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RinascitaNazionale
Blog della sinistra italiana, Patriottica e Partigiana (a cura di Claudio Barocci)
 
 
 
 
           
       




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NUOVO FORMAT: ARTICOLI UNICI































"LA REPUBBLICA ITALIANA E' FONDATA SUI VALORI DELLA RESISTENZA PARTIGIANA".

"L'AMOR PATRIO E' SEMPRE APPARTENUTO ALLA SINISTRA ITALIANA: DAL RISORGIMENTO ALLA RESISTENZA".


Una d'arme, di lingua, d'altare,
di memorie, di sangue e di cor.

(A. Manzoni, Marzo 1821)



Qui si fa l'Italia o si muore!












"GRAZIE EROI DELLA PATRIA"



 
2 ottobre 2008

SUL FILM "MIRACOLO A Sant'ANNA" DI SPIKE LEE

Ci risiamo: i miei amici della destra fascista e forzista hanno confuso per l'ennesima volta la realtà dalla finzione, la storia oggettiva da un semplice film storico "romanzato". Ma andiamo con ordine: nel film, Spike Lee sostiene la versione falsa che la strage di Stazzema, in cui morirono trucidati centinaia di donne e bambini, fu causata da una sentinella partigiana che non aveva avvisato i compagni dell'arrivo delle SS. I soliti fascio-forzisti, figli legittimi di quel mondo fatto di "telenovelas" e "isole dei famosi", penseranno bene di utilizzare suddetto film per "abbeverarsi" di storia (anche perchè mi rendo conto che, per loro, leggere un libro costituisce un'impresa "fascista"): certamente, non si domanderanno se questa storia sia falsa o totalmente inventata. E' ora che qualcuno gli spieghi che il film realizzato da Spike Lee è un film e non un libro di storia da cui apprendere la storia eroica della Resistenza partigiana. Lo stesso regista si scusa dicendo di aver seguito la sceneggiatura (la storia) di James Mc Bride che a sua volta così si giustifica: "Chiedo scusa se ho urtato la suscettibilità e la sensibilità dei partigiani. Ma la mia storia è una finzione, una versione romanzata che scrissi dopo una visita a Sant'Anna di Stazzema dove nessuno parlava più dell'eccidio". Spike Lee ha aggiunto: "Faccio questo mestiere da ventitré anni, sono un artista che prende i suoi rischi, non è che per delle recensioni negative mi suicidi". Ma una tragedia come quella di Stazzema non la si inventa o non la si cambia per fare un film. Come afferma Giorgio Bocca, il migliore giornalista/storico d'Italia: "Spike Lee (il quale ha affermato che  "dopo gli attentati i partigiani fuggivano sulle montagne lasciando la popolazione civile esposta alle rappresaglie tedesche") ha una idea, sia pur labile, di cosa sia la guerra partigiana in ogni tempo e in ogni luogo? E', per l'appunto, ricorrere alla sorpresa, evitare di essere agganciati da un nemico superiore in numero e armi, mordere e fuggire al duplice intento di far del male al nemico e di sopravvivere. Questi sono i fondamentali di ogni resistenza armata, l'alternativa è una sola: rinunciare alla lotta di liberazione, accettare l'attesismo che fa comodo all'occupante". E ancora: "Abbiamo dovuto scegliere subito, sul campo fra attesismo e lotta armata. Chi c'era allora, sul campo, scelse la lotta armata perché l'attesismo era una falsa alternativa, se si stava fermi e zitti e buoni vinceva il nemico nazista, vinceva il terrore". L´Anpi condanna l´idea «di attribuire un ruolo decisivo nella dinamica della strage ad un immaginario partigiano traditore» e dichiara il proprio «sdegno e profonda amarezza» perché «a nessuno è consentito costruire e divulgare verità diverse, insinuando storie o fantasie false ed ingiuriose, che suonano offesa alle vittime, alla memoria, alla coscienza collettiva di un popolo, alla sua storia. Condanniamo nel merito un´operazione artistica che non aveva titolo né potestà di scrivere una pagina tanto falsa e deleteria» e che, conclude l´Anpi, può portare «acqua al mulino del revisionismo». Conclusione? L´arte è libera ma non di stravolgere la realtà storica (una realtà che emerge da oggettivi atti processuali). Ai "fascio-forzisti" dedico un solo consiglio: studiate di più e belate di meno.


14 settembre 2008

IL "COMPAGNO" GIANFRANCO FINI

Ci sono arrivati anche loro finalmente; dopo le vergognose esternazioni di Alemanno e La Russa sul fascismo e Repubblica di Salò, ecco che appare, come un deus ex machina, Gianfranco Fini che richiama all'ordine i colonelli di Alleanza Nazionale. Il "compagno" Fini è deciso più che mai ad "indicare nei valori «antifascisti» i riferimenti nei quali «la destra deve riconoscersi senza ambiguità nè reticenze», senza accettare equiparazioni tra chi, i resistenti, «combatteva per una causa giusta» e chi, i repubblichini, «fatta salva la buona fede, stava dalla parte sbagliata». In pratica, è arrivato alla conclusione di ciò che noi antifascisti andiamo "diffondendo" dal dopoguerra ad oggi. Ora provo soltanto ad immaginare i pensieri di tutti quei "ragazzi" che nel '68 si rifacevano ai valori della Repubblica Sociale (un pò come lo stesso Fini), di chi è iscritto ad "Azione Giovani" o "Azione Universitaria" o chi come il mio vicino di casa (e chi come lui) ha sempre osteggiato gli antifascisti e i loro ideali. Avete sbagliato, dovete fare marcia indietro adesso cari i miei fascistelli. E non lo dico solo io, antifascista da sempre, ma anche il vostro leader che si è scoperto antifascista da poco (per convenienza politica?). Comunque fa un certo effetto ascoltare le seguenti parole da un ex-fascista: "Chi è democratico è antifascista e sono a pieno titolo antifascisti i valori di ogni democrazia, cioè libertà, uguaglianza e giustizia sociale, presenti nella Costituzione e richiamati dal Capo dello Stato". La storia per il leader di An «non si può negare nè mistificare» e così, a chi è talvolta tentato da un certo revisionismo, Fini ribadisce che «il fascismo fu dittatura» e le leggi razziali «infamia e aberrazione». Quindi una sconfessione delle recenti affermazioni di Alemanno così come è ancora più dura la presa di distanza dalle tesi del ministro La Russa sui ragazzi di Salò. Che dire, dopo 60 anni, ci siete arrivati anche voi fascisti: meglio tardi che mai. Ora andremo tutti insieme a conquistare "il sol dell'avvenir", il "rosso sol dell'avvenir". Ora e sempre Resistenza. Sempre!


8 settembre 2008

A DIFESA DELLA RESISTENZA PARTIGIANA CONTRO IL NEOFASCISMO DEL GOVERNO BERLUSCONI

Non voglio parlare dei migliaia di licenziamenti che vedranno coinvolte l'Alitalia ed il mondo della scuola (si parla addirittura di oltre centomila licenziamenti grazie alla destra berlusconiana) e neppure di come le tasse siano rimaste invariate, se non aumentate, rispetto a quando governava Romano Prodi e il centro-sinistra (tutte favole quelle che vi raccontava Silvio Berlusconi vero?). Oggi è successo qualcosa di molto più grave purtroppo: dopo la riapertura dello storico circolo di estrema destra "Cuore Nero" a Milano e dopo le vergognose parole del sindaco di Roma Gianni Alemanno, per il quale  il fascismo non fu "un male assoluto" ma soltanto le leggi razziali (dimenticandosi che quest'ultime sono state approvate e volute dallo stesso regime dittatoriale fascista), ecco che dalle fogne è venuto a dire la sua anche il Ministro della Difesa (sottolineo ministro) Ignazio La Russa: "Farei un torto alla mia coscienza se non ricordassi che altri militari in divisa, come quelli della Nembo dell'esercito della Rsi, soggettivamente, dal loro punto di vista, combatterono credendo nella difesa della patria, opponendosi nei mesi successivi allo sbarco degli anglo-americani e meritando quindi il rispetto, pur nella differenza di posizioni, di tutti coloro che guardano con obiettività alla storia d'Italia". A queste parole, gelo e stupore tra la folla che era accorsa in massa per commemorare a Porta San Paolo l'otto settembre 1943, giorno in cui i partigiani e gli antifascisti difesero la città dall'arrivo dei tedeschi invasori. Iniziò la Resistenza e oggi, sessantacinque anni dopo, il Capo dello Stato e i ministri in carica ricordano quella giornata storica, in cui i partigiani iniziarono la sanguinosa guerra di Liberazione e posero la pietra miliare su cui nacque la nostra Costituzione. Potrebbe essere un giorno di unità nazionale, da commemorare e ricordare tutti insieme, ma purtroppo al governo c'è Silvio Berlusconi e la sua coalizione fascio-leghista: una coalizione che vuole riscrivere la storia, equiparando i malfattori e i codardi, ovvero i fascisti, con chi ha rischiato e perso la propria vita per la libertà e l'indipendenza nazionale. Da una parte ci sono stati i repubblichini fascisti (oggi volutamente ricordati dal governo Berlusconi tramite i propri ministri ed eletti) che hanno combattuto non per l'amor Patrio ma per riaffermare un dominio totalitario e criminale, anche per mezzo di stragi di civili innocenti e deportazioni; dall'altra parte i partigiani, i 600000 militari italiani deportati nei campi di concentramento nazisiti e le truppe anglo-americane, che combatterono contro i repubblichini e i nazisti per dare al popolo italiano la democrazia, la libertà, l'indipendenza e la fine di un sanguinoso regime. Punto la storia è questa non si discute. Assistiamo all'ennesimo tentativo di sovvertire la storia d'Italia per dare assalto ai valori che l'hanno sorretta per sessant'anni. E per evidenziare sempre di più l'importanza e l'urgenza della memoria, riporto le parole del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, condivise a pieno anche dall'ANPI: "Vorrei incoraggiare tutti a rafforzare il comune impegno di memoria, di riflessione, di trasmissione alle nuove generazioni del prezioso retaggio della battaglia di Porta San Paolo, della difesa di Roma e della Resistenza". "Quell'8 settembre, ha poi precisato Napolitano, "segnò allo stesso tempo la nascita della Resistenza, nel duplice segno che la caratterizzò fino all'insurrezione vittoriosa e alla liberazione del 25 aprile 1945". "Nel clima di dissoluzione e pauroso sbandamento che seguì l'armistizio con le forze angloamericane", ha ricordato ancora il capo dello Stato, "avrebbe potuto davvero essere travolta la Patria". Ma "così non fu, perchè nacque nello stesso giorno un decisivo moto di riscossa e di rinascita che chiamammo ben presto Resistenza". Con queste parole, vi invito a riflettere sui valori della Resistenza Partigiana, su coloro che morirono per dare nuova vita alla nostra Patria e su coloro che invece si macchiarono di sporche e verognose violenze. Mai e poi mai dimenticheremo. Mai e poi mai equipareremo un partigiano a un fascista. Ora e sempre Resistenza.
 


