana. Al tavolo di Arcore si è parlato "dell'imprevedibilità" di Fini, della eventualità di 'fidarsi' o meno di Casini di come "offrire ad An e all'Udc un nuovo progetto politico" da portare avanti per i prossimi anni. La certezza è che il Comitato del sì chiuderà i battenti e gli uffici, deporrà i manifesti e i cartelloni dove ancora si possono leggere i diversi appuntamenti televisivi ai quali hanno partecipato i diversi esponenti del comitato. "Abbiamo perso il nostro tempo, la sconfitta è stata pesante", è lo sfogo di chi ha messo anima e corpo a questo progetto. Silvio Berlusconi ha deciso quindi di prendere una pausa: "Non posso più spingere, devo prendere tempo...", ha ripetuto più volte.

COSA TIRERA' FUORI DAL CILINDRO IL NOSTRO EROE? COSA SI INVENTERA' PER TENERE UNITA LA CDL?
LA STORIA DEI COMUNISTI MANGIA-BAMBINI NON VA PIU' BENE? 
INTANTO SILVIO AFFERMA CHE HA BISOGNO DI TEMPO. ED IO GLI RISPONDO CHE NON SI DEVE AFFRETTARE, HA 5 ANNI DI TEMPO PER PENSARCI.




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27 giugno 2006

DOPO LA BATOSTA , LA LEGA RINVIA IL RADUNO DI PONTIDA

Il raduno leghista di Pontida, in programma per domenica prossima, 2 luglio, è stato rinviato a data da destinarsi, probabilmente a fine estate. A quanto si è appreso la decisione è stata presa oggi pomeriggio da Umberto Bossi. L'appuntamento di Pontida, inizialmente fissato per domenica 18 giugno, era già stata rinviata una volta. Quello deciso oggi è dunque il secondo slittamento di quest'anno. "Rinviamo perché adesso ci sono delle cose nuove, interessanti, da seguire e studiare. Quando sarà il momento andremo a Pontida, perchè lì vado a dire delle cose, a prendere delle decisioni, davanti al popolo. Quindi la faremo quando sarà il momento" spiega Umberto Bossi.

Il leader del Carroccio, poi, scherza con chi gli chiede delle prospettive future della Lega: "Stiamo pensando a come procurare battaglia, la Lega sta pensando a come procurar battaglia. Dobbiamo lavorare e pensare". "Voi giornalisti volete sapere che cosa abbiamo deciso ieri sera con Berlusconi? - aggiunge ridendo Bossi - Non lo dirò certo io. Parlerà lui. Posso solo dire che ci sono delle buone pensate che abbiamo fatto. Nulla di più".

Ma nel rinvio c' è il segnale di un malessere interno alla Lega? Temevate contestazioni, specie dopo il risultato del referendum? "Ma figurarsi! Assolutamente no" replica Calderoli. "Domenica non sarebbe stato certamente un funerale ma non sarebbe stata neppure una festa. L' enorme responsabilità che sentiamo addosso non solo come Lega, ma dopo il voto di ieri anche come rappresentanti delle istanze dei popoli del nord che hanno chiesto di poter seguire la via dei moderni stati verso il federalismo e la libertà, ci impongono di elaborare un progetto politico".


Quale? "Quando sarà il momento si saprà. E il progetto politico verrà sottoposto, come sempre abbiamo fatto, al popolo a Pontida".

E CHE PROGETTO POLITICO STANNO STUDIANDO QUESTI PADANI? COSA VOGLIONO ANCORA? NON GLI E' BASTATA LA PESANTE SCONFITTA DI IERI? GLI ITALIANI, I VERI ITALIANI, LI HANNO RIMANDATI A CASA...E ORA FATE LE VOSTRE VALIGIE E ANDATE A FARE I TERRONI IN SVIZZERA!




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27 giugno 2006

LE PAROLE DI SPERONI: "GLI ITALIANI FANNO SCHIFO". ORA RISCHIA IL PROCESSO

Rischia di finire sotto processo l'esponente della Lega Nord Francesco Speroni. L'Eurodeputato ieri ha commentato l'esito del Referendum sulla Riforma Costituzionale sostenendo che gli "italiani fanno schifo" e che "ha vinto chi vuole mantenersi sulle spalle degli altri". Il centrosinistra ovviamente è insorto, chiedendo conto di quanto esternato dal membro del partito di Umberto Bossi. "Speroni è uscito di senno - ha tuonato la deputata dei Verdi Luana Zanella - è intollerabile affermare che gli italiani fanno schifo. Chieda scusa per una frase che offende milioni di cittadini".

