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RinascitaNazionale
Blog della sinistra italiana, Patriottica e Partigiana (a cura di Claudio Barocci)
 
 
 
 
           
       




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NUOVO FORMAT: ARTICOLI UNICI































"LA REPUBBLICA ITALIANA E' FONDATA SUI VALORI DELLA RESISTENZA PARTIGIANA".

"L'AMOR PATRIO E' SEMPRE APPARTENUTO ALLA SINISTRA ITALIANA: DAL RISORGIMENTO ALLA RESISTENZA".


Una d'arme, di lingua, d'altare,
di memorie, di sangue e di cor.

(A. Manzoni, Marzo 1821)



Qui si fa l'Italia o si muore!












"GRAZIE EROI DELLA PATRIA"



 
5 aprile 2009

E' SOLO DOVERE DI CRONACA

Questa volta non voglio parlare della grande manifestazione di sabato organizzata dalla CGIL, ultimo vero sindacato rimasto in Italia, che ha portato a Roma più di due milioni di lavoratori, studenti e pensionati per protestare contro il governo Berlusconi ed il suo "immobilismo" nei confronti della crisi internazionale; non voglio parlare neanche dell'altra vergognosa manifestazione che si è tenuta domenica a Milano, organizzata dai neofascisti di Forza Nuova, che ha visto la reazione di migliaia di europarlamentari, partigiani, rappresentanti della comunità ebraica, politici e società civile. Vorrei aprire questo post con una frase che il giornale inglese "The economist" dedica al nostro (purtroppo) presidente del Consiglio Silvio Berlusconi (secondo voi dovrei chiamarlo cabarettista internazionale oppure procuratore continuo di incindenti diplomatici?): «La paura più grande è che l'unica libertà evocata dal nome del nuovo partito del centrodestra possa essere quella di Berlusconi nel fare tutto ciò che vuole». Un'affermazione di un'autorevole giornale internazionale, da chi ha la possibilità di osservare e quindi analizzare il sistema Italia dall'esterno, al di fuori quindi da quel "lavaggio del cervello" interno imposto agli italiani dalla continua propaganda berlusconiana, padrona del mondo dell'infomazione. Come nel caso dell'ultima gaffe internazionale del premier: una telefonata  ha fatto saltare a Silvio Berlusconi la cerimonia sul Reno con i leader della Nato. Il presidente del Consiglio è arrivato in auto a Kehl, in Germania, davanti al tappeto rosso su cui Angela Merkel attendeva gli altri 27 capi di Stato e di governo dell'Alleanza e, mostrato al cancelliere tedesco che era al cellulare, ha ruotato l'indice per spiegare che avrebbe tardato. Così la Merkel ha accolto una decina di altri leader, mentre Berlusconi continuava a parlare al cellulare passeggiando sulla sponda del fiume. Berlusconi ha saltato anche il minuto di silenzio per i caduti nelle missioni Nato e si è unito agli altri leader solo una ventina di minuti dopo. Il video mostra l'ennesima e brutta figuraccia internazionale di Berlusconi, e lo fa ridendoci sopra. Eppure ci sarebbe da piangere. Anche perchè successivamente Berlusconi minaccia anche i media: spiega di «non farcela più» con la stampa italiana e che non vuole arrivare a fare azioni dirette e dure nei confronti di certi giornali e di certi protagonisti della stampa italiana. Insomma, o si scrive quello che vuole lui oppure ti fa la guerra contro. Ma si è scordato quando, tramite i suoi giornali, infangava il nome di Romano Prodi con dei casi inesistenti e inventati di sana pianta? Vuole tappare la bocca a tutti quei giornalisti che non la pensano come lui? E comunque riportare le sue "oggettive" minchiate internazionali è soltanto "dovere di cronaca". Non credete? Chiudo con una domanda: ma non doveva abbassare le tasse? No perchè rispetto al governo Prodi sono aumentate piuttosto che diminuite. E pensare che prima il mondo della sua informazione parlava solo di tasse. Dovremo ricominciare a parlare di tasse non credete? Che dite pecorones?