12 agosto 2008

LA STRAGE NAZI-FASCISTA DI S.ANNA DI STAZZEMA

''La commemorazione di vittime inermi della barbarie nazifascista deve essere di monito a non dimenticare gli orrori della guerra e dell'odio tra i popoli e vale a spronare, anzitutto i giovani, a promuovere i valori della Pace e della dignita' della persona attraverso il dialogo, la tolleranza e la coesione sociale''. ''L'impegno con il quale la vostra comunita' contribuisce a mantenere vivo il ricordo dei Martiri di Stazzema, conferma che i valori che animarono le scelte dei tanti, che si sono impegnati nelle fila della resistenza per restituire all'Italia liberta' ed istituzioni democratiche, costituiscono ancora oggi le fondamenta condivise della nostra Democrazia''. Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Parole che condivido ed invito a diffondere. Per non dimenticare, MAI!


7 luglio 2008

VOGLIONO CANCELLARE LA STORIA E LA RESISTENZA


 
Il governo Berlusconi, oltre che occuparsi dei problemi giudiziari del suo leader, realizzando norme ad hoc per evitargli qualsiasi tipo di processo che lo vede coinvolto (bloccando, a discapito dei cittadini italiani onesti, migliaia di procedure giudiziarie per stupro, furto, sequestro, corruzione, rapina etc etc), ha deciso di scagliarsi pesantemente contro la Resistenza italiana: nello specifico, attraverso il decreto legge n. 112 del 25 giugno 2008, si prevede nel suo articolo 26 la soppressione degli enti inutili fra i quali dovrebbe o potrebbe essere incluso, come segnalato e denunciato in questi ultimi giorni dalla stampa, anche il Museo storico della Liberazione di via Tasso in Roma. Non è inoltre escluso che altri enti e strutture dediti alla custodia e alla valorizzazione della memoria della Resistenza e dell’antitotalitarismo possano essere compresi nella suddetta soppressione. L'Anpi (Associazione nazionale partigiani d'Italia, di cui faccio parte) giustamente in un suo comunicato fa notare: "non è ammissibile e rappresenterebbe un vulnus gravissimo alla storia, alla dignità e all’essenza democratica del nostro Paese un provvedimento di tale natura, anche se esso si risolvesse non nella soppressione del Museo (ed eventualmente di altri enti e strutture analoghe) ma in un mutamento della sua gestione che ne ridimensionerebbe l’attuale funzione testimoniale e didattica, come efficacemente evidenziato dal suo direttore, prof. Antonio Parisella" (qui troverete l'intero documento). Caro Brunetta, prima di definire "inutili" luoghi di memoria di tale importanza, le consiglio di visitarli personalmente: ci sono scritte fatte con le unghie da tanti italiani condannati a morte dalla dittatura nazi-fascista. Vada a vedere di cosa si tratta, poi magari si accorgerà del grave errore che sta compiendo. La storia non si cancella. La Resistenza non si tocca.


10 maggio 2008

MARCIA FASCISTA DEI REDUCI DI SALO'? NO, GRAZIE


 
Ho ricevuto, alcuni giorni fa, una e-mail molto interessante da un mio fedele lettore, Giampaolo. Mi fa notare che molto probabilmente  Cuneo, il 10 maggio, sarà teatro di una manifestazione a dir poco scandalosa: la marcia dei reduci della Repubblica di Salò.
A richiederla è un tal Diego Michelini, della Federazione di Torino Repubblica Sociale Italiana, anche a nome dei Reduci della Repubblica Sociale Italiana. Immediato, giustamente, il «no» del sindaco Alberto Valmaggia e della giunta di centrosinistra. «Cuneo è la città di Duccio Galimberti che si appellò ai cuneesi perché si ribellassero a nazisti e fascisti e fu trucidato. È la città della Resistenza. Di Nuto Revelli. Vogliono provocare. Invitiamo il signor questore e il prefetto a vietare la manifestazione». È martedì sera. L’appello del Comune viene diffuso in un comunicato stampa. «Sarebbe la prima volta che i fascisti parlano in una piazza di Cuneo», stigmatizzano all’Istituto storico della Resistenza di Cuneo. Ci provò Giorgio Almirante negli Anni Settanta: finì che la manifestazione del Movimento sociale si tenne, blindata, al chiuso, con duemila ex partigiani a sfilare per le strade della città. Ma a quanto pare, è «Difficile dire di no», argomenta con una manciata di parole il presidente della Provincia, il liberale - ora di Forza Italia - Raffaele Costa: «Manifestare è un diritto. Ma resta il fatto che volerlo fare qui, a Cuneo, ha il sapore della provocazione». E se lo dice pure un forzista, ci sarà un motivo no? Giampaolo mi ha chiesto di dare visione alla faccenda e soprattutto alla possibile contromanifestazione promossa dalle organizzazioni partigiane: sabato, stessa ora (10,30), sempre nella parte vecchia di Cuneo. L'Anpi e le altre associazioni (tra cui Aned, Fvil, Fiap, Istituto Storico della Resistenza e della Società contemporanea, Cgil, Cisl, Arci, Acli, Associazione Combattenti e reduci, Partito Democratico, Rifondazione Comunista, Sinistra Democratica e la Citta Apertà) ritengono che sia una richiesta provocatoria in quanto: il mese di maggio del 1945 non ha rappresentato la fine dei lutti e delle sofferenze provocate dalla guerra voluta dal fascismo (morte persone sono morte in conseguenza delle ferite, molte internate hanno continuato a morire nei lager); il 10 maggio '45 a Cuneo c'è stato un solo morto, ed era partigiano; i giustiziati della RSI erano stati riconosciuti passibili della pena capitale (prevista dalle disposizioni insurrezionali del CNL Alta Italia) da un regolare tribunale della V° Zona Partigiana; Cuneo è città Medaglia D'oro e Città Simbolo della Resistenza. Riporto ancora dal comunicato stampa: "per questi motivi le associazioni sopraindicate, non solo deplorano la gravità della richiesta ma, preoccupate anche del clima di pericoloso revanscismo fascista e neonazista che si manifesta nel nostro Paese (vedi i recenti fatti di Verona), sottolineano i rischi di una ricaduta che una simile iniziativa potrebbe avere sulla civile convivenza recando una sostanziale offesa ai valori della Costituzione.  Pertanto le associazioni firmatarie, pur rispettando i morti di qualsiasi parte non possono tuttavia accettare le equiparazioni e si impegnano a riaffermare i valori della Resistenza e dell'antifascismo organizzando per sabato 10 maggio dalle ore 10:00 un presidio, davanti alla sala di S.Giovanni, dove è allestita la mostra "Liberazioni". Vorrei aggiungere un'ultima cosa: non si potrà mai equiparare chi ha combattuto per la libertà con chi ha combattuto per una dittatura. Mai. Ora e sempre Resistenza.

Last Update: 
sembra chiudersi definitivamente “per ragioni di ordine pubblico” la vicenda in questione. La marcia fascista non si farà. Bene cosi.

 


5 maggio 2008

"LA RESISTENZA NON SI DISCUTE". PAROLA DI ALEMANNO



Il neo-sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha rilasciato questa mattina delle dichiarazioni di enorme importanza, direi quasi rivoluzionarie, nei confronti dei caduti della Resistenza italiana; lo ha fatto dopo aver deposto una corona di alloro ai piedi del monumento di Porta San Paolo, simbolo della resistenza romana
(proprio da dove partì la manifestazione antifascista Anpi di alcuni giorni fa): "I valori della Resistenza non si discutono; sono valori di libertà contro gli occupanti. Non c'è nessuna polemica, ma grande rispetto e radicamento». E continua: "i valori della Resistenza non devono essere messi in discussione dalle opere di chiarimento storiografico e di ricucitura nazionale, perchè sono fondativi della Costituzione. Credo - ha concluso - che ciò che ho detto sia condiviso da tutta An. Nella destra italiana non esiste spazio per la difesa del totalitarismo".  Ora mi immagino le facce e le smorfie di tutti quei "fascisti di professione" e/o appartenenti alla destra sociale che, per anni, hanno combattutto proprio chi diceva "testuali parole". Finalmente, anche a destra, qualcuno si sta svegliando. Altri, compresi alcuni titolari di diversi blog di estrema destra (mi viene da ridere al sol pensiero), si staranno appena riprendendo dalla batosta provocata dalle parole di Alemanno sul movimento partigiano che, sistematicamente, vanno a distruggere anni e anni di loro sporche battaglie ed inutili slogan. La Resistenza è un valore comune, fatevene una ragione. Il prossimo anno, cari compagni, vi aspetto per festeggiare insieme il 25 aprile.


