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RinascitaNazionale
Blog della sinistra italiana, Patriottica e Partigiana (a cura di Claudio Barocci)
 
 
 
 
           
       




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"LA REPUBBLICA ITALIANA E' FONDATA SUI VALORI DELLA RESISTENZA PARTIGIANA".

"L'AMOR PATRIO E' SEMPRE APPARTENUTO ALLA SINISTRA ITALIANA: DAL RISORGIMENTO ALLA RESISTENZA".


Una d'arme, di lingua, d'altare,
di memorie, di sangue e di cor.

(A. Manzoni, Marzo 1821)



Qui si fa l'Italia o si muore!












"GRAZIE EROI DELLA PATRIA"



 
5 novembre 2008

BARACK OBAMA - YES WE CAN



Che vittoria schiacciante: Barack Obama diventa il 44esimo presidente degli Stati Uniti con un bottino straordinario di Stati che include la Virginia, la Florida, la Pennsylvania, l'Ohio, il Colorado, il New Mexico, il Nevada (tutti gli Stati che erano incerti alla vigilia del voto e che tendenzialmente sono "repubblicani"). Dato su cui ragionare è anche l’affluenza alle urne che è andata oltre il 64% (i "nuovi", secondo vari sondaggi, per la maggior parte hanno scelto Obama). «Yes, we can»: “Sì, possiamo” diventa «Il credo americano». Di milioni di americani. Incuranti del fattore "razza", hanno portato un uomo "afro-americano", di idee ampiamente progressiste, al vertice del più importante paese del mondo. George Bush, "the worst president of ever", dopo la totale politica fallimentare da lui (o chi per lui) portata avanti, lascia la Casa Bianca: il mondo può tirare finalmente un sospiro di sollievo (a parte i paladini delle libertà, seguaci del pensiero "berluscoide"). Intanto, mentre procede lo spoglio delle schede, appare anche chiaro che i democratici consolidano la maggioranza alla Camera e al Senato. Unica nota stonata? Il leader dei paladini delle libertà, Silvio Berlusconi, il quale ha esplicitamente affermato: "Posso dare consigli a Barak Obama" e "Sono assolutamente certo che l'amicizia e la collaborazione tra i nostri due Paesi continuerà a crescere e a rafforzarsi". Qualcuno gli spieghi che Barak Obama non ha bisogno dei consigli di Zio Silvio (visto come sta riducendo lo stato italiano) e che McCain, il candidato repubblicano che sosteneva e supportava ha perso e che non può essere amico di tutti sempre e comuque. Ci vuole coerenza Silvio, coerenza. Hai puntato sul cavallo sbagliato, ci dispiace. Hai scelto l'amico Bush e il fido McCain, non Obama. Come ha affermato Veltroni, segretario del Partito Democratico in Italia: "Se il vento gira in America poi gira anche da questa parte, questa notte ce la ricorderemo per tutta la vita. L'America ha fatto una scelta di coraggio ed è una buona notizia per il mondo intero''. Veltroni poi ironizza su Silvio Berlusconi:  "Il governo non va bene e se farà anche questa operazione di parteggiare per Obama sarebbe una cosa grottesca". Non grottesca caro Walter, ma sarebbe la solita "berlusconata pecoreccia" che piace tanto ai pecorones nostrani. Per chiudere, mando le mie congratulazioni al nuovo presidente degli Stati Uniti d'America, Barack Obama. Buon lavoro Mr.President. Yes, we can. Silvio? No, he can't.