2 ottobre 2008

SUL FILM "MIRACOLO A Sant'ANNA" DI SPIKE LEE

Ci risiamo: i miei amici della destra fascista e forzista hanno confuso per l'ennesima volta la realtà dalla finzione, la storia oggettiva da un semplice film storico "romanzato". Ma andiamo con ordine: nel film, Spike Lee sostiene la versione falsa che la strage di Stazzema, in cui morirono trucidati centinaia di donne e bambini, fu causata da una sentinella partigiana che non aveva avvisato i compagni dell'arrivo delle SS. I soliti fascio-forzisti, figli legittimi di quel mondo fatto di "telenovelas" e "isole dei famosi", penseranno bene di utilizzare suddetto film per "abbeverarsi" di storia (anche perchè mi rendo conto che, per loro, leggere un libro costituisce un'impresa "fascista"): certamente, non si domanderanno se questa storia sia falsa o totalmente inventata. E' ora che qualcuno gli spieghi che il film realizzato da Spike Lee è un film e non un libro di storia da cui apprendere la storia eroica della Resistenza partigiana. Lo stesso regista si scusa dicendo di aver seguito la sceneggiatura (la storia) di James Mc Bride che a sua volta così si giustifica: "Chiedo scusa se ho urtato la suscettibilità e la sensibilità dei partigiani. Ma la mia storia è una finzione, una versione romanzata che scrissi dopo una visita a Sant'Anna di Stazzema dove nessuno parlava più dell'eccidio". Spike Lee ha aggiunto: "Faccio questo mestiere da ventitré anni, sono un artista che prende i suoi rischi, non è che per delle recensioni negative mi suicidi". Ma una tragedia come quella di Stazzema non la si inventa o non la si cambia per fare un film. Come afferma Giorgio Bocca, il migliore giornalista/storico d'Italia: "Spike Lee (il quale ha affermato che  "dopo gli attentati i partigiani fuggivano sulle montagne lasciando la popolazione civile esposta alle rappresaglie tedesche") ha una idea, sia pur labile, di cosa sia la guerra partigiana in ogni tempo e in ogni luogo? E', per l'appunto, ricorrere alla sorpresa, evitare di essere agganciati da un nemico superiore in numero e armi, mordere e fuggire al duplice intento di far del male al nemico e di sopravvivere. Questi sono i fondamentali di ogni resistenza armata, l'alternativa è una sola: rinunciare alla lotta di liberazione, accettare l'attesismo che fa comodo all'occupante". E ancora: "Abbiamo dovuto scegliere subito, sul campo fra attesismo e lotta armata. Chi c'era allora, sul campo, scelse la lotta armata perché l'attesismo era una falsa alternativa, se si stava fermi e zitti e buoni vinceva il nemico nazista, vinceva il terrore". L´Anpi condanna l´idea «di attribuire un ruolo decisivo nella dinamica della strage ad un immaginario partigiano traditore» e dichiara il proprio «sdegno e profonda amarezza» perché «a nessuno è consentito costruire e divulgare verità diverse, insinuando storie o fantasie false ed ingiuriose, che suonano offesa alle vittime, alla memoria, alla coscienza collettiva di un popolo, alla sua storia. Condanniamo nel merito un´operazione artistica che non aveva titolo né potestà di scrivere una pagina tanto falsa e deleteria» e che, conclude l´Anpi, può portare «acqua al mulino del revisionismo». Conclusione? L´arte è libera ma non di stravolgere la realtà storica (una realtà che emerge da oggettivi atti processuali). Ai "fascio-forzisti" dedico un solo consiglio: studiate di più e belate di meno.


8 settembre 2008

A DIFESA DELLA RESISTENZA PARTIGIANA CONTRO IL NEOFASCISMO DEL GOVERNO BERLUSCONI

Non voglio parlare dei migliaia di licenziamenti che vedranno coinvolte l'Alitalia ed il mondo della scuola (si parla addirittura di oltre centomila licenziamenti grazie alla destra berlusconiana) e neppure di come le tasse siano rimaste invariate, se non aumentate, rispetto a quando governava Romano Prodi e il centro-sinistra (tutte favole quelle che vi raccontava Silvio Berlusconi vero?). Oggi è successo qualcosa di molto più grave purtroppo: dopo la riapertura dello storico circolo di estrema destra "Cuore Nero" a Milano e dopo le vergognose parole del sindaco di Roma Gianni Alemanno, per il quale  il fascismo non fu "un male assoluto" ma soltanto le leggi razziali (dimenticandosi che quest'ultime sono state approvate e volute dallo stesso regime dittatoriale fascista), ecco che dalle fogne è venuto a dire la sua anche il Ministro della Difesa (sottolineo ministro) Ignazio La Russa: "Farei un torto alla mia coscienza se non ricordassi che altri militari in divisa, come quelli della Nembo dell'esercito della Rsi, soggettivamente, dal loro punto di vista, combatterono credendo nella difesa della patria, opponendosi nei mesi successivi allo sbarco degli anglo-americani e meritando quindi il rispetto, pur nella differenza di posizioni, di tutti coloro che guardano con obiettività alla storia d'Italia". A queste parole, gelo e stupore tra la folla che era accorsa in massa per commemorare a Porta San Paolo l'otto settembre 1943, giorno in cui i partigiani e gli antifascisti difesero la città dall'arrivo dei tedeschi invasori. Iniziò la Resistenza e oggi, sessantacinque anni dopo, il Capo dello Stato e i ministri in carica ricordano quella giornata storica, in cui i partigiani iniziarono la sanguinosa guerra di Liberazione e posero la pietra miliare su cui nacque la nostra Costituzione. Potrebbe essere un giorno di unità nazionale, da commemorare e ricordare tutti insieme, ma purtroppo al governo c'è Silvio Berlusconi e la sua coalizione fascio-leghista: una coalizione che vuole riscrivere la storia, equiparando i malfattori e i codardi, ovvero i fascisti, con chi ha rischiato e perso la propria vita per la libertà e l'indipendenza nazionale. Da una parte ci sono stati i repubblichini fascisti (oggi volutamente ricordati dal governo Berlusconi tramite i propri ministri ed eletti) che hanno combattuto non per l'amor Patrio ma per riaffermare un dominio totalitario e criminale, anche per mezzo di stragi di civili innocenti e deportazioni; dall'altra parte i partigiani, i 600000 militari italiani deportati nei campi di concentramento nazisiti e le truppe anglo-americane, che combatterono contro i repubblichini e i nazisti per dare al popolo italiano la democrazia, la libertà, l'indipendenza e la fine di un sanguinoso regime. Punto la storia è questa non si discute. Assistiamo all'ennesimo tentativo di sovvertire la storia d'Italia per dare assalto ai valori che l'hanno sorretta per sessant'anni. E per evidenziare sempre di più l'importanza e l'urgenza della memoria, riporto le parole del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, condivise a pieno anche dall'ANPI: "Vorrei incoraggiare tutti a rafforzare il comune impegno di memoria, di riflessione, di trasmissione alle nuove generazioni del prezioso retaggio della battaglia di Porta San Paolo, della difesa di Roma e della Resistenza". "Quell'8 settembre, ha poi precisato Napolitano, "segnò allo stesso tempo la nascita della Resistenza, nel duplice segno che la caratterizzò fino all'insurrezione vittoriosa e alla liberazione del 25 aprile 1945". "Nel clima di dissoluzione e pauroso sbandamento che seguì l'armistizio con le forze angloamericane", ha ricordato ancora il capo dello Stato, "avrebbe potuto davvero essere travolta la Patria". Ma "così non fu, perchè nacque nello stesso giorno un decisivo moto di riscossa e di rinascita che chiamammo ben presto Resistenza". Con queste parole, vi invito a riflettere sui valori della Resistenza Partigiana, su coloro che morirono per dare nuova vita alla nostra Patria e su coloro che invece si macchiarono di sporche e verognose violenze. Mai e poi mai dimenticheremo. Mai e poi mai equipareremo un partigiano a un fascista. Ora e sempre Resistenza.
 