2 maggio 2008

RICOMINCIARE DAI VALORI DEL 25 APRILE


 
Ricominciare dai valori del 25 aprile: questo deve essere il futuro del Partito Democratico e, più in generale, della sinistra democratica in Italia. Ricominciare da quegli ideali che hanno costituito la base della convivenza civile dopo il ventennio di dittatura fascista: la libertà, l'uguaglianza, la giustizia e la democrazia. Perchè oggi, troppo spesso, la società si dimentica di suddetti valori che sono alla base della nostra Costituzione, fondata sul sacrificio di migliaia di eroi partigiani e, purtroppo, allo stesso tempo, rimangono i tentativi di sminuire e infangare la storia della Resistenza, cercando di equiparare i "repubblichini", sostenitori dei nazisti, ai partigiani e ai combattenti degli eserciti alleati. Si parla di tasse, di inflazione, di "monnezza" ma ci si dimentica di quei valori senza i quali non si potrebbe neanche discutere di tali problematiche. Guardare ai valori del passato, appartenenti al movimento partigiano e democratico, per diffonderli ed adattarli alla società italiana contemporanea. Se andiamo avanti per questa strada non si potrà mai sbagliare, lo dice la storia. Anchè perchè non vorrei mai più vedere queste scene: fascisti, con tanto di saluto romano, in Campidoglio. "Roma città Aperta" rifiuta i fascisti. Inoltre, come avrete potuto notare, è online il mio nuovo video sulla manifestazione antifascista "Anpi" del 25 aprile 2008 a Roma, festa della Liberazione. Restiamo uniti e ricominciamo da quella splendida giornata di sole, da quella giornata cosi antifascista e democratica.


26 aprile 2008

E SBARCO PURE SU YOUTUBE



YouTube, arrivo: ecco il primo video realizzato interamente dal sottoscritto. La tematica? Ovviamente è un video che riguarda la Resistenza Partigiana, per celebrare ed onorare tutti quegli eroi che si sacrificarono per la Libertà e la Democrazia. Nei prossimi giorni inserirò un video con le foto della bellissima manifestazione romana del 25 aprile: eravamo tanti, migliaia, tutti uniti per non dimenticare ciò che è stata la Resistenza in Italia. Ed il vento fischia ancora, cari lettori del mio blog. Si accettano critiche, suggerimenti e consigli, purchè intelligenti; se volete, lasciate qualche commento nella pagina del video .


23 aprile 2008

ANTIFASCISTI DI TUTTA ITALIA, UNITEVI!



Silvio Berlusconi, attraverso il giornale di famiglia diretto da Mario Giordano, ha deciso di muovere guerra al movimento partigiano, alla Resistenza, ai valori che la festa della Liberazione da sempre infonde a tutti gli italiani.
Per mezzo di tal Giordano Bruno Guerri (dipendente di Arcore) si permette il lusso di affermare che la festa del 25 aprile è "una festa che divide"; segue un' intervista al sindaco di Alghero «che ha vietato Bella Ciao», e un altro pezzo sul sindaco di Milano che quest'anno diserta il corteo («e anche il primo maggio» perché non sarà in città, ma, assicura, ci sarà una rappresentanza della giunta), e due articoli contro l'Anpi, l'associazione dei partigiani. Ebbene, senza dubbio, si tratta di un attacco diretto e frontale nei confronti di coloro che rappresentano il meglio dell'Italia, la parte giusta, valorosa, coraggiosa e democratica; ma c'è da fare un'altra considerazione: attaccare la Resistenza partigiana significa allo stesso tempo attaccare anche il cuore della Repubblica italiana, la stessa Costituzione, nata dal sangue di coloro che si sacrificarono per la libertà e l'indipendenza della nostra Patria. Vogliono riscrivere la storia, vogliono equiparare i fascisti ai partigiani, vogliono dirci quale canzone cantare e addirittura, come ha affermato testualmente Gustavo Selva, senatore uscente del Pdl (quello che ha adoperato un'ambulanza per presenziare in una trasmissione tv in un giorno di blocco del traffico), "abolire la festa nazionale del 25 aprile". La deriva neofascista cui stiamo assistendo sta ormai assumendo connotazioni sempre più reazionarie: i fascio-forzisti vogliono colpire i valori più forti su cui è stata costruita la nostra Repubblica Democratica, in linea di continuità con quanto stava accadendo nel quinquennio berlusconiano 2001-2006. Sotto le insegne del "Popolo delle Libertà" (libertà dichiaratamente demagogica e populista, commerciale e pubblicitaria), "sputano sul piatto dove mangiano", dimenticando che se oggi possono dire e fare quello che ritengono più opportuno nel loro percorso politico, lo devono proprio a quegli uomini e a quelle donne che, rinunciando alla propria vita privata, andarono a battersi per riconquistare democrazia e diritti, duramente calpestati dal regime dittatoriale fascista. Come afferma Walter Veltroni: "ll 25 Aprile è la festa di tutti gli italiani, per ricordare il giorno in cui è stata restituita la libertà di dire ciò che si pensa, la libertà di votare, la libertà di stare in un partito, di fare un sindacato e di essere ebrei senza finire in un campo di sterminio. Non ci deve essere nessun italiano che considera questo giorno altro che una festa di tutti gli italiani, la festa della Liberazione". Quindi, cari lettori del mio blog, faccio un appello a voi e alla vostra sensibilità politica: il 25 aprile non andate al mare, non andate in montagna, non rimanete a casa ma partecipate alle manifestazioni, alle iniziative e ai cortei, in programma nelle varie città d'Italia, che celebrano la Liberazione dell'Italia e la riconquistata Libertà. Per quanto mi riguarda sento il dovere morale e politico di partecipare al corteo di Roma che muoverà da Porta S. Paolo (appuntamento alle 11) a piazza del Campidoglio. Vi aspetto, sperando che saremo in tanti a cantare a squarciagola quell'inno di libertà, indipendenza e democrazia che risponde al nome di "Bella Ciao". Antifascisti di tutta Italia, unitevi!


21 aprile 2008

I FASCIO-FORZISTI CONTRO "BELLA CIAO" E LA RESISTENZA

Rialzano la testa i fascio-forzisti e la cosa non mi piace per niente. Pochi giorni prima delle elezioni avevo scritto un post, pubblicato anche su "La Repubblica", intitolato "La Resistenza Partigiana non si tocca": in esso mettevo in luce l'esternazione gravissima dell’On. Dell’Utri riguardo i libri di storia e la Resistenza ed invitavo tutti gli antifascisti italiani a "vigilare con attenzione e responsabilità sulla pericolosa deriva di destra estrema intrapresa dal Popolo della Libertà". Purtroppo era solo l'inizio: Marco Tedde, sindaco forzista di Alghero, ha deciso di vietare alla banda comunale l'esecuzione, il prossimo 25 aprile, Festa della Liberazione del nazifascismo, di 'Bella Ciao', motivo storico del movimento partigiano. Secondo il primo cittadino forzista, la canzone dividerebbe gli italiani. Tra tutte le risposte arrivate a questa ennesima ed insensata "trovata berlusconiana" contro il movimento partigiano, mi preme riportare quella di Giuseppe Giulietti, il portavoce nazionale dell'associazione Articolo 21 liberi di: "Forse il sindaco di Alghero non conosce neppure il testo di una canzone popolare che e' un inno alla necessita' di battersi fino alla morte per la liberta'. Per tranquillizzarlo intervenga lo stesso Silvio Berlusconi, magari in uno dei frequenti viaggi in Sardegna e gli spieghi che la Repubblica democratica che gli ha consentito di diventare primo cittadino di una citta' tanto bella e ricca di storia lo deve anche a quei partigiani che cantando 'Bella ciao' andavano a morire per liberarci dal fascismo e dal nazismo". Una risposta che spiega tutto, che affonda qualsiasi tentativo di controbattuta. La mia risposta al sindaco forzista di Alghero? Ebbene, la canzone "Bella Ciao", senza dubbio, divide è vero: ma va a dividere la parte buona degli italiani da quella cattiva, i giusti dai criminali, gli antifascisti dai fascisti. Per non dimenticare mai che "questo è il fiore del partigiano, morto per la libertà", continuerò a cantare, ora e per sempre.


9 aprile 2008

LA RESISTENZA PARTIGIANA NON SI TOCCA

 

Marcello Dell'Utri, condannato in Cassazione per false fatture e frode fiscale a due anni e tre mesi di reclusione (patteggiando la pena ed usufruendo dello sconto di pena pari ad un terzo), condannato in primo grado a Milano a due anni di reclusione per tentata estorsione ai danni di Vincenzo Garraffa (imprenditore trapanese), con la complicità del boss Vincenzo Virga (trapanese anche lui), con la terza corte d'appello di Milano che conferma la condanna a due anni, condannato dal Tribunale di Palermo a nove anni di reclusione con l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, vuole cambiare la storia italiana. Dalle poche condanne che ha ottenuto nella sua vita, dall'alto della sua "limpidissima" onestà morale ed intellettuale, ha deciso di volerci insegnare la storia, lui, che ha "storicamente" definito eroe uno come Mangano, boss mafioso, che il rimpianto giudice Paolo Borsellino defini come "uno di quei personaggi che ecco erano i ponti, le teste di ponte dell'organizzazione mafiosa nel Nord Italia". Ma si sa, per i pecorones era soltanto uno stalliere, vero? In un'intervista rilasciata a Klaus Davi per KlausCondicio, il primo contenitore di approfondimento politico in Rete, in onda su YouTube, Marcellino Dell'Utri ha il coraggio o meglio, la faccia di bronzo, di rilasciare una dichiarazione del genere: "I libri di storia, ancora oggi condizionati dalla retorica della resistenza, saranno revisionati, se dovessimo vincere le elezioni. Questo è un tema del quale ci occuperemo con particolare attenzione". Caro Dell'Utri, levo "onorevole" perchè non le si addice, ma lei veramente vuole mettere in discussione la storia? Non sto parlando di ideologie, di tifo politico, ma di storia nel senso più oggettivo che possa esistere. Lei si deve mettere in testa che la Resistenza Partigiana è stata una rivolta popolare, fatta da italiani, la parte buona dell'Italia,  contro il proprio passato più oscuro e negativo, rappresentato dalla dittatura nazi-fascista, dalle leggi razziali, dalla guerra, dalle torture, dagli omicidi politici, dalla polizia politica e dalle innumerevoli limitazioni alle libertà fondamentali della persona. Da una parte c'erano gli italiani che, rischiando la loro stessa vita, hanno lottato per gli ideali di patria, libertà, democrazia ed unità nazionale; dall'altra parte c'erano gli italiani, i repubblichini fascisti, che hanno scelto la strada piu facile, quella del più forte, svendendo il proprio paese all'invasore tedesco e continuando con le loro innumerevoli violenze, anche contro donne e bambini. I partigiani, eroi dei nostri tempi, hanno lottato per ridare credibilità internazionale alla nostra amata Patria, per onorare il tricolore italiano "sporcato" dalla barbaria fascista, per creare una nuova Italia, più giusta e soprattutto democratica. Grazie a loro, anche personaggi come Dell'Utri e Berlusconi hanno il diritto di dire quello che vogliono, addirittura sputando sul piatto dove hanno mangiato, mangiano e mangeranno. Ma la storia è questa, non si può cambiare. Chiudo con la secca risposta dell'Anpi (Associazione Nazionale Partigiani d'Italia), di cui sono un fiero membro: "Negli stati civili e democratici a scrivere la storia sono i suoi protagonisti e gli studiosi, in piena libertà e autonomia, non i governi di turno. Un conto è la storia, un altro conto è la propaganda interessata. La storia dell’Italia contemporanea è figlia della Resistenza, la Costituzione della Repubblica ne è il coronamento. L’esternazione gravissima dell’On. Dell’Utri è un motivo ulteriore per vigilare con attenzione e responsabilità sulla pericolosa deriva di destra estrema intrapresa dal Popolo della Libertà". Non posso che condividere. ORA E SEMPRE RESISTENZA.