Ma gli Onorevoli dell'Unione non sono i soli ad essere infuriati. Speroni ha fatto perdere le staffe anche a molti alleati, non escluso quel "Movimento per le Autonomie" con il quale il Carroccio aveva stretto di recente degli accordi elettorali.
Secondo l'Agenzia Parlamentare, inoltre, un "noto penalista romano" avrebbe espresso parere positivo sulla possibilità di promuovere un procedimento nei confronti dell'eurodeputato, poiché "le espressioni offensive di Speroni non rientrano nella classe dei giudizi politici che non sono invece perseguibili".

NON HO PAROLE PER LA LEGA E I SUOI "UOMINI"...


 




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27 giugno 2006

EVASIONE FISCALE: PRODI LANCIA L'ALLARME

Il suo predecessore Silvio Berlusconi andava in giro a dire che l'evasione fiscale è "morale" se le tasse sono troppo alte, il presidente del Consiglio Romano Prodi oggi lancia invece un messaggio molto diverso. Per il Professore il tasso di evasione fiscale in Italia è addirittura "incompatibile con la democrazia".
"E' vicino al livello della spesa sanitaria nazionale - ha quindi ricordato - e allora cosa dovremmo fare? Chiudere gli ospedali per salvare gli evasori?".




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26 giugno 2006

GLI INSULTI DELLA DESTRA AL POPOLO DEL "NO".

Alcuni giorni fa Silvio Berlusconi aveva assicurato che in caso di vittoria del no nel referendum sulla Riforma Costituzionale il centrodestra si sarebbe "inchinato alla volontà degli italiani". Ma, appena sono stati diffusi i primi risultati, che hanno mandato in fumo i sogni della Casa delle Libertà, gli esponenti della coalizione del Cavaliere si sono lasciati andare ad ogni genere di esternazioni poco eleganti.
Se il forzista Sandro Bondi ha parlato di "gravissime irregolarità nelle operazioni preliminari dello spoglio, ed in particolare in quelle degli italiani all'estero", il suo compagno di partito Fabrizio Cicchitto ha invece descritto un paese pericolosamente spaccato tra nord e sud (ma i dati gli danno torto).

"Gli italiani fanno schifo e l'Italia fa schifo - ha insultato il leghista Francesco Speroni - hanno vinto quelli che vogliono vivere alle spalle degli altri".

MUSICA PER LE MIE ORECCHIE...E SILVIO DOVE STA? CHE FINE HA FATTO?
QUANDO PERDE NON ESCE MAI...MANDA AVANTI GLI SCHIAVI BONDI E CICCHITTO!
POI LASCIAMO PERDERE LE DICHIARAZIONI DI SPERONI...SI FACCIA DARE LA CITTADINANZA PADANA E NON  ROMPA I COGLIONI A NOI ITALIANI
!




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26 giugno 2006

CIAO CIAO BOSSI...NUN SE VEDEMO PIU'....VATTENE DALL'ITALIA SPORCO PADANO!

"Se vince il no andiamo in Svizzera". Così Umberto Bossi pochi minuti prima che si chiudessero le urne. Il leader della Lega Nord avrà già fatto le valigie, perché i cittadini italiani hanno detto "no" alla Riforma Costituzionale varata dal centrodestra durante la passata legislatura.

Il quorum non serviva, eppure c'è stato. Se ne compiace il ministro dell'Interno, Giuliano Amato, quando scende nella sala stampa del Viminale per dare i dati ufficiali del referendum popolare che doveva confermare o respingere la legge di modifica della parte II della Costituzione, approvata dal Parlamento. Vincono i No, con il 61,7% (escluso il voto degli italiani all'estero), contro il 38,5% dei Sì. E il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, dispensa un commento unico per il referendum e per la partita dell'Italia ai Mondiali: "Davvero una bella giornata".

L'affluenza. Affluenza al 53,6%: dopo dieci anni l'Italia torna "al superamento del quorum - dice Amato - un elemento che è giusto sottolineare, così come il fatto che abbia votato la maggioranza degli elettori, un segno importante di partecipazione democratica".

L'affluenza per aree geografiche. Al Nord la percentuale più alta dei votanti, il 60,4%. Nell'Italia centrale è andato alle urne il 57% degli elettori, al Meridione ha votato il 42,6% degli elettori, il 44,3% nelle isole. E' l'Emilia Romagna la regione in cui si registra l'affluenza più alta, con il 64,3%, seguìta dal Veneto, con il 62,2%.

I Sì e i No per aree geografiche. In particolare i No sono il 52,6% nell'Italia settentrionale (contro il 47,4% dei Sì), percentuale che al Centro sale al 67,7% (32,3% i Sì) e al Meridione al 74,7% (25,3% i Sì). Nell'Italia insulare i No sono il 70,6%, i Sì il 29,4%.

Il voto degli italiani all'estero. I risultati dell'estero Sembrano ricalcare i dati del territorio nazionale. I No si attestano infatti al 61,7% a fronte del 38,3% del Sì.