12 agosto 2008

LA STRAGE NAZI-FASCISTA DI S.ANNA DI STAZZEMA

''La commemorazione di vittime inermi della barbarie nazifascista deve essere di monito a non dimenticare gli orrori della guerra e dell'odio tra i popoli e vale a spronare, anzitutto i giovani, a promuovere i valori della Pace e della dignita' della persona attraverso il dialogo, la tolleranza e la coesione sociale''. ''L'impegno con il quale la vostra comunita' contribuisce a mantenere vivo il ricordo dei Martiri di Stazzema, conferma che i valori che animarono le scelte dei tanti, che si sono impegnati nelle fila della resistenza per restituire all'Italia liberta' ed istituzioni democratiche, costituiscono ancora oggi le fondamenta condivise della nostra Democrazia''. Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Parole che condivido ed invito a diffondere. Per non dimenticare, MAI!


21 luglio 2008

IN CARCERE

In carcere. Un ministro della Repubblica italiana, nata dal sacrificio di migliaia di partigiani appartenenti a tutte le forze antifasciste, che non ha rispetto per la bandiera e che leva il dito medio contro l'inno italiano deve andare in carcere. Non ci sono alternative. Niente carcere perchè le leggi berlusconiane lo impediscono? Allora che si dimetta: perchè un ministro della Repubblica italiana senza senso dello Stato e rispetto per le istituzioni deve almeno dimettersi. Ma quante deliranti affermazioni del genere deve ancora sopportare il popolo italiano, uno ed indivisibile?  Ma un ministro della Repubblica italiana che afferma: "Dobbiamo lottare contro la canaglia centralista. Ci sono quindici milioni di uomini disposti a battersi per la loro libertà. O otterremo le riforme, oppure sarà battaglia e la conquisteremo, la nostra libertà». "È arrivato il momento, fratelli, di farla finita", come lo dobbiamo definire? Ma è possibile che Silvio Berlusconi non dica niente a riguardo? Li ha sdoganati lui: prendesse seri provvedimenti. E pensare che il "Cainano" ha avuto tanto da ridire sugli interventi (duri e fuoriluogo ma sicuramente giusti e condivisibili) di due cittadini italiani (Sabina Guzzanti e Beppe Grillo) e non trova una ragione per spiegare e giustificare al popolo italiano le criminose affermazioni contro gli italiani e l'Italia di un ministro della Repubblica italiana appartenente al suo governo "liberale" e "delle libertà". Una sola parola: vergogna! Vergogna ai leghisti, a chi li vota e a chi ci stringe le alleanze elettorali.