25 marzo 2008

PER NON DIMENTICARE: LE FOSSE ARDEATINE


«Questo anniversario rappresenta il simbolo del sacrificio della Resistenza italiana - dice Dino Casali, presidente dell´Anpi, associazione italiana partigiani d´Italia - i romani e non solo non possono e non devono dimenticare. Le moderne democrazie devono continuare a tenere viva la memoria. Non si può permettere che i giovani dimentichino cosa sono state le Fosse Ardeatine». Sull'iscrizione commemorativa: "viatori assetati di libertà fummo a caso rastrellati nelle strade e nel carcere per rappresaglia gettati in massa trucidati murati in queste fosse italiani non imprecate mamme e spose non piangete figli portate con fierezza il ricordo dell'olocausto dei padri se lo scempio su di noi consumato sarà servito al di là della vendetta a consacrare il diritto dell'umana esistenza contro il crimine dell'assasinio".
E qualcuno spieghi a Silvio Berlusconi il vero significato della parola "libertà", grazie (perchè non è soltanto uno slogan elettorale, capito pecorones?).


22 gennaio 2008

ARRIVEDERDI COMANDANTE BULOW

Nella foto Arrigo Boldrini (dal sito dell'Anpi)

Non c'è crisi di governo che possa oscurare questo triste addio. Un pezzo della nostra Italia più valorosa ci ha lasciati: si è spento a 92 anni Arrigo Boldrini, il coraggioso comandante Bulow, eroe partigiano.
Liberò Ravenna, la sua città, dai nazifascisti e fu guida ed esempio per tutti quelli che, non solo in quegli anni, lottarono per la libertà. La sua storia comincia nell’agosto del 43 quando, dopo aver combattuto durante la seconda guerra mondiale, decide di aderire al partito Comunista. Dopo l’8 settembre, Boldrini diventa protagonista assoluto della Resistenza in Emilia Romagna. Comandante di brigata, è lui a portare anche in pianura la guerra partigiana, fino a allora immaginata possibile solo sulle colline o sulle montagne. Scelse di stare dalla parte dei buoni, dei giusti, dei coraggiosi, di coloro che volevano far tornare grande la nostra Italia, libera ed indipendente, democratica ed ugualitaria. Ricevette la medaglia d'oro al valor militare, perchè lui si, se la meritò, rischiando la vita per tutti noi e per il suo paese. Queste le motivazioni: "Ufficiale animato da altissimo entusiasmo e dotato di eccezionale capacità organizzativa, costituiva in territorio italiano occupato dai tedeschi due brigate di patrioti che guidava per più mesi in rischiose e sanguinose azioni di guerriglia. Nell'imminenza dell’offensiva alleata nella zona – proseguiva – sosteneva alla testa del propri uomini e per più giorni consecutivi, duri combattimenti contro forti presidi tedeschi, agevolando così il compito delle armate alleate. Successivamente, con arditissima azione, costringeva il nemico ad abbandonare un'importante località portuale adriatica che occupava per primo. Benché violentemente contrattaccato da forze corazzate tedesche e ferito, manteneva le posizioni conquistate, contrastando con inesauribile tenacia la pressione avversaria. Si univa quindi con i propri uomini alle armate anglo-americane, con le quali continuava la lotta per la liberazione della Patria". Walter Veltroni afferma: "Se ne va un pezzo dell'Italia migliore". In un telegramma il presidente del Consiglio Romano Prodi ha ricordato come  «il suo interesse per la libertà di tutti sarà di sicuro esempio per le future generazioni». Ma, Romano Prodi, si dimentica che il popolo delle libertà non ha mai partecipato a nessuna ricorrenza partigiana, a nessuna commemorazione, a niente. Loro sputano sul piatto dove mangiano e sfruttano quella libertà che gente come Boldrini gli ha assicurato. I paladini delle libertà preferiscono partecipare ai raduni di Forza Nuova, di Alternativa Sociale e della Fiamma Tricolore. Tra fascisti, ovviamente, si intendono a meraviglia. Caro Boldrini, ovunque lei sia, sappia che porterò sempre con me il suo ricordo di uomo vero, onesto e soprattutto partigiano. Un uomo che per la libertà di tutti ha messo in pericolo la sua stessa vita. E la libertà di cui parliamo, non è la liberta "venduta a buon mercato" da Berlusconi sulle reti Mediaset e su Panorama. E' la libertà dell'Italia e di tutti gli italiani. Arrivederci comandante Bulow.

ORA E SEMPRE RESISTENZA.


29 novembre 2007

I GIOVANI E LA RESISTENZA: PROPOSTA



Sono preoccupato per come gli italiani stiano dimenticando cosa sia stata la Resistenza ed i valori che essa ha da sempre diffuso. Ogni giorno mi trovo a combattere "verbalmente" con numerosi cittadini italiani (ma è giusto definirli tali?) che infangano senza problemi di coscienza il sacrificio di circa 44700 partigiani, morti per liberare l'Italia da una dittatura nazi-fascista, per la libertà e per la democrazia. Mi domando dove andremo a finire di questo passo e soprattutto chi custodirà i valori della Resistenza Italiana. Quando i nostri nonni non ci saranno più, toccherà a noi farci carico di questo compito, far capire ai più giovani gli ideali che hanno mosso migliaia di italiani, uomini e donne, a rischiare le loro vite per ridare all'Italia un futuro di libertà e giustizia. Uomini e donne che hanno scelto di percorrere questa strada senza sapere dove sarebbero finiti: senza soldi, senza vestiti caldi, senza cibo, senza armi. Dall'altra parte i traditori della nostra nazione, i repubblichini, mercenari alle dipendenze dell'occupante nazista, uomini che hanno venduto la loro morale per quattro soldi ed una divisa nera, per stare dalla parte dei più forti, che hanno perpetrato una serie di stragi ai danni di donne e bambini (Marzabotto, Gorla, Borgo Ticino, Sant'Anna e San Polo in primis). Donne e bambini uccisi perchè magari un repubblichino andava a "spifferare" falsità sul loro conto (nel caso delle donne) e su quello dei loro genitori e mariti. Italiani che mandavano loro concittadini a morire solo per stare dalla parte del più forte, per avere una casa e qualche soldo in tasca. Gli ideali? Non venitemi a dire che la superiorità di una razza  o la vendita della propria Patria siano da considerarsi degli ideali perchè altrimenti andrebbe contro l'onestà intellettuale di ogni persona che si possa definire tale. Ci diranno che i partigiani si mossero soltanto a guerra finita: si risponderà facilmente che dall' 8 settembre 1943 al 25 aprile 1945 non è proprio guerra finita e che dovrebbero fare questa domanda alle famiglie di quei 44700 eroi della Patria che si sacrificarono anche per gente che fa delle domande tanto inopportune e vergognose (2 anni di guerra sono tanti, o vogliamo affermare il contrario?). Ci chiederanno che i partigiani hanno causato troppi morti tra i repubblichini: gli risponderemo con forza che per liberarsi da una dittatura non servono purtroppo solo fiori, sassi e qualche bastone. Ci diranno che dagli americani è venuto il maggior contributo: e noi saremo pronti a dire che questo è fuori discussione ma faremo notare anche che gli stessi americani hanno ringraziato i partigiani per il ruolo svolto durante la campagna italiana (Ecco il testo: «Nel nome dei governi e dei popoli delle Nazioni unite, ringraziamo.... di aver combattuto il nemico sui campi di battaglia, militando nei ranghi dei Patrioti tra quegli uomini che hanno portato le armi per il trionfo della libertà, svolgendo operazioni offensive, compiendo atti di sabotaggio, fornendo informazioni militari. Col loro coraggio e la loro dedizione i patrioti italiani hanno contribuito validamente alla liberazione dell’Italia e alla grande causa di tutti gli uomini liberi. Nell’Italia rinata i possessori di questo attestato saranno acclamati come patrioti che hanno combattuto per l’onore e la libertà.» Così recitava il « Certificato al Patriota» che veniva rilasciato ai partigiani combattenti. Ogni certificato era controfirmato da un ufficiale alleato e da un comandante partigiano. Dopo la Liberazione e il disarmo dei partigiani, i diplomi vennero consegnati dalle autorità di governo, insieme ad una misera pensione, alle migliaia e migliaia di combattenti che, in tutte le città d’Italia, fra torture e fucilazioni, si erano coraggiosamente battuti contro i nazisti e i fascisti di Salò); si tratta di riscatto della nazione amici miei. Ci diranno che la Resistenza è diventata patrimonio esclusivo della sinistra: e senza dubbio gli faremo capire che la resistenza è diventato patrimonio esclusivo della sinistra non solo perche l'80% dei partigiani erano di "sinistra" (ma questo potrebbe anche non interessarci in questa discussione) ma perchè e soprattutto dall'altra parte si sputa sulla Resistenza e sui suoi valori. Aprite le braccia anche voi alla Resistenza e vedrete che diventerà un valore comune, di tutti quanti. Ho letto, approvandolo, che da sinistra non tentiamo l'appropriazione indebita di valori e significati tanto profondi come la resistenza, la liberazione ecc...semplicemente la destra ha sempre tentato di prenderne le distanze, in questo panorama è facile l'associazione partigiano->sinistra e repubblichino->destra. Mai parole furono tante veritiere. La cosa che fa più schifo è che ci sono persone che ancora oggi si permettano di scrivere le seguenti frasi: 

- i fascisti non erano vittime, erano guerrieri, i partigiani non erano delinquenti, erano persone a cui piaceva giocare a nascondino sulle montagne.