22 gennaio 2008

ARRIVEDERDI COMANDANTE BULOW

Nella foto Arrigo Boldrini (dal sito dell'Anpi)

Non c'è crisi di governo che possa oscurare questo triste addio. Un pezzo della nostra Italia più valorosa ci ha lasciati: si è spento a 92 anni Arrigo Boldrini, il coraggioso comandante Bulow, eroe partigiano.
Liberò Ravenna, la sua città, dai nazifascisti e fu guida ed esempio per tutti quelli che, non solo in quegli anni, lottarono per la libertà. La sua storia comincia nell’agosto del 43 quando, dopo aver combattuto durante la seconda guerra mondiale, decide di aderire al partito Comunista. Dopo l’8 settembre, Boldrini diventa protagonista assoluto della Resistenza in Emilia Romagna. Comandante di brigata, è lui a portare anche in pianura la guerra partigiana, fino a allora immaginata possibile solo sulle colline o sulle montagne. Scelse di stare dalla parte dei buoni, dei giusti, dei coraggiosi, di coloro che volevano far tornare grande la nostra Italia, libera ed indipendente, democratica ed ugualitaria. Ricevette la medaglia d'oro al valor militare, perchè lui si, se la meritò, rischiando la vita per tutti noi e per il suo paese. Queste le motivazioni: "Ufficiale animato da altissimo entusiasmo e dotato di eccezionale capacità organizzativa, costituiva in territorio italiano occupato dai tedeschi due brigate di patrioti che guidava per più mesi in rischiose e sanguinose azioni di guerriglia. Nell'imminenza dell’offensiva alleata nella zona – proseguiva – sosteneva alla testa del propri uomini e per più giorni consecutivi, duri combattimenti contro forti presidi tedeschi, agevolando così il compito delle armate alleate. Successivamente, con arditissima azione, costringeva il nemico ad abbandonare un'importante località portuale adriatica che occupava per primo. Benché violentemente contrattaccato da forze corazzate tedesche e ferito, manteneva le posizioni conquistate, contrastando con inesauribile tenacia la pressione avversaria. Si univa quindi con i propri uomini alle armate anglo-americane, con le quali continuava la lotta per la liberazione della Patria". Walter Veltroni afferma: "Se ne va un pezzo dell'Italia migliore". In un telegramma il presidente del Consiglio Romano Prodi ha ricordato come  «il suo interesse per la libertà di tutti sarà di sicuro esempio per le future generazioni». Ma, Romano Prodi, si dimentica che il popolo delle libertà non ha mai partecipato a nessuna ricorrenza partigiana, a nessuna commemorazione, a niente. Loro sputano sul piatto dove mangiano e sfruttano quella libertà che gente come Boldrini gli ha assicurato. I paladini delle libertà preferiscono partecipare ai raduni di Forza Nuova, di Alternativa Sociale e della Fiamma Tricolore. Tra fascisti, ovviamente, si intendono a meraviglia. Caro Boldrini, ovunque lei sia, sappia che porterò sempre con me il suo ricordo di uomo vero, onesto e soprattutto partigiano. Un uomo che per la libertà di tutti ha messo in pericolo la sua stessa vita. E la libertà di cui parliamo, non è la liberta "venduta a buon mercato" da Berlusconi sulle reti Mediaset e su Panorama. E' la libertà dell'Italia e di tutti gli italiani. Arrivederci comandante Bulow.

ORA E SEMPRE RESISTENZA.