7 luglio 2008

VOGLIONO CANCELLARE LA STORIA E LA RESISTENZA


 
Il governo Berlusconi, oltre che occuparsi dei problemi giudiziari del suo leader, realizzando norme ad hoc per evitargli qualsiasi tipo di processo che lo vede coinvolto (bloccando, a discapito dei cittadini italiani onesti, migliaia di procedure giudiziarie per stupro, furto, sequestro, corruzione, rapina etc etc), ha deciso di scagliarsi pesantemente contro la Resistenza italiana: nello specifico, attraverso il decreto legge n. 112 del 25 giugno 2008, si prevede nel suo articolo 26 la soppressione degli enti inutili fra i quali dovrebbe o potrebbe essere incluso, come segnalato e denunciato in questi ultimi giorni dalla stampa, anche il Museo storico della Liberazione di via Tasso in Roma. Non è inoltre escluso che altri enti e strutture dediti alla custodia e alla valorizzazione della memoria della Resistenza e dell’antitotalitarismo possano essere compresi nella suddetta soppressione. L'Anpi (Associazione nazionale partigiani d'Italia, di cui faccio parte) giustamente in un suo comunicato fa notare: "non è ammissibile e rappresenterebbe un vulnus gravissimo alla storia, alla dignità e all’essenza democratica del nostro Paese un provvedimento di tale natura, anche se esso si risolvesse non nella soppressione del Museo (ed eventualmente di altri enti e strutture analoghe) ma in un mutamento della sua gestione che ne ridimensionerebbe l’attuale funzione testimoniale e didattica, come efficacemente evidenziato dal suo direttore, prof. Antonio Parisella" (qui troverete l'intero documento). Caro Brunetta, prima di definire "inutili" luoghi di memoria di tale importanza, le consiglio di visitarli personalmente: ci sono scritte fatte con le unghie da tanti italiani condannati a morte dalla dittatura nazi-fascista. Vada a vedere di cosa si tratta, poi magari si accorgerà del grave errore che sta compiendo. La storia non si cancella. La Resistenza non si tocca.


10 maggio 2008

MARCIA FASCISTA DEI REDUCI DI SALO'? NO, GRAZIE


 
Ho ricevuto, alcuni giorni fa, una e-mail molto interessante da un mio fedele lettore, Giampaolo. Mi fa notare che molto probabilmente  Cuneo, il 10 maggio, sarà teatro di una manifestazione a dir poco scandalosa: la marcia dei reduci della Repubblica di Salò.
A richiederla è un tal Diego Michelini, della Federazione di Torino Repubblica Sociale Italiana, anche a nome dei Reduci della Repubblica Sociale Italiana. Immediato, giustamente, il «no» del sindaco Alberto Valmaggia e della giunta di centrosinistra. «Cuneo è la città di Duccio Galimberti che si appellò ai cuneesi perché si ribellassero a nazisti e fascisti e fu trucidato. È la città della Resistenza. Di Nuto Revelli. Vogliono provocare. Invitiamo il signor questore e il prefetto a vietare la manifestazione». È martedì sera. L’appello del Comune viene diffuso in un comunicato stampa. «Sarebbe la prima volta che i fascisti parlano in una piazza di Cuneo», stigmatizzano all’Istituto storico della Resistenza di Cuneo. Ci provò Giorgio Almirante negli Anni Settanta: finì che la manifestazione del Movimento sociale si tenne, blindata, al chiuso, con duemila ex partigiani a sfilare per le strade della città. Ma a quanto pare, è «Difficile dire di no», argomenta con una manciata di parole il presidente della Provincia, il liberale - ora di Forza Italia - Raffaele Costa: «Manifestare è un diritto. Ma resta il fatto che volerlo fare qui, a Cuneo, ha il sapore della provocazione». E se lo dice pure un forzista, ci sarà un motivo no? Giampaolo mi ha chiesto di dare visione alla faccenda e soprattutto alla possibile contromanifestazione promossa dalle organizzazioni partigiane: sabato, stessa ora (10,30), sempre nella parte vecchia di Cuneo. L'Anpi e le altre associazioni (tra cui Aned, Fvil, Fiap, Istituto Storico della Resistenza e della Società contemporanea, Cgil, Cisl, Arci, Acli, Associazione Combattenti e reduci, Partito Democratico, Rifondazione Comunista, Sinistra Democratica e la Citta Apertà) ritengono che sia una richiesta provocatoria in quanto: il mese di maggio del 1945 non ha rappresentato la fine dei lutti e delle sofferenze provocate dalla guerra voluta dal fascismo (morte persone sono morte in conseguenza delle ferite, molte internate hanno continuato a morire nei lager); il 10 maggio '45 a Cuneo c'è stato un solo morto, ed era partigiano; i giustiziati della RSI erano stati riconosciuti passibili della pena capitale (prevista dalle disposizioni insurrezionali del CNL Alta Italia) da un regolare tribunale della V° Zona Partigiana; Cuneo è città Medaglia D'oro e Città Simbolo della Resistenza. Riporto ancora dal comunicato stampa: "per questi motivi le associazioni sopraindicate, non solo deplorano la gravità della richiesta ma, preoccupate anche del clima di pericoloso revanscismo fascista e neonazista che si manifesta nel nostro Paese (vedi i recenti fatti di Verona), sottolineano i rischi di una ricaduta che una simile iniziativa potrebbe avere sulla civile convivenza recando una sostanziale offesa ai valori della Costituzione.  Pertanto le associazioni firmatarie, pur rispettando i morti di qualsiasi parte non possono tuttavia accettare le equiparazioni e si impegnano a riaffermare i valori della Resistenza e dell'antifascismo organizzando per sabato 10 maggio dalle ore 10:00 un presidio, davanti alla sala di S.Giovanni, dove è allestita la mostra "Liberazioni". Vorrei aggiungere un'ultima cosa: non si potrà mai equiparare chi ha combattuto per la libertà con chi ha combattuto per una dittatura. Mai. Ora e sempre Resistenza.