- Mi fate pena, la resistenza italiana ha fatto più danni che altro, inventado poi storie come le camere a gas o i campi di concentramento che non erano altro che centri di accoglienza come quelli che abbiamo oggi per gli extra.

- 10...100...1000 partigiani a testa in giù .Priebke libero.

Io mi sento in dovere di fare qualcosa affinchè nessuno abbia la sfrontatezza di voler equiparare un partigiano ad un fascista. Questo non si può. Rispetto per tutti i morti di ambo le parti, questo senza dubbio, ma decisa differenziazione su chi era un giusto e chi no.  Mi rivolgo a chi crede nella Resistenza, bianca o rossa che sia, e gli domando se veramente vuole continuare a subire tale rigurgito fascista e questo totale attacco a ciò che è stato il movimento popolare partigiano.
Penso sia il caso di mobilitarsi, per lo meno qui, su internet. E questo invito deve essere sentito come un dovere di tutti noi, senza distinzioni di partito, di situazione economica o di collocazione geografica.  Magari, come primo passo, possiamo darci come compito quello di scrivere un post al mese sulla Resistenza. Poi chissà, magari creare un blog comune che abbia come tema portante l'antifascismo e la valorizzazione del mondo partigiano. Uniti si può, ma vi prego, dal profondo del mio cuore, di non allentare da questo punto di vista. La Resistenza non è ancora finita, soprattutto per noi giovani. Facciamo in modo che il loro sacrificio non sia stato vano.

Ora e sempre Resistenza


28 novembre 2007

INTERVISTA AD UN PARTIGIANO

 
Ho trovato su YouTube un'intervista ad un partigiano: da un incontro casuale sui lungarni a firenze, una testimonianza lucida delle resistenze di ieri e di oggi. Invito tutti i lettori del mio blog a capire le parole di questo eroe della Patria che decise di rischiare la vita per donare libertà e democrazia agli italiani di domani. In particolare,  ascoltate quando il partigiano trova sbagliato e vergognoso mettere sullo stesso piano "da vivi" coloro che parteciparono alla resistenza con i traditori repubblichini. Ed ascoltate dal minuto 07:00 cosa pensa del signor. Berlusconi e del famoso "sdoganamento" dei neofascisti. Brividi quando afferma che la Costituzione è intoccabile, perchè è una Carta che l'hanno scritta uomini "che avevano 20 anni di galera di fascismo sul groppone" e "le radici, le fondamenta di questa, si devono lasciare intatte, perchè questa Costituzione è stata scritta col sangue della gente che ha dato la vita".
E pensare che li chiamavano ribelli.

Chiudo con una frase che apre l'intervista: "quelli che non sanno ricordare il passato, sono condannati a ripeterlo". Mai frase è stata tanto vera. Povera Patria mia.


8 ottobre 2007

PER NON DIMENTICARE



Proprio nella mattina di ieri, il Presidente della Repubblica ha voluto ricordare la strage di Marzabotto: nel quadro di un'operazione di rastrellemento di vaste proporzioni diretta contro la formazione partigiana Stella Rossa, furono uccise 770 persone italiane dai nazi-fascisti.
 Come dimenticare il fatto più grave: nella frazione di Casaglia di Monte Sole, la popolazione atterrita si rifugiò nella chiesa, raccogliendosi in preghiera. Irruppero i tedeschi, uccidendo con una raffica di mitragliatrice il prete, don Ubaldo Marchioni, e tre vecchi. Le altre persone, raccolte nel cimitero, furono mitragliate: 147 vittime, tra i quali 50 bambini. Fu l'inizio della strage. Ogni località, ogni frazione, ogni casolare fu setacciato dai soldati nazisti e non fu risparmiato nessuno. Ripeto: dopo quasi sei mesi di rastrellamenti, furono uccise 770 persone italiane.
L'eccidio nazifascista di Marzabotto 'rimane profondamente inciso nelle nostre coscienze', lo sostiene il presidente Napolitano.'Non per mantenere vivi sentimenti di odio', spiega il capo dello Stato, ma per ritrovare le ragioni 'della riconciliazione fra i popoli'.Per il presidente della Camera Bertinotti 'tenere viva la memoria' e' 'dovere civile e morale' per tutti; per il ministro Fioroni la scuola ha 'l'obbligo di far conoscere agli studenti di oggi e di domani i fatti storici'.

E ci sono, purtroppo, cittadini italiani, che hanno il coraggio di dimenticare e, soprattutto, di non condannare. Ma non si vergognano?
Io non dimenticherò mai e farò di tutto per non far dimenticare agli altri: perchè il loro sacrificio non sia vano. MAI.


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20 settembre 2007

EQUIPARARE I CADUTI PARTIGIANI CON QUELLI DELLA RSI? MAI!



Nel giorno in cui si decide di tumulare al Monumentale Giovanni Pesce, il partigiano Medaglia d'oro alla Resistenza morto il 27 luglio scorso, il sindaco di Milano, Letizia Moratti  lancia una proposta che sta già facendo discutere: seppellire e ricordare insieme tutti i morti della guerra, partigiani e repubblichini insieme, nel Sacrario di Sant'Ambrogio. 
La proposta ha visto esultare, nel vero senso della parola, i miei amici di An (memori del loro passato!?), e la giusta rabbia dei militanti dell'ANPI di cui io faccio parte. Per questo voglio riportare la relazione di Tino Casali, presidente dell'ANPI, le cui parole quoto e sottoscrivo in pieno. Leggiamole tutti quanti con attenzione (e dopo averle lette, commentiamole insieme, spero, con toni apprezzabili):

http://www.anpi.it/dichiarazioni/casali_180907.pdf

Dopo averle lette, penso che la proposta della Moratti oltre che provocatoria sia sbagliata in toto: sapete come la penso sulla Resistenza (il bene) e la RSI (il male); forse sarò  pure "troppo estremista", ma farò sempre differenza tra chi combatteva per la libertà e chi, sudditi di Hitiler, per negarla; chi ha sacrificato la propria vita per ridare all'Italia credibilità internazionale, libertà di pensiero e di parola, anche a coloro che non la pensavano allo stesso modo, uguaglianza e una democrazia al popolo italiano (tutto). Che rabbia pensare che ci siano in giro tanti "disadattati sociali italiani" che rinnegano i valori e gli ideali della Resistenza partigiana, sputando, nel vero senso della parola, sul piatto dove mangiano...


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7 agosto 2007

QUANDO "ILGIORNALE" DI BERLUSCONI HA PROVATO A DIFFAMARE LA RESISTENZA ITALIANA (FINALMENTE LA CONDANNA)



Conoscete già il mio amore incondizionato per tutti quegli ideali, principi e valori che la Resistenza Italiana ci ha donato, senza contare la mia profonda ammirazione per chi, durante la guerra, ha fatto la scelta di ridare credibilità internazionale al nostro Paese, facendoci stare dalla parte dei giusti, allontanandoci una volta per tutte dal nazi-fascismo
(autore dei crimini più efferati della storia mondiale) e per dare, alla nostra Patria e a tutti i cittadini italiani, un sistema democratico basato sull'uguaglianza e sulla libertà (non la libertà di cui si riempie la bocca il BellaChioma...).
Per questo, a maggio, ho deciso di iscrivermi all'Anpi (Associazione Nazionale Partigiani d'italia) e dare il mio contributo all'antifascismo insieme a coloro che rischiarono la vita per il loro ideale e allo stesso tempo per rendere omaggio e commemorare il sacrificio di migliaia di partigiani, morti veramente per la libertà. Sono antifascista e combatterò sempre qualsiasi tipo di rigurgito di fascismo.

Un commento pervenutomi da poco sul mio blog, mi ha fatto notare una notizia che Repubblica ha pubblicato da poco e che io ho deciso di riportare di seguito (vi avverto, ogni commento infamante la Resistenza potrebbe essere mal digerito dall'autore del blog):

"Nel 1996 Il Giornale scatenò una vera e propria campagna contro i partigiani che compirono l'azione di via Rasella. Quell'attacco che provocò 33 morti e scatenò la rappresaglia delle Ss alle Fosse Ardeatine. Articoli che, in pratica, tendevano a "scaricare" sul gruppo dei gappisti guidato da Rosario Bentivegna, le responsabilità della strage che provocò 335 morti. Ora, però, la Cassazione, confermando la condanna al risarcimento per diffamazione (45 mila euro) a beneficio dei gappisti e di Rosario Bentivegna che li guidava, boccia quella campagna di stampa, ne sottolinea le falsità e condanna il quotidiano di Paolo Berlusconi.
La Cassazione parte da un dato di fatto: l'attentato contro i tedeschi del battaglione 'Ss Bozen', fu un "legittimo atto di guerra rivolto contro un esercito straniero occupante e diretto a colpire unicamente dei militari".
Militari che non erano, come aveva sostenuto Il Giornale "vecchi militari disarmati", ma "soggetti pienamente atti alle armi, tra i 26 e i 43 anni, dotati di sei bombe e pistole".
Ed ancora. Non è vero che il 'Bozen' "era formato interamente da cittadini italiani" in quanto, continuano gli ermellini, "facendo parte dell'esercito tedesco, i suoi componenti erano sicuramente altoatesini che avevano optato per la cittadinanza germanica".
Poi la Cassazione si dedica alla contabilità delle vittime civili dell'attentato. Secondo Il Giornale erano sette. Ma non è così: "Ora nessuno più mette in discussione che le vittime civili furono due". Così come non era vero che dopo l'attentato erano stati affissi manifesti che invitavano gli attentatori a consegnarsi per evitare rappresaglie". Un punto, questo, portato avanti da una certa storiografia revisionista. Per smentire, la Cassazione parte dai fatti. "L'asserzione trova puntuale smentita nel fatto che la rappresaglia delle Fosse Ardeatine era iniziata circa 21 ore dopo l'attentato - dicono i giudici - , e soprattutto nella direttiva del Minculpop la quale disponeva che si tenesse nascosta la notizia di Via Rasella, che venne effettivamente data a rappresaglia già avvenuta".