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26 giugno 2006

PRIME PROIEZIONI: SI 39.5% NO 60,5%

SAREBBE UNA VITTORIA SCHIACCIANTE...
ASPETTIAMO I RISULTATI DEFINITIVI.
A DOPO PER I COMMENTI, CON I RISULTATI DEFINITIVI.
BOSSI, INTANTO, COMINCIASSE A PREPARARE LA VALIGIA!




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26 giugno 2006

INTENTION POLL SKY: SI 48% NO 52%

Secondo gli In House Poll realizzati dall'Istituto Piepoli per SkyTg24, il 52% degli italiani avrebbe bocciato le modifiche apportate alla Parte seconda della Costituzione nella scorsa legislatura dalla maggioranza di centrodestra. Il 48% dei votanti si sarebbe invece espresso a favore della riforma.

NON MI PIACE QUESTO POCO SCARTO...
MA E' POSSIBILE CHE GLI ITALIANI SIANO COSI STUPIDI DA DARE RETTA ANCORA A BERLUSCONI E AL PROMOTORE DI TALE RIFORMA IL PADANO CALDEROLI???




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26 giugno 2006

BONDI DENUNCIA: "IRREGOLARITA' ALL'ESTERO!" BUON SEGNO...

"Sarebbero già state riscontrate le prime gravissime irregolarità, nelle operazioni preliminari allo spoglio in corso nel seggio speciale di Castelnuovo di Porto riservato ai voti degli italiani residenti all'estero". Lo afferma il coordinatore nazionale di Forza Italia, Sandro Bondi, chiedendo l'intervento del ministro Amato.


BONDI CI HAI VERAMENTE STUFATO CON I TUOI ALLARMISMI...NON PUOI ATTENTARE SEMPRE ALLA DEMOCRAZIA ITALIANA CON QUESTE TUE INSINUAZIONI ILLIBERALI E TERRORISTICHE.




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26 giugno 2006

PRODI CHIEDE UNO SCATTO FINALE AL POPOLO DI SINISTRA: "ANDATE A VOTARE NO, C'E' IN GIOCO IL DESTINO DEL PAESE"



Preoccupazione. Immensa preoccupazione. E la speranza, altrettanto forte, decisiva, che l'elettorato di centrosinistra, abbia uno scatto finale. "Consapevole che in gioco c'è il destino del Paese".
L'appello, attraverso molti tam tam, cercando di superare delusioni e stanchezze, è che nelle ultime ore esploda un "fronte del no" non solo virtuale, convinto di farcela comunque per meriti altrui. Vada a votare dappertutto, finché c'è tempo. Come ha fatto, pur nel caldo e nelle percentuali senza incanti, in Emilia e in Toscana.

Romano Prodi ha lasciato Bologna fra segnali che fino all'ultimo, fino alla chiusura odierna delle urne, terranno con il fiato sospeso. Il grande dubbio era portato dai dati dell'affluenza, montava mentre le ore scorrevano. Cercava di tenere a bada la tensione e i suoi incubi.

Con la Lombardia di Formigoni, di Berlusconi, della Lega che alle dieci di sera arrivava al 42,7%. Il Veneto di Galan al 40,8. Il Nord nel suo complesso raggiungeva un pesante 41%, mentre il Centro - terra di elezione per l'Ulivo e l'Unione - si fermava al 37%.

Il sorriso al presidente del Consiglio glielo portava come sempre la sua Emilia, che tre ore prima della chiusura dei seggi, alle sette di sera mentre lui s'involava per Roma, aveva superato il 30% di affluenza: la percentuale più alta in Italia, con Reggio Emilia e Scandiano, le terre natali, a fare i record. Alla chiusura dei seggi esplodeva un 45,22 in città, il 46,17 nella provincia, il 47,61 nella natale Scandiano, con il top del 56,5 a Fabbrico e un 44,1% in regione. "Aprono sempre il cuore" dice il presidente, sperando che i segnali si dilatino all'Italia.


"Le regioni rosse, l'Emilia, la Toscana, le Marche, l'Umbria, il Lazio varranno la Lombardia e il Veneto" ha cercato di rassicurarlo Piero Fassino appena il presidente del Consiglio è atterrato nella capitale. Prodi ha preso l'aereo di Stato mentre su Bologna le prime ombre non riuscivano a cacciare un caldo grigio, senza sole. Destinazione Roma, dove oggi attende il risultato del referendum sulla Costituzione. Con la speranza che l'affluenza, l'affluenza del fronte del no, aumentasse mentre lui era in volo. E cresca ancora stamattina. "Spiegate ad amici e parenti, a tutte le persone che conoscete l'importanza dell'appuntamento. E di quanto sia importante andare a votare. Votare no" è stato il messaggio che ha ripetuto fino alla fine. 