Last Update: 
sembra chiudersi definitivamente “per ragioni di ordine pubblico” la vicenda in questione. La marcia fascista non si farà. Bene cosi.

 


2 maggio 2008

RICOMINCIARE DAI VALORI DEL 25 APRILE


 
Ricominciare dai valori del 25 aprile: questo deve essere il futuro del Partito Democratico e, più in generale, della sinistra democratica in Italia. Ricominciare da quegli ideali che hanno costituito la base della convivenza civile dopo il ventennio di dittatura fascista: la libertà, l'uguaglianza, la giustizia e la democrazia. Perchè oggi, troppo spesso, la società si dimentica di suddetti valori che sono alla base della nostra Costituzione, fondata sul sacrificio di migliaia di eroi partigiani e, purtroppo, allo stesso tempo, rimangono i tentativi di sminuire e infangare la storia della Resistenza, cercando di equiparare i "repubblichini", sostenitori dei nazisti, ai partigiani e ai combattenti degli eserciti alleati. Si parla di tasse, di inflazione, di "monnezza" ma ci si dimentica di quei valori senza i quali non si potrebbe neanche discutere di tali problematiche. Guardare ai valori del passato, appartenenti al movimento partigiano e democratico, per diffonderli ed adattarli alla società italiana contemporanea. Se andiamo avanti per questa strada non si potrà mai sbagliare, lo dice la storia. Anchè perchè non vorrei mai più vedere queste scene: fascisti, con tanto di saluto romano, in Campidoglio. "Roma città Aperta" rifiuta i fascisti. Inoltre, come avrete potuto notare, è online il mio nuovo video sulla manifestazione antifascista "Anpi" del 25 aprile 2008 a Roma, festa della Liberazione. Restiamo uniti e ricominciamo da quella splendida giornata di sole, da quella giornata cosi antifascista e democratica.


26 aprile 2008

E SBARCO PURE SU YOUTUBE



YouTube, arrivo: ecco il primo video realizzato interamente dal sottoscritto. La tematica? Ovviamente è un video che riguarda la Resistenza Partigiana, per celebrare ed onorare tutti quegli eroi che si sacrificarono per la Libertà e la Democrazia. Nei prossimi giorni inserirò un video con le foto della bellissima manifestazione romana del 25 aprile: eravamo tanti, migliaia, tutti uniti per non dimenticare ciò che è stata la Resistenza in Italia. Ed il vento fischia ancora, cari lettori del mio blog. Si accettano critiche, suggerimenti e consigli, purchè intelligenti; se volete, lasciate qualche commento nella pagina del video .


23 aprile 2008

ANTIFASCISTI DI TUTTA ITALIA, UNITEVI!