Ad avviso dei supremi giudici, tutti questi fatti "non rispondenti al vero non possono essere considerati di carattere marginale". E anche se la Corte di Appello di Milano ha riconosciuto che si sarebbero potute esprimere "dure critiche sulla scelta dell'attentato, l'organizzazione, i suoi scopi", questo non basta per mettere in piedi un castello di inesattezze e falsità.
Per questo è da ritenersi "lesiva dell'onorabilità politica e personale" di Bentivegna "la non rispondenza a verità di circostanze non marginali come l'ulteriore parificazione tra partigiani e nazisti con riferimento all'attentato di via Rasella e l'assimilazione tra Erich Priebke e Bentivegna". Un parallelo che Vittorio Feltri, allora direttore del quotidiano, aveva azzardato in un editoriale. (pensate che vergogna!)
Soddisfatto il commento di Bentivegna: "E' la quarta sentenza di un'alta corte italiana, militare penale o civile che ci dà ragione con le stesse motivazioni, ma il il mondo è pieno o di imbecilli o di faziosi ancora disposti a sostenere il contrario. C'è poco da fare..".  Una frase che dovrebbe colpire nel segno, o almeno spero...

Concludo con un altro mio pensiero: i miei amici forzisti hanno esultato per la vittoria di Sarkozy in Francia; ma i miei amici forzisti, purtroppo per loro, non si ricordano che Sarkozy, appena è stato eletto, ha reso omaggio alla Resistenza Francese.  Berlusconi non sapeva nemmeno chi fosse papà Cervi...

ORA E SEMPRE RESISTENZA



30 luglio 2007

RESISTIAMO CONTRO I NUMEROSI RIGURGITI DI FASCISMO IN ITALIA



Come membro dell'
Anpi (Associazione Nazionale Partigiani d'Italia), sento il dovere morale di diffondere, attraverso il mio seguitissimo blog, notizie che ritengo di una gravità assurda, quei rigurgiti di fascismo che dovrebbero far riflettere tutti i cittadini italiani che votano una coalizione (la Cdl) all'interno della quale ci sono esponenti neo-fascisti, che non solo rinnegano il valore della Resistenza, ma inneggiano direttamente al fascismo e alla sua vergognosa storia.

Pochi giorni fa avevo diffuso la notizia delle scritte inneggianti a Erich Priebke, il boia delle Fosse Ardeatine, e alcune settimane fa, avevo parlato del rischio di vedere un fascista all'Istituto per la Resistenza di Verona (fortunatamente, la nostra mobilitazione ha avuto successo e il fascista non avrà modo di infangare l'onore e gli ideali della Resistenza Italiana) e della violenza squadrista durante un concerto a Roma a Villa Ada. Tanti episodi, gravissimi, che fanno pensare a un ritorno molto forte di fascisti e di partiti neo-fascisti nella società italiana. Movimenti di estrema destra che hanno ritirato su la testa, vista la possibilità offertagli da Berlusconi di correre insieme a lui per dare una mano alla Cdl nelle scorse elezioni politiche del 2006. Una alleanza elettorale e forse anche programmatica, che è continuata anche alle scorse elezioni amministrative del 2007: tutti insieme nella grande Casa delle Libertà, dove c'è posto per tutti, fascisti compresi.
Ma le notizie vergognose continuano: è notizia di alcuni giorni fa che il comune di Giulino di Mezzegra  (dove Mussolini è stato giustiziato con l'amante Claretta Petacci) intitolerà una piazza alla morte di Mussolini. Ebbene si, una piazza dedicata a Mussolini. «Sia chiaro - spiega il sindaco Bruno Bordoli, eletto due anni fa in una lista civica - il gesto per noi non ha alcuna valenza politica. Ha soltanto un significato storico e turistico. Storico perché quello che accadde qui quel giorno ha cambiato la storia d’Italia, e non solo, ed è giusto ricordarlo. Turistico perché come primo cittadino voglio fare di tutto per favorire l’afflusso di visitatori. Qui molta gente viene per il lago, ma anche per vedere i luoghi dove accaddero quelle cose». Ebbene si, per i soldi, si calpesta l'onore e la dignità di tutte quelle persone che morirono per ordine del Duce e del fascismo. Perchè? Perchè si devono fare i soldi con il turismo. Non ci sono più valori. Niente di niente.

Inoltre, a Milano, c'è stata la vendita di bottiglie di vino con l'effigie di Mussolini ed Hitler, subito ritirate, che fanno capire bene la sempre più vergognosa presenza di elementi fascisti all'interno della società italiana. Una vergogna che trova fondamento in coloro che giustificano e sminuiscono tali rigurgiti fascisti. Bisogna cominciare che anche da destra si condannino tali vicende.

Io controllo e tengo gli occhi aperti. Fatelo anche voi.
ORA E SEMPRE RESISTENZA.


2 giugno 2007

2 GIUGNO 1946-2007: E' IL GIORNO DELLA REPUBBLICA E DELLA RESISTENZA ITALIANA



Un ringraziamento particolare a tutti coloro che senza paure e timori, si scagliarono contro l'orda di criminali nazi-fascisti per ridare, al popolo italiano, pace, libertà, uguaglianza, democrazia e un'Italia REPUBBLICANA.

Eravate in pochi, ma grazie al vostro coraggio, l'Italia ha riconquistato quel prestigio internazionale, perso e svergognato dalla dittatura fascista.
Molti di voi, speravano e sognavano un'Italia repubblicana: ci siete riusciti.
Sicuramente però speravate in un'Italia diversa.

Da vero militante dell'ANPI, antifascista,
per ricordare la festa della repubblica, riporto l'appello delle organizzazioni partigiane per un ritorno allo spirito che portò alla nascita della Repubblica e al varo della Costituzione Italiana.

APPELLO DELL' ANPI 2 GIUGNO 2007




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24 aprile 2007

25 APRILE 2007



Il post sulla Resistenza Italiana dello scorso anno (25 aprile 2006):

NON C'E' NATALE, PASQUA O IMMACOLATA CHE TENGA.
IL 25 APRILE E' IL GIORNO DELL' ANNO IN CUI CREDO DI PIU' E CHE MI FA SENTIRE ITALIANO VERAMENTE. TANTI GLI EROI ITALIANI, CHE SUBITO DOPO L'ARMISTIZIO  NON HANNO AVUTO TIMORE DI CACCIARE DALLA LORO PATRIA GLI INVASORI TEDESCHI, ALLEATI COI FASCISTI DI MUSSOLINI. EBBENE SI, PERSONE COME NOI, CHE NON HANNO ESITATO A RICONQUISTARE LA LIBERTA' E IL PRESTIGIO INTERNAZIONALE.
FORSE LA GENTE (E MI RIFERISCO AI NEO-FASCISTI) NON SI RENDE CONTO DI QUELLO CHE E' STATA LA RESISTENZA ITALIANA. I FASCISTI SI SONO APPROPRIATI NEL CORSO DEGLI ANNI DEL CONCETTO DI PATRIA, NAZIONE E QUANT'ALTRO. MA SE CI PENSIAMO BENE, LORO DA SEMPRE HANNO VOLUTO SOLO IL MALE DELLA NOSTRA ITALIA. COME SI PERMETTONO OGGI DI RINNEGARE CIO CHE E' STATA LA RESISTENZA...??? COME E' POSSIBILE CHE CI SONO ANCORA PARTITI FASCISTI IN ITALIA??? LORO TRADITORI, LORO CHE NON SANNO CHE VUOL DIRE PATRIA E LIBERTA, LORO CHE NON SI RICORDANO LE LEGGI RAZZIALI DEL 38, LA GUERRA, LE DEPORTAZIONI...CHE NE SANNO LORO.
SE IN ITALIA ORA C'E' LIBERTA, GIUSTIZIA E DEMOCRAZIA, NON E' SICURAMENTE GRAZIE LORO, AI FASCISTI E AI REPUBBLICHINI (CRIMINALI TUTTI!!!), MA BISOGNA INVECE RICONOSCERE IL MERITO DI QUEL PARTITO COMUNISTA TANTO INSULTATO DA BERLUSCONI.
CHE OGGI SIA UN GIORNO DI FESTA, MA ANCHE UN GIORNO DI MEMORIA, CHE NON CI FACCIA DIMENTICARE COSA E' STATO IL FASCISMO E LA DESTRA IN ITALIA E COSA AL CONTRARIO E' STATA LA RESISTENZA ITALIANA E GLI EROI CHE L HANNO PORTATA A COMPIMENTO.
....fischia il vento infuria la bufera scarpe rotte e pur bisogna andar, a conquistare la rossa primavera dove sorge il sol dell'avvenir......
W LA LIBERTA', W L'ITALIA, W LA REPUBBLICA.