Prodi sa benissimo che una vittoria dei "sì" avrebbe un effetto fortissimo sul quadro politico: rafforzerebbe non solo l'opposizione ma consacrerebbe la leadership di Berlusconi. Aprirebbe ferite e debolezze di calibro lacerante nel centrosinistra e nella capacità di azione di una compagine governativa davanti alla quale stanno già compiti durissimi. "Non possiamo permetterci una riforma sbagliata - insiste Prodi da sempre - che aumenterebbe le diseguaglianze fra territori e cittadini del nostro Paese, sconquasserebbe una sanità già colpita, renderebbe molto difficile legiferare, ridurrebbe il Presidente della Repubblica a un ruolo di notaio senza poteri".

RAGAZZI PER CHI NON LO AVESSE ANCORA FATTO, ANDATE A VOTARE NO!
NON SI PUO LASCIARE L'ITALIA IN MANO A CALDEROLI E COMPAGNIA BELLA!




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26 giugno 2006

PANNELLA AL PARLAMENTO ITALIANO: "VOGLIO SALVARE SADDAM"

"Chiedo un incarico straordinario di governo con l'obiettivo di salvare dall'esecuzione Saddam Hussein. Chiedo formalmente al Parlamento, d'urgenza, un incarico straordinario delegandomi l'obiettivo di salvare dall'esecuzione Saddam". Questa la richiesta avanzata ieri da Marco Pannella. La proposta del leader storico dei Radicali ha già trovato ampi consensi, e non solo nella Rosa del Pungo. Lamberto Dini ha per esempio fatto sapere che per quel che gli concerne "l'iniziativa di Pannella è da condividere".

E, se il Verde Paolo Cento si augura che questa idea "possa essere formalmente sostenuta sia dal governo che dal Parlamento", il Ds Cesare Salvi definisce quella di Pannella una "proposta originale e condivisibile che va avanzata in modo molto fermo". L'ex presidente iracheno Saddam Hussein, sotto processo a Baghdad per crimini contro l'umanità, potrebbe essere presto condannato a morte. La scorsa settimana la pubblica accusa ha infatti chiesto al Tribunale di fissargli un appuntamento con il boia.

IO STO CON PANNELLA, MI SEMBRA UN' INIZIATIVA CORAGGIOSA E CONDIVISIBILE.
NON TROVATE?




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25 giugno 2006

IL DATO SULL'AFFLUENZA ALLE ORE 22

Prima giornata di voto, i seggi si sono chiusi alle 22. Con un'affluenza alta: ha votato il 35% degli elettori. La partecipazione è stata più ampia nelle regioni del Centro e del Nord. Quasi un punto percentuale in più rispetto alla consultazione referendaria del 2001 sulla legge di modifica al titolo V della seconda parte della Costituzione: alla stessa ora si era recato alle urne il 34,1 per cento degli aventi diritto. Con la differenza che, cinque anni fa, si votò in un solo giorno, e in autunno inoltrato, il 7 ottobre.

E' il terzo grande appuntamento elettorale per gli italiani nel giro di due mesi e mezzo. Un referendum popolare che confermerà, o respingerà, la legge di modifica della seconda parte della Costituzione approvata dai due rami del Parlamento. Oltre 47 milioni i cittadini chiamati al voto, 60.978 le sezioni elettorali sparse in tutta Italia, 2 milioni 600 mila connazionali residenti all'estero. Domani, seggi aperti dalle 7 alle 15. Subito dopo, le operazioni di scrutinio.

COME VOGLIAMO INTERPRETARE QUESTI DATI?
AL NORD HANNO VOTATO PARECCHI, IDEM AL CENTRO MA POCO DI MENO E  POCHI AL SUD. CHI CI GUADAGNERA? IL NO O IL SI?




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25 giugno 2006

LA CDL SI SPACCA SULLA POLITICA ESTERA

"Solo nel caso di una eventuale fiducia al governo l'Udc sarebbe nella impossibilità di votare il rifinanziamento e il rafforzamento del contingente militare in Afghanistan. In tutti gli altri casi, essendo una missione Nato, sotto l'egida dell'Onu, non è immaginabile un voto parlamentare contrario e neppure di astensione". Lo dice Maurizio Ronconi dell'Udc, e la Cdl si divide.

La prima reazione arriva da Sandro Bondi, coordinatore di Forza Italia: "Sono certo che Ronconi abbia voluto riaffermare anche a nome dell'Udc una posizione unitaria della Cdl, coerente con la politica internazionale che abbiamo seguito negli ultimi cinque anni. Sarebbe assurdo e inaccettabile, infatti, esprimere un differente atteggiamento nei confronti del governo prima ancora di sapere quali saranno le decisioni e le proposte che la maggioranza di governo presenterà in Parlamento, e ciò indipendentemente dal voto di fiducia o meno".