Silvio Berlusconi, attraverso il giornale di famiglia diretto da Mario Giordano, ha deciso di muovere guerra al movimento partigiano, alla Resistenza, ai valori che la festa della Liberazione da sempre infonde a tutti gli italiani.
Per mezzo di tal Giordano Bruno Guerri (dipendente di Arcore) si permette il lusso di affermare che la festa del 25 aprile è "una festa che divide"; segue un' intervista al sindaco di Alghero «che ha vietato Bella Ciao», e un altro pezzo sul sindaco di Milano che quest'anno diserta il corteo («e anche il primo maggio» perché non sarà in città, ma, assicura, ci sarà una rappresentanza della giunta), e due articoli contro l'Anpi, l'associazione dei partigiani. Ebbene, senza dubbio, si tratta di un attacco diretto e frontale nei confronti di coloro che rappresentano il meglio dell'Italia, la parte giusta, valorosa, coraggiosa e democratica; ma c'è da fare un'altra considerazione: attaccare la Resistenza partigiana significa allo stesso tempo attaccare anche il cuore della Repubblica italiana, la stessa Costituzione, nata dal sangue di coloro che si sacrificarono per la libertà e l'indipendenza della nostra Patria. Vogliono riscrivere la storia, vogliono equiparare i fascisti ai partigiani, vogliono dirci quale canzone cantare e addirittura, come ha affermato testualmente Gustavo Selva, senatore uscente del Pdl (quello che ha adoperato un'ambulanza per presenziare in una trasmissione tv in un giorno di blocco del traffico), "abolire la festa nazionale del 25 aprile". La deriva neofascista cui stiamo assistendo sta ormai assumendo connotazioni sempre più reazionarie: i fascio-forzisti vogliono colpire i valori più forti su cui è stata costruita la nostra Repubblica Democratica, in linea di continuità con quanto stava accadendo nel quinquennio berlusconiano 2001-2006. Sotto le insegne del "Popolo delle Libertà" (libertà dichiaratamente demagogica e populista, commerciale e pubblicitaria), "sputano sul piatto dove mangiano", dimenticando che se oggi possono dire e fare quello che ritengono più opportuno nel loro percorso politico, lo devono proprio a quegli uomini e a quelle donne che, rinunciando alla propria vita privata, andarono a battersi per riconquistare democrazia e diritti, duramente calpestati dal regime dittatoriale fascista. Come afferma Walter Veltroni: "ll 25 Aprile è la festa di tutti gli italiani, per ricordare il giorno in cui è stata restituita la libertà di dire ciò che si pensa, la libertà di votare, la libertà di stare in un partito, di fare un sindacato e di essere ebrei senza finire in un campo di sterminio. Non ci deve essere nessun italiano che considera questo giorno altro che una festa di tutti gli italiani, la festa della Liberazione". Quindi, cari lettori del mio blog, faccio un appello a voi e alla vostra sensibilità politica: il 25 aprile non andate al mare, non andate in montagna, non rimanete a casa ma partecipate alle manifestazioni, alle iniziative e ai cortei, in programma nelle varie città d'Italia, che celebrano la Liberazione dell'Italia e la riconquistata Libertà. Per quanto mi riguarda sento il dovere morale e politico di partecipare al corteo di Roma che muoverà da Porta S. Paolo (appuntamento alle 11) a piazza del Campidoglio. Vi aspetto, sperando che saremo in tanti a cantare a squarciagola quell'inno di libertà, indipendenza e democrazia che risponde al nome di "Bella Ciao". Antifascisti di tutta Italia, unitevi!


9 aprile 2008

LA RESISTENZA PARTIGIANA NON SI TOCCA

 

Marcello Dell'Utri, condannato in Cassazione per false fatture e frode fiscale a due anni e tre mesi di reclusione (patteggiando la pena ed usufruendo dello sconto di pena pari ad un terzo), condannato in primo grado a Milano a due anni di reclusione per tentata estorsione ai danni di Vincenzo Garraffa (imprenditore trapanese), con la complicità del boss Vincenzo Virga (trapanese anche lui), con la terza corte d'appello di Milano che conferma la condanna a due anni, condannato dal Tribunale di Palermo a nove anni di reclusione con l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, vuole cambiare la storia italiana. Dalle poche condanne che ha ottenuto nella sua vita, dall'alto della sua "limpidissima" onestà morale ed intellettuale, ha deciso di volerci insegnare la storia, lui, che ha "storicamente" definito eroe uno come Mangano, boss mafioso, che il rimpianto giudice Paolo Borsellino defini come "uno di quei personaggi che ecco erano i ponti, le teste di ponte dell'organizzazione mafiosa nel Nord Italia". Ma si sa, per i pecorones era soltanto uno stalliere, vero? In un'intervista rilasciata a Klaus Davi per KlausCondicio, il primo contenitore di approfondimento politico in Rete, in onda su YouTube, Marcellino Dell'Utri ha il coraggio o meglio, la faccia di bronzo, di rilasciare una dichiarazione del genere: "I libri di storia, ancora oggi condizionati dalla retorica della resistenza, saranno revisionati, se dovessimo vincere le elezioni. Questo è un tema del quale ci occuperemo con particolare attenzione". Caro Dell'Utri, levo "onorevole" perchè non le si addice, ma lei veramente vuole mettere in discussione la storia? Non sto parlando di ideologie, di tifo politico, ma di storia nel senso più oggettivo che possa esistere. Lei si deve mettere in testa che la Resistenza Partigiana è stata una rivolta popolare, fatta da italiani, la parte buona dell'Italia,  contro il proprio passato più oscuro e negativo, rappresentato dalla dittatura nazi-fascista, dalle leggi razziali, dalla guerra, dalle torture, dagli omicidi politici, dalla polizia politica e dalle innumerevoli limitazioni alle libertà fondamentali della persona. Da una parte c'erano gli italiani che, rischiando la loro stessa vita, hanno lottato per gli ideali di patria, libertà, democrazia ed unità nazionale; dall'altra parte c'erano gli italiani, i repubblichini fascisti, che hanno scelto la strada piu facile, quella del più forte, svendendo il proprio paese all'invasore tedesco e continuando con le loro innumerevoli violenze, anche contro donne e bambini. I partigiani, eroi dei nostri tempi, hanno lottato per ridare credibilità internazionale alla nostra amata Patria, per onorare il tricolore italiano "sporcato" dalla barbaria fascista, per creare una nuova Italia, più giusta e soprattutto democratica. Grazie a loro, anche personaggi come Dell'Utri e Berlusconi hanno il diritto di dire quello che vogliono, addirittura sputando sul piatto dove hanno mangiato, mangiano e mangeranno. Ma la storia è questa, non si può cambiare. Chiudo con la secca risposta dell'Anpi (Associazione Nazionale Partigiani d'Italia), di cui sono un fiero membro: "Negli stati civili e democratici a scrivere la storia sono i suoi protagonisti e gli studiosi, in piena libertà e autonomia, non i governi di turno. Un conto è la storia, un altro conto è la propaganda interessata. La storia dell’Italia contemporanea è figlia della Resistenza, la Costituzione della Repubblica ne è il coronamento. L’esternazione gravissima dell’On. Dell’Utri è un motivo ulteriore per vigilare con attenzione e responsabilità sulla pericolosa deriva di destra estrema intrapresa dal Popolo della Libertà". Non posso che condividere. ORA E SEMPRE RESISTENZA.