AGGIORNAMENTO AL POST DEL 25 APRILE 2006:
La cosa che mi fa male è sentire ancora alcune voci stonate il giorno in cui si celebra la liberazione dell'Italia dall' occupazione nazi-fascista. Voci che tentano di infangare il valore della Resistenza italiana e gli eroi caduti per difendere e il proprio paese.
Oggi è un giorno che deve appartenere a tutti gli italiani, un giorno che non dovrà mai essere dimenticato perchè fa parte della nostra storia. Non smetterò mai di far capire alla gente cosa è stata la resistenza veramente, per carità, anche con i suoi "difetti".
Ma una grande luce, come lo è stata la resistenza italiana, non può essere offuscata da nessuna, seppur minima, zona d'ombra. Si era in guerra, bisognava ridare credibilità al paese; bisognava ridare libertà e democrazia all'italia; bisognava difendere i civili, donne e bambini; bisognava cacciare l'invasore tedesco dai campi italiani; e cosi è stato.
Cosi l'Italia è passata dalle parti "dei buoni", dimostrando che in Italia c'era ancora chi credeva nella liberta, nell'uguaglianza e nella democrazia.




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24 aprile 2007

25 APRILE 1945 - LA LIBERAZIONE: IL DOVERE DI RICORDARE




Ringrazio vivamente il mio stimatissimo amico Izquierdo che mi ha inviato il seguente articolo (scritto ovviamente da lui) riguardo la Resistenza italiana e il 25 aprile:



Le ricorrenze come questa servono a tutti per tenere viva la memoria di un periodo doloroso, per il ricordo di tante vite perse,ma anche una memoria di gioia per la libertà ritrovata. Ricordare oggi quel giorno serve a comprendere gli errori cercando di evitarne di simili e nuovi nel presente e nel futuro.
Oggi è tanto più importante ricordare,perché tutti noi stiamo perdendo,con il passare del tempo,la testimonianza diretta di chi,in quegli anni,ha vissuto sulla propria pelle le privazioni della libertà,la tragedia della guerra,della fame e dell’occupazione militare del nostro paese e una della più grandi vergogne della storia dell’umanità quale sono stati i campi di sterminio e l’annientamento di interi popoli.
Oggi qualcuno vorrebbe cancellare la nostra memoria per impedirci di riflettere su quanto è accaduto,così da cancellare la storia e,nel contempo,le conquiste di chi ha lottato e sacrificato la propria esistenza per la causa della libertà.
In questi anni abbiamo assistito a tanti tentativi in questo senso:

Basti pensare alle pretese di riscrivere la storia nei testi scolastici,ai tentativi di riabilitare il fascismo,di negare l’esistenza della shoah,fino all’ultimo tentativo di riconoscimento della qualifica di militari belligeranti a quanti prestarono servizio militare nell’esercito della Repubblica(presunta ovviamente) Sociale Italiana,confondendo in un unico calderone chi stava dalla parte dei giusti con chi stava dalla parte degli oppressori,chi combatteva per la libertà del nostro paese con chi combatteva per il suo asservimento ai responsabili delle leggi razziali,del genocidio e della guerra.

Noi scegliamo dunque di ricordare.
Ricordare i tanti italiani che sono morti per difendere i valori fondanti della Resistenza e poi della nostra Repubblica.
In questo giorno ci ritroviamo in una dimensione temporale che consente una valutazione sempre più compiuta di quello che è stato il significato della Resistenza nella storia italiana e insieme viviamo una stagione politica che impone di richiamare il valore di quella vicenda storica come estremamente attuale per le sorti del nostro sistema democratico.
Oggi è il momento in cui si ricordano gli avvenimenti di allora,ma è anche il momento in cui occorre riflettere sul senso generale che la Resistenza ha avuto e tuttora ha,nella storia della nostra Patria.
La Resistenza italiana ha avuto caratteri e complessità del tutto peculiari in quanto essa ha costituito non solo e non tanto,come negli altri paesi europei,la continuazione di una guerra provvisoriamente perduta,quanto perché essa è stata la rivolta di un paese contro il proprio passato più oscuro e negativo.
In sintesi la Resistenza italiana fu la lotta contro il nazi-fascismo di un paese che era stato fascista e alleato del nazismo.
E’ da questo indiscutibile dato di fatto che nasce il carattere più marcatamente politico della Resistenza italiana,consistente non solo nel suo obiettivo di liberazione nazionale,ma di costruzione,in prospettiva,di una nuova identità istituzionale e politica.

Esiste una continuità profonda tra le idee e i principi elaborati dagli esponenti del C.L.N. e le affermazioni via via contenute nella Costituzione.
L’incontro e,a volte,lo scontro e la dialettica esistente durante la stesura,sono evidenti nei resoconti dei lavori delle 75 persone deputate alla stesura della costituente e poi nel dibattito seguito nelle sedute plenarie.
Ma più ancora che in questa origine,che condusse a compromessi sempre più di alto profilo,l’essenza della Costituzione deve essere colta nella tensione,nelle speranze,nella esperienza collettiva,permeata di forte valenza etica,che animò la lotta antifascista e di cui rappresenta l’eredità più persuasiva.
In particolare,la prima parte della Costituzione,quella formata dai 12 articoli dei principi fondamentali e dagli articoli dal 13 al 54 dei diritti e doveri dei cittadini,va letta sullo sfondo della grande tragedia che fu la seconda guerra mondiale,vale a dire dell’invasione dell’Europa continentale,della privazione delle libertà individuali e di interi popoli,di vagoni piombati pieni di disgraziati mandati a morte nei campi di sterminio,della deportazione politica e razziale,dell’annientamento di intere città sotto i bombardamenti.
Non può,non può,in tal modo sfuggire,tutto il valore delle affermazioni contenute nella Costituzione sui diritti inviolabili della persona,dei doveri di solidarietà economica,politica e sociale,delle pari dignità senza distinzione di sesso,razza o religione e,infine,il ripudio della guerra come strumento di offesa alla libertà di altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.
A fronte di un conflitto che intendeva affermare la volontà di potenza e di dominio esclusivo di un popolo e di una razza superiore su tutti gli altri,nella Costituzione si afferma il principio di limitazione della sovranità dello Stato nel quadro di un ordinamento che assicuri pace e giustizia fra i popoli.
Proiettando questi pensieri sulla realtà del presente non si può negare la loro estrema attualità:
un’esperienza recente di guerra,non ancora conclusa,che sta decimando il popolo Irakeno,da unirsi alla memoria di un tragico passato,per indicare ancora una volta agli abitanti del pianeta che soltanto la via della pace,della solidarietà ,della giustizia ,dello sviluppo equo e sostenibile ,può salvarci dall’autodistruzione.
Aver tentato di ridurre a carta straccia la nostra Costituzione è quindi stato anche un tentativo di cancellare i valori della Resistenza italiana,dopo la tragedia della guerra e l’esperienza del tutto negativa del fascismo.
E’ evidente quindi che sui concetti che sono espressi nella Costituzione non si possono fare concessioni di alcun genere,in quanto costituiscono le fondamenta e i pilastri portanti del vivere democratico.

fine.

Commento di RinascitaNazionale
Lasciatemi affermare che concordo con le parole di Izquierdo in maniera totale.
Spero che tutti questi articoli riguardanti la Resistenza che sto postando sul mio blog, facciano riflettere, almeno un pò, tutti coloro che ancora oggi si dichiarano fascisti, che inneggiano a Mussolini e non provano vergogna nell'appoggiare tutte quelle leggi liberticide e razziste da lui realizzate, dimenticando i morti, civili e non, causati da quella mente folle che fu il duce
Per me, tutti coloro che si dichiarano fascisti in Italia, e purtroppo sono tanti, sono soltanto dei disadattati sociali.




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23 aprile 2007

RINASCITA NAZIONALE E LA RESISTENZA ITALIANA



Come avete potuto notare, il sottoscritto, appartenente alla sinistra patriottica, quella sinistra che si rispecchia in toto negli ideali, nei principi e nei valori della Resistenaza italiana, sui quali si fonda la Repubblica italiana, sente particolarmente, nel profondo del proprio cuore, il 25 aprile, giorno in cui non solo si festeggia la liberazione dall'invasore nazista e dal nemico fascista, ma si rende omaggio a tutti i cittadini italiani, quelli veri, che morirono per ridare libertà e credibilità alla propria Patria. Una PATRIA che, come la storia italiana ci insegna, sta a cuore soltanto a noi uomini di sinistra; un valore che la destra ci ha rubato.

Esistono ancora persone che criticano ciò che è stata la Resistenza.
Ma mi dilungherò su queste considerazioni nel post del 25 aprile.

Comunque ho deciso, che almeno fino al 26 aprile, il blog RinascitaNazionale, tratterà soltanto temi legati alla resistenza italiana. Per non dimenticare, mai.




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25 marzo 2007

CONTRO IL FASCISMO E IL NEO-FASCISMO.



In questi giorni ho notato un forte rigurgito di persone, donne e uomini, che, senza nessun problema, si dichiarano apertamente fasciste.
Senza vergogna, giurano amore eterno a Mussolini e alle sue opere (distruttive), appoggiando le leggi razziali, le deportazioni, le torture, i campi di concentramento, gli eccidi, la guerra e tutto ciò che di male ha portato il regime fascista in Italia.
Sottolineo per l'ennesima volta, in ITALIA.  Perchè un italiano ha venduto la propria patria all'invasore tedesco, portandola alla rovina economica, sociale e culturale.
Il fascismo è stato, per il nostro paese, il male assoluto, senza se e senza ma: non erano garantite le libertà fondamentali, non c'era il rispetto della legalità, non c'era nessun aspetto positivo. E ripetiamolo tutti insieme: in ITALIA, e non altrove.

Il fatto che, ancora oggi, ci siano persone che si dichiarano fasciste, infangando l'onore di chi si è sacrificato per ridare credibilità al nostro paese, libertà e democrazia, liberandolo dallo sporco invasore nazista, è uno scandalo, anzi, una vergogna nazionale.
Mi chiedo e vi chiedo: come può una coalizione che si chiama "Casa delle Libertà", allearsi con questi partiti dichiaratamente fascisti?
Sarei ben lieto che i miei amici di ForzaItalia, dell'Udc e di AlleanzaNazionale, condannino tale presenza nella loro coalizione,
perchè la ritengo, fortemente anticostituzionale e contraria allo spirito patriottico su cui si fonda la nostra repubblica.

ll mio blog, come tutti hanno potuto notare, è frequentato da più persone dichiaratamente fasciste.
Cerchiamo di aprire gli occhi a questi "personaggi" e lo chiedo a tutti voi, senza fare nessuna distinzione politica. Questo è un problema che riguarda tutti noi.