Ma l'altro coordinatore forzista, Fabrizio Cicchitto, usa parole meno felpate: "Nulla giustifica dichiarazioni di disponibilità del centrodestra nei confronti del governo Prodi, tanto meno sul terreno della politica estera".

LA COALIZIONE DI DESTRA SI STA INESORABILMENTE SPACCANDO...
ORMAI L'UDC HA CAPITO CHE, PER RISPETTO DEI PROPRI ELETTORI E DELLA PROPRIA STORIA DEMOCRATICA E DEMOCRISTIANA,  NON PUO' CONTINUARE AD ESSERE ALLEATO CON UNA COALIZIONE ILLIBERALE, POPULISTA,FASCISTA E DEMAGOCICA, CON A CAPO UN UOMO COME SILVIO BERLUSCONI.






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25 giugno 2006

IL DATO SULL'AFFLUENZA ALLE ORE 19

E' stata del 22,4% l'affluenza alle urne registrata alle ore 19. Il dato è stato diffuso dai servizi informatici elettorali del Viminale. Nel 2001, per l' omologa consultazione referendaria sulla legge di modifica al titolo V della seconda parte della Costituzione, la prima confermativa della storia della Repubblica, alle 19 aveva votato il 23,9% ma allora si votò in ottobre (il 7) e in un solo giorno.

ANCHE SE NON SERVE, MA SECONDO VOI SI SUPERERA' QUOTA 50%?




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25 giugno 2006

IL DATO SULL'AFFLUENZA ALLE ORE 12:00 E NUOVO SIPARIETTO COMICO DI CALDEROLI

Alle ore 12 la percentuale dei cittadini che si sono recati alle urne per votare al referendum confermativo sulla Costituzione è del 10,1%. Lo rende noto il ministero dell'interno. Alla precedente consultazione referendaria sulla Costituzione del 7 ottobre 2001 aveva votato alla stessa ora il 7,8% degli aventi diritto. In quell'occasione si era votato solo la domenica.

INTANTO IL NOSTRO "PADRE COSTITUENTE" CALDEROLI CI REGALA UN' ALTRA CHICCA:

Calderoli vota in bermuda

"Li ho messi perchè mi hanno portato fortuna a Lorenzago e spero che ne portino altrettanta": così l'ex ministro delle Riforme, Roberto Calderoli, ha commentato il fatto di aver votato indossando un paio di bermuda, gli stessi pantaloni corti che indossò quando, con gli altri rappresentati della Cdl, scrisse nell'estate del 2004 il testo delle Riforma, a Lorenzago in Cadore. Calderoli ha votato alle 10.30 nelle scuole elementari di Mozzo, piccolo comune alle porte di Bergamo. E dopo il voto si è concesso ai fotografi, scherzando ancora sui pantaloni corti: "Li ho messi anche perchè mi presero in giro, all'epoca di Lorenzago, dicendo che non si poteva scrivere una riforma in pantaloni corti. Ecco, diciamo che li ho messi anche come dedica ai parrucconi del no, che i bermuda non li metterebbero nemmeno al mare".

BAH...! NO COMMENT




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25 giugno 2006

LO STUPENDO EDITORIALE DI EUGENIO SCALFARI .

LA NAVE COL NOCCHIERO IN GRAN TEMPESTA.

"ANTE" SCRITTUM.   LEGGETE ATTENTAMENTE MI RACCOMANDO E SE VI VA COMMENTATE

Mentre il nostro giornale è già nelle edicole gli elettori cominciano a votare e continueranno fino alle ore 15 di domani. Ci auguriamo una discreta affluenza e soprattutto auspichiamo una netta vittoria del "no".

Le ragioni di questa scelta sono già state ampiamente illustrate nelle pagine di "Repubblica" da Pietro Scoppola, Gustavo Zagrebelsky e Andrea Manzella, sicché non avrei nulla da aggiungere ai loro argomenti se non elencarli per pura comodità di memoria.

1. Il testo di ottanta pagine che arruffatamente modifica cinquanta articoli della Costituzione infrange il dettato costituzionale che prevede (articoli 138-139) la possibilità di emendamento uno alla volta con votazioni disgiunte.

2. Il conferimento al "premier" di poteri pressoché assoluti a cominciare dallo scioglimento della Camera a suo piacimento.

3. L'annullamento dei poteri del capo dello Stato nella sua figura di suprema magistratura di garanzia costituzionale.

4. La riduzione del Parlamento a un ruolo di pura registrazione dei voleri del premier.

5. L'attribuzione alle Regioni di poteri esclusivi su materie della massima importanza come la sanità, la polizia regionale, l'istruzione.