25 marzo 2008

PER NON DIMENTICARE: LE FOSSE ARDEATINE


«Questo anniversario rappresenta il simbolo del sacrificio della Resistenza italiana - dice Dino Casali, presidente dell´Anpi, associazione italiana partigiani d´Italia - i romani e non solo non possono e non devono dimenticare. Le moderne democrazie devono continuare a tenere viva la memoria. Non si può permettere che i giovani dimentichino cosa sono state le Fosse Ardeatine». Sull'iscrizione commemorativa: "viatori assetati di libertà fummo a caso rastrellati nelle strade e nel carcere per rappresaglia gettati in massa trucidati murati in queste fosse italiani non imprecate mamme e spose non piangete figli portate con fierezza il ricordo dell'olocausto dei padri se lo scempio su di noi consumato sarà servito al di là della vendetta a consacrare il diritto dell'umana esistenza contro il crimine dell'assasinio".
E qualcuno spieghi a Silvio Berlusconi il vero significato della parola "libertà", grazie (perchè non è soltanto uno slogan elettorale, capito pecorones?).


1 marzo 2008

MEGLIO IL 5XMILLE ALL'ANPI CHE L'8XMILLE ALLA CHIESA

 

Raccolgo con molto piacere l'invito del mio amico Antonio "Tafanus" di pubblicare l'appello di una sua lettrice con la richiesta di dare il 5x mille all'Anpi. Lo riporto qui di seguito:
"Caro Tafà, mio marito Valter è da qualche anno iscritto all'ANPI e, quando gli è possibile, partecipa alle manifestazioni. Qualche giorno fa ha ricevuto  tramite il solito invito anche questa richiesta (di cui ti invio la scansione) di destinare il 5x1000 all'associazione. Visto la difficoltà in cui l'ANPI si trova, ho pensato di fare un passaparola fra gli amici pensando anche  a te e ai Tafanini. Siccome in questo periodo ho avuto un sacco di problemi con il pc non so se qualcun altro ha fatto presente questa possibilità, ma nel dubbio io ti invio il loro suggerimento. Grazie di cuore ,ti saluto e ti abbraccio affettuosamente. Germana Campagnolo (nonnaMana). 
La mia risposta: Cara NonnaMana spero che il tuo appello raggiunga più persone possibili. Conosco le enormi difficoltà in cui versano le varie associazioni partigiane di tutta Italia e la cosa mi rattrista. Mi rattrista perchè la gente sembra fregarsene di chi ha combattutto per la libertà e la democrazia di tutti gli italiani (e sottolineo tutti) e noto, con sommo dispiacere, che questo sentimento "menefreghista" è sempre più forte tra noi giovani (sempre più impegnati a pensare alle macchine e ai concorsi di bellezza). Nel mio piccolo, da sempre, porto nel cuore i valori partigiani cercando di far ragionare più gente possibile a riguardo, soprattutto coinvolgendo i miei coetanei (ricordo con un pizzico di tenerezza quando già in quinta elementare avevo deciso di realizzare una tesina sulla "Resistenza in Italia", per poi portare avanti la stessa tematica, approfondendola maggiormente, anche per l'esame di terza media e della maturità classica). Invito tutti i lettori del mio blog che veramente hanno a cuore le sorti di queste gloriose organizzazioni patriottiche di diffondere l'appello di NonnaMana. E' un nostro dovere.
 


