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Blog della sinistra italiana, Patriottica e Partigiana (a cura di Claudio Barocci)
 
 
 
 
           
       




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28 marzo 2008

CHI DI PORCELLUM FERISCE DI PORCELLUM PERISCE

 

Mentre Giuseppe Ciarrapico va ad aprire a Latina (o dovrei dire Littoria?!) la campagna elettorale per diventare senatore del Popolo delle Libertà al museo "Piana delle Orme", museo della memoria fascista, affermando tranquillamente di essere un "camerata non pentito", Silvio Berlusconi comincia ad avere seriamente paura di perdere le prossime elezioni politiche, soprattutto per un possibile pareggio al Senato. E badate bene: le potrebbe perdere proprio per colpa di quella legge di riforma elettorale, il famoso "Porcellum Calderolum", realizzata "ad hoc", durante il suo governo, per cercare di ottimizzare al massimo i voti della perdente ex "Casa delle Libertà". Walter Veltroni, mettendo avanti il bene del Paese, e sapendo di partire in svantaggio (e quindi di avere anche la "convenienza politica" a lasciare il "porcellum" come sistema elettorale), aveva più volte offerto a Silvio la possibilità di un accordo bipartisan per cercare di attuare una seria riforma elettorale che portasse ad una forte stabilità dopo i risultati delle elezioni. Berlusconi non ha ceduto, ha voluto le elezioni ad ogni costo; e forse, molto probabilmente, se ne pentirà. Appena due giorni fa IPR marketing ci presenta i dati di una simulazione clamorosa: cosa potrebbe succedere al Senato, a fronte di quattro scenari di risultati diversi, dal n°1 (più favorevole al Cavaliere) al n°4 (meno favorevole). In parole povere, solo nello scenario più favorevole a Berlusconi, questo avrebbe soltanto 5 senatori di vantaggio, mentre negli altri tre scenari sarebbe parecchio lontano da una pur minima maggioranza. Un Senato difficilmente governabile tanto che il Carrozzone delle Libertà (pur imbarcando al suo interno fascisti e diniani), nell'ipotesi più favorevole a Berlusconi e Fini, potrebbe raggiungere 160 seggi contro i 155 del complesso delle opposizioni (esclusi i 7 senatori a vita) e avere quindi una maggioranza molto risicata, probabilmente insufficiente a garantire la governabilità del Paese. Riporto le parole del giornalista Massimo Razzi: "L'altro dato importante riguarda i due partiti intermedi (Sinistra Arcobaleno e Udc) che, in queste ipotesi, conquisterebbero insieme una trentina di seggi finendo per contribuire al formarsi di un'opposizione parlamentare che in tre scenari su quattro supererebbe la maggioranza. Da notare, infine, che in nessuna regione (stiamo sempre parlando del Senato) una delle due coalizioni maggiori arriverebbe a superare quota 55%. Nel 2006 questo era successo in Lombardia, Veneto e Sicilia (per il Polo) e in Emilia, Toscana, Umbria, Basilicata e Calabria (per l'Unione). Ne consegue una situazione in cui, in ciascuna regione, il vincitore prende il 55% dei seggi e i perdenti si dividono il 45% sempre che altri partiti, oltre ai due maggiori, superino la soglia dell'8%. Quattro scenari. Le ipotesi possibili sono quattro: la prima parte dal presupposto che il Pdl conquisti tutte le regioni in bilico, tranne l'Abruzzo (tenuto dal Pd-Idv); in questo caso, la coalizione guidata da Silvio Berlusconi raggiungerebbe una maggioranza di 5 seggi (160 senatori contro 155 dell'opposizione). Sinistra Arcobaleno e Udc, infatti conquisterebbero senatori in Piemonte, Lombardia, Liguria, Emilia, Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Campania, Puglia (Sinistra Arcobaleno) e Veneto, Marche, Lazio, Abruzzo, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia (Udc). Sono le regioni in cui i due partiti si trovano intorno alla soglia dell'8%. D'altra parte, se non riuscissero a superarla, i loro seggi andrebbero, in ciascuna regione, a vantaggio della coalizione sconfitta e non di quella vincitrice. Questo perché, come accennato prima, in nessuna regione qualcuno supera il 55% dei voti. Gli altri scenari muovono dall'idea che il Partito Democratico-Idv riesca a tenere, oltre all'Abruzzo, anche il Lazio. In questo caso, il complesso dell'opposizione (Pd-Idv, Sa, Udc) pur non essendo ovviamente in grado di formare una maggioranza, avrebbe un vantaggio di 7 seggi (161 contro 154) rendendo di fatto impossibile il governo della coalizione Pdl-Lega-Mpa. Se poi, il raggruppamento di Veltroni fosse in grado di tenere anche in Calabria, l'opposizione arriverebbe addirittura a quota 164 seggi contro i 151 di Berlusconi. Infine, se al Partito Democratico riuscisse di prevalere anche in Sardegna e Liguria, si arriverebbe addirittura ad una ampia maggioranza per l'opposizione, che potrebbe contare su ben 168 seggi, facendo scendere il Pdl sotto i 150 (147)". Molto interessante, cari lettori del mio blog, non trovate? E facciamo un'altra considerazione: che peso potrebbe avere il cosidetto voto disgiunto? Gianni Guelfi ci fa notare intelligentemente: "Gli elettori della S.A. dovrebbero votare, nelle regioni in bilico tra i due grandi partiti (Liguria, Lazio, Abruzzo, Sardegna, Calabria), per il PD o l' IDV al Senato. Mentre alcuni elettori di Veltroni e Di Pietro ritornerebbero il favore votando per la banda Bertinotti non solo nelle regioni dove il PD è sicuro vincente (Emilia,Toscana e Umbria), ma anche in quelle dove, come nel Veneto, è dato sicuro perdente. Ciò al fine di consentire alla S.A. di raggiungere il fatidico 8%, utile a rosicchiare senatori a Berlusconi". Andando a sommare queste considerazioni, capiamo bene che Berlusconi sa di non avere più la vittoria in pugno, anzi. Inoltre, aggiungiamo pure che gli ultimissimi sondaggi della giornata vedono il Partito Democratico in forte recupero nei confronti del Carrozzone delle Libertà: il risultato è che Berlusconi si lascia andare a delle dichiarazioni impensabili fino a pochi giorni fa ("attenti, rischiamo di perdere al Senato"). Ma questa volta non si lamentasse. Era stato avvertito da Veltroni, ma ha voluto le elezioni con l'attuale legge elettorale, il "porcellum calderolum": un assurdo sistema elettorale che, in una situazione in cui il Pdl, a livello nazionale mantiene un vantaggio del 5% circa, distribuisce seggi e premi di maggioranza regione per regione con il risultato di un sostanziale "pareggio". Chiudo l'analisi con una frase di mia invenzione e che spero trovi diffusione nella blogosfera italiana: "chi di porcellum ferisce, di porcellum perisce". Yes, we can.



 

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