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RinascitaNazionale
Blog della sinistra italiana, Patriottica e Partigiana (a cura di Claudio Barocci)
 
 
 
 
           
       




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"GRAZIE EROI DELLA PATRIA"



 
24 dicembre 2007

I PALADINI DELLE LIBERTA' E IL CASO SACCA'-BERLUSCONI



I paladini delle libertà, o meglio, quelli che ultimamente sono stati battezzati da Berlusconi come i missionari delle libertà, hanno ben deciso di insabbiare al più presto la vergognosa vicenda che vede protagonista il loro nume protettore: mi riferisco all'intercettazione telefonica della conversazione tra Agostino Saccà e il suddetto Silvio Berlusconi.
I miei amici del Giulivo e di Tocqueville, da bravi sudditi,  hanno fatto finta di niente, chiudendo gli occhi per l'ennesima volta su una nuova e vergognosa performance del loro padre-padrone. In parole povere, Agostino Sacca, direttore generale della Rai (Rai azienda pubblica, che noi tutti paghiamo), lavorava giorno e notte per favorire Silvio Berlusconi, chi gli sta intorno e la stessa Mediaset. Ma andiamo con ordine: chi chiama per primo è proprio Sacca, il quale vuole lanciare un allarme, avvertire il "capo" che alcuni membri del Cda della Rai, quelli della Casa delle Libertà, non si comportano come dovrebbero. Saccà sembra un caratterista del cinema italiano degli anni 50. Prima di fare la spia esagera negli elogi: «Lei è sempre più amato nel paese... guardi glielo dico senza nessuna piangeria (piaggeria forse, ma anche piangeria è vocabolo stupendo)... c'è un vuoto... che lei copre anche emotivamente». La spalla deve fare proprio questa parte, giusto perché il primo attore abbozzi. Così a Berlusconi viene servita su un piatto d'argento la battuta: «Socialmente, mi scambiano... mi hanno scambiato per il Papa». Mancano solo gli applausi. La telefonata segue questo andamento: inizia dai massimi sistemi (il Cda della Rai) e finisce con le girls. In realtà le girls sono sempre presenti e a poco a poco si rivela come l'elemento determinate dell'«operazione libertaggio»: le frasi, i silenzi, le descrizioni, le allusioni compongono un album di fisionomie auditive, il ritratto tragicomico e inconfondibile di questo nostro inguaribile Paese. Totò e Peppino. Per le rispettive segretarie, l'uno è Presidente e l'altro Direttore. Ma dal tono della telefonata i ruoli si precisano meglio. Berlusconi è il Capo e da del tu al sottoposto. Saccà invece si attiene a un deferente, fantozziano lei: «Presidente io la disturbo per questo, per una cosa fondamentale, volevo dirle alcune cose della Rai importanti... Li richiami lei all'ordine ». Il capo prende nota e ogni tanto, stancamente, chiede favori. Epiteti. Quando ci vogliono ci vogliono. Giuliano Urbani «fa lo stronzo» e «fa altre cazzate», la Lega cede «per un piatto di lenticchie», Giovanna Bianchi Clerici, membro del Cda in quota Lega, è "la soldatessa".  Visto che Saccà ha chiamato, e che poi in settimana devono vedersi, Berlusconi ne approfitta per piazzare due signorine, Elena Russo ed Evelina Manna, «dilaniato dalle pretese di coso». Coso non ha un nome ma nella sceneggiata funziona benissimo. Per la signorina Russo le cose non devono essere andate tanto bene ma il fido Saccà promette e tranquillizza: «C'è un progetto interessante... adesso io la chiamo». Per la signorina Manna le cose sono un po' più complicate (intanto i due non hanno il suo numero di telefono e Berlusconi consiglia di cercarlo su Internet, geniale!), oscillano tra i meandri di una vita politica regolata sulle astuzie di Talleyrand e le grandi manovre in stile «Giovannona coscia lunga». Insomma, c'è qualcuno della maggioranza cui sta a cuore questa Manna del cielo in cambio di un trasloco politico (il Capo: «Io sto cercando... di aver la maggioranza in Senato... e questa Evelina Manna può essere... perché mi è stata richiesta da qualcuno... con cui sto trattando»). Saccà capisce al volo: «Presidente... a questo proposito, quando ci vediamo, io gli posso dire qualcosa che riguarda la Calabria... interessante». Poi, una nuova caduta di stile: "in Rai? Ci lavorano soltanto raccomandati, di sinistra, e prostitute". Queste la parole del leader delle libertà (sempre le sue). Cioè, ci rendiamo conto si o no della gravità della faccenda? Il direttore generale della televisione di Stato, pubblica, lavorava per il principale concorrente della stessa (favorendo in maniera smisurata quello che "non avrebbe toccato una pianta in Rai"). Se una cosa del genere fosse successa in Usa o in GranBretagna, o in qualsiasi altro paese civile, si parlerebbe di scandalo. Qui niente, è tutto cosi tranquillamente accettato, come se ormai fosse una cosa normale. I paladini delle libertà, accettano tutto: per loro, ogni malefatta del padrone, è cosa buona e giusta. Il resto è comunista. Ma di illiberale, cari i miei paladini delle libertà, c'è rimasto solo il vostro padrone: se non ci credete, ascoltate l'audio dell'intercettazione telefonica della conversazione tra Saccà e Berlusconi. E ripeto, non si tratta di fictions, che a voi piacciono tanto, ma di pura realtà politica. Vergogna.