6. Una ripartizione conflittuale dei ruoli della Camera e del Senato che disarticola e paralizza il potere legislativo.

Infine un sovracosto che aggraverà in misura insopportabile l'onere complessivo della struttura federale penalizzando soprattutto le regioni del nord più ricche e quindi più esposte agli effetti della tassazione. Non a caso questo aspetto del problema è quello che più preoccupa la Confindustria e i suoi associati che temono una permanente impennata della spesa corrente a danno degli investimenti e del debito pubblico già sotto tiro delle agenzie di "rating" e dei mercati.

Queste le ragioni per segnare "no" sulla scheda elettorale. Non si tratta d'impedire la nascita d'un sistema federale ma di bloccare la disarticolazione dello Stato, la paralisi decisionale e lo sfascio definitivo della finanza pubblica. Se si vuole riassumere in uno slogan il risultato della legge costituzionale oggetto dell'odierno referendum, esso non può che essere "meno Stato più burocrazia". Del resto che cosa potevamo aspettarci da un progetto uscito dalla mente di Calderoli?

Molti lettori mi hanno chiesto nei giorni scorsi se la vittoria del "sì" avrebbe come effetto la crisi del governo Prodi. Rispondo: se si trattasse solo di questo non me ne darei gran pensiero.

In realtà, se dovesse vincere il "sì" accadrebbe ben di peggio che una semplice crisi di governo. L'intero sistema politico italiano è pericolante e occorrerà un enorme sforzo per rimetterlo in piedi. La vittoria del "sì" gli infliggerebbe una mazzata definitiva per mandarlo all'altro mondo.

Temo che questo aspetto non sia ben presente alla mente di chi voterà oggi e domani e dei molti che non voteranno affatto. E temo soprattutto che non sia presente ai molti elettori del Lombardo-Veneto che con il loro "sì" penseranno di esprimersi in favore del federalismo e contro il centrosinistra.

Non è così e basta una semplice riflessione per capirlo. L'effetto politico d'una vittoria del "sì" indebolirebbe la coalizione dei partiti che sostengono il governo; metterebbe in moto le forze centrifughe latenti; renderebbe impossibile il già difficile compito di Padoa-Schioppa di raddrizzare i conti del bilancio e di rilanciare un'economia ferma da anni; spingerebbe l'Italia ai confini dell'Europa privandola di ogni capacità di presenza attiva.

Quanto al governo Prodi, esso resterebbe in carica come quel cavaliere che "andava combattendo ed era morto". I suoi oppositori non otterrebbero neppure questo risultato, sicché si avrebbero effetti negativi per tutti ed effetti positivi per nessuno. Io penso che uno scenario del genere sia da brividi per ogni cittadino, quali che siano le sue idee politiche; ma penso anche che quelli che avrebbero più da temere siano gli italiani "produttivi" e cioè i lavoratori dipendenti, i lavoratori autonomi, gli imprenditori d'ogni dimensione. Sono loro che hanno più da perdere, sono loro che sarebbero i primi ad essere travolti da una crisi di sistema.

Perché di questo si tratta, amici lettori: l'Italia è sull'orlo di una crisi di sistema; la vittoria del "no" non risolve quella crisi ma dà tempo al governo di tentarne il superamento; la vittoria del "sì" spalancherebbe una voragine sotto i piedi del paese, cioè di tutti, nessuno escluso.

I leader dei due schieramenti ne sono perfettamente consapevoli e proprio per questo tentano, da entrambi i fronti, di limitare le conseguenze d'una propria vittoria. Tutti si affannano a dichiarare che dopo il voto si potrà e si dovrà negoziare con l'altra sponda per dar vita ad una modernizzazione costituzionale condivisa.
Lo dicono perché sanno che siamo alla crisi di sistema, allo sfarinamento del sistema. Politico, economico, sociale, morale. Lo sanno ma non lo dicono. Non lo dicono per non spaventare la gente, per cloroformizzare l'opinione pubblica. Per poter proseguire i loro mediocri rituali e la loro mediocre gestione d'un potere sempre più evanescente.
Ma si tratta d'un esorcismo inutile perché la realtà è ormai senza veli e non c'è artificio retorico che possa nasconderla.

* * *

Volete degli esempi? Esempi capaci di delineare la vastità della crisi di sistema? Immagino che ogni cittadino pensante sia in grado di veder da solo questa scempia realtà, ma qualche caso esemplare può aiutarci.

C'è stata pochi mesi fa la crisi d'una delle più stimate istituzioni italiane: la Banca d'Italia. Un governatore in combutta o plagiato da uno stuolo di faccendieri di bassissimo conio. Finito sotto inchiesta giudiziaria. Alla fine costretto a dimettersi. Un fatto simile non si era mai verificato. La classe politica è stata incapace di risolvere il problema. L'ha risolto la magistratura. Con l'ausilio delle intercettazioni telefoniche.

Erano passate solo poche settimane ed è scoppiata la crisi del calcio, in incubazione da anni, perfettamente nota a tutti gli addetti ai lavori.