24 dicembre 2007

I PALADINI DELLE LIBERTA' E IL CASO SACCA'-BERLUSCONI



I paladini delle libertà, o meglio, quelli che ultimamente sono stati battezzati da Berlusconi come i missionari delle libertà, hanno ben deciso di insabbiare al più presto la vergognosa vicenda che vede protagonista il loro nume protettore: mi riferisco all'intercettazione telefonica della conversazione tra Agostino Saccà e il suddetto Silvio Berlusconi.
I miei amici del Giulivo e di Tocqueville, da bravi sudditi,  hanno fatto finta di niente, chiudendo gli occhi per l'ennesima volta su una nuova e vergognosa performance del loro padre-padrone. In parole povere, Agostino Sacca, direttore generale della Rai (Rai azienda pubblica, che noi tutti paghiamo), lavorava giorno e notte per favorire Silvio Berlusconi, chi gli sta intorno e la stessa Mediaset. Ma andiamo con ordine: chi chiama per primo è proprio Sacca, il quale vuole lanciare un allarme, avvertire il "capo" che alcuni membri del Cda della Rai, quelli della Casa delle Libertà, non si comportano come dovrebbero. Saccà sembra un caratterista del cinema italiano degli anni 50. Prima di fare la spia esagera negli elogi: «Lei è sempre più amato nel paese... guardi glielo dico senza nessuna piangeria (piaggeria forse, ma anche piangeria è vocabolo stupendo)... c'è un vuoto... che lei copre anche emotivamente». La spalla deve fare proprio questa parte, giusto perché il primo attore abbozzi. Così a Berlusconi viene servita su un piatto d'argento la battuta: «Socialmente, mi scambiano... mi hanno scambiato per il Papa». Mancano solo gli applausi. La telefonata segue questo andamento: inizia dai massimi sistemi (il Cda della Rai) e finisce con le girls. In realtà le girls sono sempre presenti e a poco a poco si rivela come l'elemento determinate dell'«operazione libertaggio»: le frasi, i silenzi, le descrizioni, le allusioni compongono un album di fisionomie auditive, il ritratto tragicomico e inconfondibile di questo nostro inguaribile Paese. Totò e Peppino. Per le rispettive segretarie, l'uno è Presidente e l'altro Direttore. Ma dal tono della telefonata i ruoli si precisano meglio. Berlusconi è il Capo e da del tu al sottoposto. Saccà invece si attiene a un deferente, fantozziano lei: «Presidente io la disturbo per questo, per una cosa fondamentale, volevo dirle alcune cose della Rai importanti... Li richiami lei all'ordine ». Il capo prende nota e ogni tanto, stancamente, chiede favori. Epiteti. Quando ci vogliono ci vogliono. Giuliano Urbani «fa lo stronzo» e «fa altre cazzate», la Lega cede «per un piatto di lenticchie», Giovanna Bianchi Clerici, membro del Cda in quota Lega, è "la soldatessa".  Visto che Saccà ha chiamato, e che poi in settimana devono vedersi, Berlusconi ne approfitta per piazzare due signorine, Elena Russo ed Evelina Manna, «dilaniato dalle pretese di coso». Coso non ha un nome ma nella sceneggiata funziona benissimo. Per la signorina Russo le cose non devono essere andate tanto bene ma il fido Saccà promette e tranquillizza: «C'è un progetto interessante... adesso io la chiamo». Per la signorina Manna le cose sono un po' più complicate (intanto i due non hanno il suo numero di telefono e Berlusconi consiglia di cercarlo su Internet, geniale!), oscillano tra i meandri di una vita politica regolata sulle astuzie di Talleyrand e le grandi manovre in stile «Giovannona coscia lunga». Insomma, c'è qualcuno della maggioranza cui sta a cuore questa Manna del cielo in cambio di un trasloco politico (il Capo: «Io sto cercando... di aver la maggioranza in Senato... e questa Evelina Manna può essere... perché mi è stata richiesta da qualcuno... con cui sto trattando»). Saccà capisce al volo: «Presidente... a questo proposito, quando ci vediamo, io gli posso dire qualcosa che riguarda la Calabria... interessante». Poi, una nuova caduta di stile: "in Rai? Ci lavorano soltanto raccomandati, di sinistra, e prostitute". Queste la parole del leader delle libertà (sempre le sue). Cioè, ci rendiamo conto si o no della gravità della faccenda? Il direttore generale della televisione di Stato, pubblica, lavorava per il principale concorrente della stessa (favorendo in maniera smisurata quello che "non avrebbe toccato una pianta in Rai"). Se una cosa del genere fosse successa in Usa o in GranBretagna, o in qualsiasi altro paese civile, si parlerebbe di scandalo. Qui niente, è tutto cosi tranquillamente accettato, come se ormai fosse una cosa normale. I paladini delle libertà, accettano tutto: per loro, ogni malefatta del padrone, è cosa buona e giusta. Il resto è comunista. Ma di illiberale, cari i miei paladini delle libertà, c'è rimasto solo il vostro padrone: se non ci credete, ascoltate l'audio dell'intercettazione telefonica della conversazione tra Saccà e Berlusconi. E ripeto, non si tratta di fictions, che a voi piacciono tanto, ma di pura realtà politica. Vergogna.



 

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