21 novembre 2007

MEDIARAI

rai, cattaneo, del noce

Immaginiamo di tornare indietro nel tempo, di accendere la televisione e di voler guardare un telegiornale o un programma che parli di politica durante gli anni berlusconiani. La scelta di un telegiornale rimane piuttosto imbarazzante: il Tg1 di J.Mimun? Il Tg2 di Mazza? Il Tg4 di Fede? Il Tg5 di Rossella? StudioAperto di Giordano? Vabbè ci guarderemo il Tg3, sperando che Berlusconi non voglia sostituire il direttore con un Belpietro qualsiasi. "Giustamente", i miei amici forzisti-fascisti, i paladini delle libertà, gridavano contro Telekabul perchè vista come unica voce fuori dal coro, unica voce che metteva i bastoni fra le ruote al loro padrone. Non vogliamo vedere i telegiornali? Va bene, ci guarderemo un programma di approfondimento politico: Vespa su RaiUno? Mentana su Canale5? Socci su RaiDue2? Del Debbio o Belpietro? Biagi, no, non c'è, cacciato via. Santoro? Per carità? La Guzzanti? Ma scherziamo!? Tutto deve essere funzionale al leader della Cdl, Silvio Berlusconi. Ora torniamo al presente e aggangiamoci all'ultima notizia riguardo il mondo dell'informazione in Italia: si attesta, dalle intercettazioni telefoniche - realizzate tra la fine del 2004 e la primavera del 2005 - allegate all'inchiesta sul fallimento della "Hdc", la holding dell'ex sondaggista del Cavaliere, Luigi Crespi, che le due superpotenze nazionali della tv, che avrebbero dovuto competere aspramente per la conquista dell'audience e  fare a gara nella pubblicazione di servizi esclusivi, in realtà si scambiavano informazioni sui palinsesti, concordando le strategie informative nel caso dei grandi eventi della cronaca ed orchestrando i resoconti della politica. Su tutto, la grande mano di Silvio Berlusconi e dei suoi collaboratori, che quotidianamente tessevano la tela, facevano decine, centinaia di telefonate e si scambiavano notizie importanti. Chi riguarderebbe la vicenda? Debora Bergamini, ex assistente personale di Berlusconi e, all'epoca, dirigente della Rai, e Niccolò Querci, pure lui ex assistente di Berlusconi e, all'epoca, numero tre delle televisioni Mediaset. Ma come si sarebbe organizzata questa famosa Media-Rai? Il direttore del Tg1 informa la Bergamini e la rassicura sul fatto che le notizie più spinose saranno relegate in coda al servizio di giornata. Fabrizio Del Noce cuce e ricuce, assicurando che Bruno Vespa, nella sua trasmissione, accennerà "al Dottore in ogni occasione opportuna". Querci, insieme al gran capo dell'informazione Mediaset, Mauro Crippa, cuce sul versante opposto. E arriva fino ad occuparsi delle vicende del festival di Sanremo (quell'anno affidato a Paolo Bonolis), cioè della trasmissione di massimo ascolto dell'azienda che dovrebbe essere concorrente. E poi ancora, le fibrillazioni in due fasi delicate: la morte del Papa e le elezioni amministrative dell'aprile 2005. L'allora presidente Ciampi è pronto per una dichiarazione a reti unificate per onorare Giovanni Paolo II? La Bergamini allerta prima l'assistente personale del Cavaliere e poi Del Noce per preparare una performance parallela dell'inquilino di Palazzo Chigi. E ad essere allertato è anche il "rivale" Crippa. Le elezioni sono andate male? Bisogna "ammorbidire" i resoconti sui risultati elettorali. La Bergamini contatta Querci e con lui concorda la programmazione televisiva.(per i dettagli sui verbali cliccare qui).

E noi stiamo ancora a parlare di partito del popolo delle libertà? Ma quale libertà? La libertà di fare quello che cavolo gli pare? Quella di creare un unico polo mediatico a favore di un unico personaggio politico? Ma che siamo arrivati ai livelli della Romania di Ceausescu? Berlusconi critica tanto i regimi comunisti, ma qui, l'unico vero comunista, sembra solo e soltanto lui e tutti i pecoroni che gli vanno dietro e non aprono gli occhi. Ora ci diranno che la guardia di finanza è comunista. Ed intanto loro si comportano da perfetti illiberali. E pensare che il Cavaliere parlava di televisioni tutte in mano ai comunisti. Mi domando cosa altro deve succedere per far svegliare i tanti cittadini italiani. Povera Italia mia, che fine che hai fatto. Quasi quasi ti preferivo prima.



 

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