Badate, non si tratta solo d'un gioco, di ventidue uomini in mutande che corrono dietro a una palla, come dicono gli snob sopraccigliosi e sputasentenze. Il calcio è il mondo dei sogni d'una moltitudine, è la principale appartenenza sentita dal popolo. Più della patria, più della classe, più della politica, più della religione. Può piacere o no, ma questa è la realtà.

Ebbene, questa realtà è andata in pezzi. Era un trucco. C'era una "cupola". C'era un'omertà generale. Gli scudetti erano fasulli. Il divismo era fasullo. I bilanci delle società erano fasulli. L'immensa macchina del gioco era tenuta in piedi dall'imbroglio. Il presidente della Federcalcio era colluso con la "cupola" per ottenere la sua rielezione. Il conflitto d'interessi era generale.

Alla fine è intervenuta la magistratura, con l'ausilio delle intercettazioni.

Ancora poche settimane. Scoppia a Bari lo scandalo della Sanità. Il governatore della Puglia scambiava danaro contro danaro. Veniva aiutato con imponenti sostegni per la sua campagna elettorale e dava in contropartita concessioni e convenzioni miliardarie al re della sanità privata, a spese della Regione da lui presieduta. Favoriva con danaro pubblico un vescovo che gli procurava i voti delle suore in violazione plateale del Concordato.

Tutti lo sapevano, nessuno parlava. È dovuta intervenire la magistratura. Con l'ausilio delle intercettazioni.

Sorvolo su un altro caso che ha al suo epicentro l'ultimo discendente balordo di un'antichissima dinastia e il più stretto collaboratore di un uomo politico che è stato per anni vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri del nostro paese.

Sorvolo perché la materia è miserabile. Ma è terribilmente esemplare. Soprattutto per gli aspetti meno rilevanti dal punto di vista penale ma rilevantissimi dal punto di vista del costume. Si è visto e saputo che la nostra maggiore azienda culturale e informativa è al tempo stesso un bordello riservato ai deputati e ai vip dei gabinetti ministeriali.

Tutti sapevano. Che male c'è? Hanno risposto gli interpellati. Che male c'è? Lo fanno tutti. È dovuta intervenire la magistratura, con l'ausilio delle intercettazioni.

Adesso tutti si scagliano contro l'uso e l'abuso delle intercettazioni e attaccano i giudici per scarsa credibilità. Forse hanno ragione. Ma non c'è uno, uno solo degli uomini di potere che vogliono obbligare al silenzio gli intercettatori che si scagli contemporaneamente e con lo stesso vigore contro coloro che hanno tradito la fede pubblica e la loro stessa eventuale buona fede. Si depreca la supplenza della magistratura, ma che cosa ha fatto la politica per riempire il vuoto che ha reso necessaria quella supplenza?

Nulla. Non ha fatto nulla. La politica, soprattutto la pessima politica degli antipolitici, ha cercato di imbiancare i sepolcri e basta. Fini non ha ancora licenziato Sottile. Ruini non ha detto una sola parola sul vescovo di Lecce che portava le suore a votare per Fitto e otteneva nel frattempo il finanziamento degli oratori diocesani. Il ministro delle Comunicazioni e il consiglio d'amministrazione della Rai non hanno speso una sola parola sul bordello ambulante all'interno dell'azienda pubblica.

"Troncare, sopire, sopire, troncare". E' questa la regola? E ancora. Per evitare che il sistema affondi, che la corruzione dilaghi, che il racket si diffonda come una piovra, che le istituzioni operino sempre più come patrimonio privato del re e dei suoi vassalli, valvassori e valvassini; per impedire il corrompimento definitivo della società in tutte le sue componenti, per perseguire gli evasori fiscali, per ridare slancio e speranza ai lavoratori e alle imprese, fiducia ai mercati, innovazione e cultura; ci vorrebbe un governo che governi.

Ma il governo è purtroppo alle prese con una maggioranza che al Senato conta solo due voti. Con partiti divisi tra di loro e al proprio interno. Con un pullulare di Ghini di Tacco. Anzi, di Ghinetti di Tacco. Basta che un senatore eletto da cittadini residenti all'estero voglia assentarsi per una settimana al mese perché le Camere votino un calendario che prevede solo tre settimane di lavoro parlamentare su quattro. Mentre un altro senatore, voglioso di presidenze, si fa eleggere col voto dell'opposizione.

Né sta meglio il centrodestra. Il quale, responsabile in solido dello scatafascio del Paese, si mantiene compatto solo perché animato dalla speranza di riacciuffare il potere entro poche settimane o pochi mesi, per lacerarsi subito dopo come prima ricominciando comunque alla rioccupazione delle istituzioni.