Per fare in modo che nessuno, in futuro, affermi delle assurdità cosi vergognose: " per l'assalto di via rasella quale pezzo d'italia è stato liberato?" 
Anche perchè proprio ieri ricorreva la commemorazione della strage delle Fosse Ardeatine.

Grazie dell'attenzione.




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27 novembre 2006

SCUSATE......SE SONO INNAMORATO DELLA RESISTENZA E ODIO A MORTE CHI LA CALPESTA..


http://www.youtube.com/watch?v=CaEMVK1lnOQ

Aprite le orecchie cari fascisti e forzisti di tutta Italia.Ascoltate le parole di un uomo che è stato partigiano e che crede nei valori della Resistenza.

Io, come lui, AMO LA RESISTENZA, AMO I VALORI CHE HA TRASMESSO, E' IL MIO CREDO, IL MIO VIVERE.Chi adesso infanga la resistenza non merita il mio rispetto.

Il centro-destra infanga ogni giorno l'onore di tutti quei ragazzi, donne, uomini che morirono per la libertà e per la democrazia. Hanno un leader che non sa nemmeno cosa sia la Resistenza, si allea con la Mussolini, con gli "indipendentisti" leghisti.

Ascoltate le parole di Bocca, e vergognatevi.Fate le lezioni di moralità a me. Finchè non riconoscerete il ruolo della resistenza in Italia non avrete mai il mio rispetto.Se adesso avete la possibilità di dire tutte le vostre corbellerie, è perchè tanti ragazzi/e, uomini e donne, combatterono contro il regime, contro il duice, contro i fascisti, contro la dittatura.

Ma voi, che non avete ideali, queste cose non le potete capire...




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12 novembre 2006

L'ASSOCIAZIONE NAZIONALE PARTIGIANI D'ITALIA RISPONDE A GIAMPAOLO PANSA.



L'ANPI SU LA GRANDE BUGIA DI GIAMPAOLO PANSA.

L’Associazione nazionale partigiani d’Italia, ANPI, ritiene opportuno formulare una valutazione delle tesi e dei contenuti che compaiono nell’ultimo libro del giornalista Giampaolo Pansa La grande bugia, considerata la diffusione mediatica che esso ha di recente avuto e affinché si conosca l’opinione di coloro che, oltre 60 anni or sono, alla lotta di Liberazione nazionale hanno direttamente partecipato spesso in forme e attraverso esperienze diverse.

È il caso di considerare in primo luogo le cosiddette “bugie” che a detta dell’autore concorrerebbero a creare la “grande bugia”, che investirebbe tutta la Resistenza, vale a dire il percorso storico, doloroso e drammatico, attraverso il quale gli Italiani, dall’8 settembre 1943 alla fine delle seconda guerra mondiale si batterono contro il nazismo ed il fascismo della Rsi aprendo la strada ad una nuova Italia, un’Italia democratica.
Il nucleo essenziale del pensiero di Pansa consiste nell’affermazione secondo cui i dirigenti e i militanti della componente politica comunista che partecipò come forza essenziale all’organizzazione e alla conduzione della Resistenza, avrebbero inteso la lotta contro i nazisti che erano divenuti occupanti spietati del nostro Paese e contro i fascisti di Salò che si erano posti al loro servizio, soltanto come una prima fase alla quale avrebbe dovuto seguire, con la forza delle armi, l’instaurazione di un regime autoritario di stampo sovietico anziché una democrazia parlamentare di tipo occidentale. Essenzialmente per questo la Resistenza, così come rappresentata, descritta e celebrata dalla cosiddetta “vulgata antifascista” sarebbe una bugia.
Si tratta, con evidenza, di affermazioni prive di qualsiasi fondamento storico, in quanto contraddette dallo svolgimento dei fatti di quell’epoca, così come sono offerti alla nostra valutazione e alla stessa memoria dei superstiti della lotta di allora.
In realtà la componente comunista della Resistenza, così come il Pci, hanno sempre assunto decisioni volte all’instaurazione di un sistema politico pluralistico e democratico di tipo occidentale e non certo di una qualsiasi forma di dittatura proletaria. Ciò è dimostrato dalla loro partecipazione paritaria ai Comitati di Liberazione Nazionale sorti dopo l’8 settembre 1943 in tutta l’Italia occupata con il compito di riunire in uno sforzo unitario i partiti politici antifascisti (liberale, d’azione, democratico-cristiano, socialista, comunista); dalla loro partecipazione, pur essa paritaria con gli altri partiti, al secondo governo Badoglio e ai governi Bonomi che ebbero vita nell’Italia liberata del Sud; dal loro concorso all’elaborazione del percorso istituzionale attraverso il quale, particolarmente dopo la Liberazione di Roma avvenuta nel giugno 1944, fu progettato e attuato il mutamento della forma istituzionale dello Stato da monarchia a repubblica e infine dal loro contributo al progetto costituente e alla formulazione della nuova Costituzione repubblicana sotto la guida presidenziale del comunista Umberto Terracini. Non senza ricordare che tutti i partiti antifascisti, compresi i comunisti, furono d’accordo nell’attribuire il comando unitario del Corpo Volontari della Libertà (CVL) al generale Raffaele Cadorna, ufficiale di carriera, a-politico, designato congiuntamente dal governo del Sud e dagli alleati anglo-americani.
Per altro verso, tutti noi rappresentanti dell’ANPI siamo in grado di ricordare e testimoniare che oltre 60 anni or sono facemmo la scelta di passare alla lotta armata contro l’occupante tedesco della nostra Patria e contro il secondo fascismo spinti non dalla prospettiva, in un secondo tempo, di instaurare una dittatura comunista, bensì interpretando l’aspirazione semplice e profonda alla libertà e alla pace di un popolo stanco e prostrato dalla guerra, che aveva aperto gli occhi sulla reale essenza del fascismo.
La storia può essere costruita e scritta soltanto sui fatti realmente accaduti che sono quelli sopra richiamati e non, come fa Pansa, sulle irrealizzate intenzioni che possono esservi state di alcuni dirigenti o militanti comunisti.
 
Di problematica conciliazione risulta poi l’iniziale affermazione dell’autore – «rammento che la Resistenza è, da sempre, la mia patria morale» – con un’opera divenuta da subito vessillo di coloro che coltivano antiche e profonde nostalgie.
La metodologia della ricerca impone che le intenzioni dei soggetti storici siano messe in relazione e interpretate alla luce della temperie generale di specifici periodi, quali gli anni del dopoguerra e della Guerra fredda, caratterizzati dall’amnistia di Togliatti, l’oblio sul collaborazionismo, la progressiva riabilitazione delle persone compromesse col regime, l’insabbiamento e archiviazione dei procedimenti giudiziari a carico dei responsabili delle stragi naziste, i processi penali e forme di discriminazione politica e sociale a carico degli ex partigiani. Addebitare allo spirito resistenziale la responsabilità morale di violenze e omicidi avvenuti in un contesto storico decisamente mutato rispetto agli anni precedenti a causa della rottura dell’unità antifascista, significa voler ignorare la volontà di liberare il Paese dal nazifascismo che accomunò tutte le forze patriottiche, fossero esse comuniste o cattoliche, socialiste o liberali, azioniste o monarchiche.

Secondo Pansa le altre “bugie” riguarderebbero il consenso popolare al fascismo che fu grande e maggioritario anche dopo l’entrata in guerra dell’Italia; il numero effettivo dei partecipanti alla lotta partigiana che sarebbe stato inferiore a quello celebrato dalla “vulgata antifascista”; l’ampiezza della cosiddetta “zona grigia” di coloro che non si schierarono a favore di nessuna delle parti in lotta, che sarebbe stata superiore a quanto generalmente ammesso dagli storici; il sostegno alla Resistenza delle popolazioni contadine che a sua volta sarebbe stato minore di quanto celebrato dall’antifascismo; il grado di coesione fra le varie componenti della Resistenza armata, che spesso sarebbe venuto meno con conseguenze anche tragiche.
Tutte queste affermazioni sono affidate a valutazioni approssimative, ignorando che almeno da vent’anni a questa parte la storiografia più seria e accreditata ha approfondito criticamente ciascuno dei suddetti argomenti, fornendo dati e valutazioni esenti da ogni amplificazione retorica. A fronte di queste problematiche l’autore si presenta come un cavaliere con la lancia in resta che tende a sfondare porte ormai da tempo aperte.
Gli storici contemporaneisti non hanno infatti aspettato le sollecitazioni di Pansa per operare seri e analitici studi sul biennio 1943-’45. L’aspetto più anacronistico di La grande bugia è che il suo autore sembra avere come riferimento una produzione storiografica ormai decisamente superata e forse da lui poco o per nulla conosciuta. Basti osservare come alcune tra le opere più significative e documentate di questi ultimi anni – da Una guerra civile di Claudio Pavone a La repubblica delle camicie nere di Luigi Ganapini, da La Resistenza in Italia di Santo Peli alla copiosa produzione saggistica della rete degli Istituti storici della Resistenza – abbiano sviscerato, con rigore scientifico, temi e vicende che Pansa presenta come inedite e mai trattate.

Un’ultima osservazione. Noi “uomini di marmo”, come Pansa ci definisce, siamo oggi qui a discutere e confrontarci con lui. Se avessero vinto “loro”, da tempo le nostre bocche (e anche quella di Pansa probabilmente) sarebbero state tappate. Per sempre.

Roma, 8 novembre 2006

grazie al sito on-line dell'ANPI.

Grazie eroi della Patria. 
Grazie di averci dato libertà, credibilità internazionale e un paese democratico, soprattutto antifascista. Anche se oggi questi "rigurgiti" fascisti cominciano ad essere veramente troppi e fuori luogo.

A voi l'onore e la gloria.




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