Questo è il quadro, amici lettori. O almeno questo è il mio quadro. Spero d'esser troppo pessimista, ma i dati di realtà voi li avete sotto gli occhi quanto me.
Malgrado tutto di una cosa sono certo: Prodi e la sua squadra sono persone competenti e perbene. Ce la possono fare. Forse sono i soli, oggi come oggi, che ce la possono fare.

Anche per questo vado a votare "no". Per mantenere una "chance" nelle loro mani. Se poi non sapranno utilizzarla o se ne saranno impediti dai loro stessi alleati Ghini di Tacco, allora vadano anch'essi a Male Bolge e saremo "nave senza nocchiero in gran tempesta". Non sarebbe la prima volta purtroppo nella storia inutilmente millenaria di questo Paese.

VERAMENTE UN' EDITORIALE PERFETTO. PENSO CHE POSSA RIASSUMERE IN TOTO IL PENSIERO DI TUTTI COLORO CHE OGGI E DOMANI VANNO A VOTARE NO.




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25 giugno 2006

REFERENDUM, ITALIA AL VOTO SULLA RIFORMA COSTITUZIONALE

Dopo la doppia tornata elettorale (politiche e amministrative) l'Italia torna al voto. Stavolta 47.342.453 (22.685.258 gli uomini, 24.657.195 le donne) elettori, oggi e domani, saranno chiamati alle urne per il referendum confermativo sulla riforma costituzionale approvata lo scorso anno. A questa cifra occorre aggiungere circa 2.600.000 italiani residenti all'estero, che hanno potuto votare per corrispondenza.

Quando si vota.
Oggi urne aperte dalle 8 alle 22 e domani dalle 7 alle 15. Le operazioni di scrutinio avranno inizio lunedì 26 giugno, subito dopo la chiusura della votazione e l'accertamento del numero dei votanti. Il Viminale, data la coincidenza, alle ore 17, con l'inizio della partita Italia-Australia, ha inviato una circolare a tutti i prefetti affinché vi sia una "garbata ma ferma opera di sensibilizzazione sui presidenti delle sezioni elettorali in modo da evitare qualunque interferenza dovuta alla pur comprensibile aspirazione degli scrutatori a seguire la partita tifando per la Nazionale".
Per poter votare bisogna esibire la tessera elettorale (chi l'avesse smarrita può richiederla agli uffici comunali che rimarranno aperti per tutta la durata delle operazioni di voto) e un documento di identità.

Come si vota.
All'elettore sarà consegnata una scheda di colore arancione. Ciascun elettore ha diritto di esprimere il voto tracciando, con la matita copiativa, un segno sul riquadro corrispondente alla risposta da lui prescelta ('sì' o 'no'). I cittadini italiani residenti all'estero hanno ricevuto a casa un plico con la scheda, salvo che abbiano esercitato l'opzione per votare in Italia oppure risiedano in stati con i cui governi non sia stato possibile raggiungere le necessarie intese o la cui situazione politica o sociale non garantisca l'esercizio del diritto di voto per corrispondenza. Il voto postale sarà scrutinato in Italia da appositi seggi costituiti dall'Ufficio Centrale per la Circoscrizione Estero della Corte d'Appello di Roma; lo spoglio avrà inizio, come per le schede votate sul territorio nazionale, alle ore 15 di domani.


Il quesito referendario.
Questo il testo: "Approvate il testo della legge costituzionale concernente 'Modifiche alla parte II della Costituzione' approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.269 del 18 novembre 2005?". Si tratta di un referendum confermativo: in caso di vittoria del "sì" il provvedimento entrerà in vigore, mentre in caso di prevalenza dei "no" il testo non avrà alcuna applicazione. Non è previsto quorum: la consultazione sarà valida indipendentemente dall'affluenza alle urne.

Il testo su cui gli italiani sono chiamati al voto riscrive la seconda parte della Costituzione, ridisegnando le competenza legislative di Stato e Regioni, i poteri di governo e primo ministro, le prerogative del capo dello Stato, le funzioni e la composizione di Camera, Senato, Corte costituzionale e Csm, il procedimento legislativo. Si arriva al referendum perché, in base all'articolo 138 della Costituzione, la legge di revisione costituzionale è stata approvata dalla maggioranza assoluta e non dei due terzi delle Camere.

Gli schieramenti.
Il referendum ripropone lo scontro già visto in Parlamento. Il centrodestra è schierato infatti per il "sì" alla riforma, mentre il centrosinistra invita a votare "no". Nella Casa delle libertà va ricordata la posizione contraria degli Udc Marco Follini e Bruno Tabacci e del repubblicano Giorgio La Malfa. Fronte compato nell'Unione. Dove la discussione, semmai, è tra chi chiede di riaprire un dialogo che consenta di arrivare a riforme condivise tra maggioranza e opposizione e coloro che invece ritengono prioritario in questo momento pensare solo ed esclusivamente alla vittoria del "no".

GRAZIE AL SITO ON-LINE DI REPUBBLICA




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