29 novembre 2007

I GIOVANI E LA RESISTENZA: PROPOSTA



Sono preoccupato per come gli italiani stiano dimenticando cosa sia stata la Resistenza ed i valori che essa ha da sempre diffuso. Ogni giorno mi trovo a combattere "verbalmente" con numerosi cittadini italiani (ma è giusto definirli tali?) che infangano senza problemi di coscienza il sacrificio di circa 44700 partigiani, morti per liberare l'Italia da una dittatura nazi-fascista, per la libertà e per la democrazia. Mi domando dove andremo a finire di questo passo e soprattutto chi custodirà i valori della Resistenza Italiana. Quando i nostri nonni non ci saranno più, toccherà a noi farci carico di questo compito, far capire ai più giovani gli ideali che hanno mosso migliaia di italiani, uomini e donne, a rischiare le loro vite per ridare all'Italia un futuro di libertà e giustizia. Uomini e donne che hanno scelto di percorrere questa strada senza sapere dove sarebbero finiti: senza soldi, senza vestiti caldi, senza cibo, senza armi. Dall'altra parte i traditori della nostra nazione, i repubblichini, mercenari alle dipendenze dell'occupante nazista, uomini che hanno venduto la loro morale per quattro soldi ed una divisa nera, per stare dalla parte dei più forti, che hanno perpetrato una serie di stragi ai danni di donne e bambini (Marzabotto, Gorla, Borgo Ticino, Sant'Anna e San Polo in primis). Donne e bambini uccisi perchè magari un repubblichino andava a "spifferare" falsità sul loro conto (nel caso delle donne) e su quello dei loro genitori e mariti. Italiani che mandavano loro concittadini a morire solo per stare dalla parte del più forte, per avere una casa e qualche soldo in tasca. Gli ideali? Non venitemi a dire che la superiorità di una razza  o la vendita della propria Patria siano da considerarsi degli ideali perchè altrimenti andrebbe contro l'onestà intellettuale di ogni persona che si possa definire tale. Ci diranno che i partigiani si mossero soltanto a guerra finita: si risponderà facilmente che dall' 8 settembre 1943 al 25 aprile 1945 non è proprio guerra finita e che dovrebbero fare questa domanda alle famiglie di quei 44700 eroi della Patria che si sacrificarono anche per gente che fa delle domande tanto inopportune e vergognose (2 anni di guerra sono tanti, o vogliamo affermare il contrario?). Ci chiederanno che i partigiani hanno causato troppi morti tra i repubblichini: gli risponderemo con forza che per liberarsi da una dittatura non servono purtroppo solo fiori, sassi e qualche bastone. Ci diranno che dagli americani è venuto il maggior contributo: e noi saremo pronti a dire che questo è fuori discussione ma faremo notare anche che gli stessi americani hanno ringraziato i partigiani per il ruolo svolto durante la campagna italiana (Ecco il testo: «Nel nome dei governi e dei popoli delle Nazioni unite, ringraziamo.... di aver combattuto il nemico sui campi di battaglia, militando nei ranghi dei Patrioti tra quegli uomini che hanno portato le armi per il trionfo della libertà, svolgendo operazioni offensive, compiendo atti di sabotaggio, fornendo informazioni militari. Col loro coraggio e la loro dedizione i patrioti italiani hanno contribuito validamente alla liberazione dell’Italia e alla grande causa di tutti gli uomini liberi. Nell’Italia rinata i possessori di questo attestato saranno acclamati come patrioti che hanno combattuto per l’onore e la libertà.» Così recitava il « Certificato al Patriota» che veniva rilasciato ai partigiani combattenti. Ogni certificato era controfirmato da un ufficiale alleato e da un comandante partigiano. Dopo la Liberazione e il disarmo dei partigiani, i diplomi vennero consegnati dalle autorità di governo, insieme ad una misera pensione, alle migliaia e migliaia di combattenti che, in tutte le città d’Italia, fra torture e fucilazioni, si erano coraggiosamente battuti contro i nazisti e i fascisti di Salò); si tratta di riscatto della nazione amici miei. Ci diranno che la Resistenza è diventata patrimonio esclusivo della sinistra: e senza dubbio gli faremo capire che la resistenza è diventato patrimonio esclusivo della sinistra non solo perche l'80% dei partigiani erano di "sinistra" (ma questo potrebbe anche non interessarci in questa discussione) ma perchè e soprattutto dall'altra parte si sputa sulla Resistenza e sui suoi valori. Aprite le braccia anche voi alla Resistenza e vedrete che diventerà un valore comune, di tutti quanti. Ho letto, approvandolo, che da sinistra non tentiamo l'appropriazione indebita di valori e significati tanto profondi come la resistenza, la liberazione ecc...semplicemente la destra ha sempre tentato di prenderne le distanze, in questo panorama è facile l'associazione partigiano->sinistra e repubblichino->destra. Mai parole furono tante veritiere. La cosa che fa più schifo è che ci sono persone che ancora oggi si permettano di scrivere le seguenti frasi: 

- i fascisti non erano vittime, erano guerrieri, i partigiani non erano delinquenti, erano persone a cui piaceva giocare a nascondino sulle montagne.

- Mi fate pena, la resistenza italiana ha fatto più danni che altro, inventado poi storie come le camere a gas o i campi di concentramento che non erano altro che centri di accoglienza come quelli che abbiamo oggi per gli extra.

- 10...100...1000 partigiani a testa in giù .Priebke libero.

Io mi sento in dovere di fare qualcosa affinchè nessuno abbia la sfrontatezza di voler equiparare un partigiano ad un fascista. Questo non si può. Rispetto per tutti i morti di ambo le parti, questo senza dubbio, ma decisa differenziazione su chi era un giusto e chi no.  Mi rivolgo a chi crede nella Resistenza, bianca o rossa che sia, e gli domando se veramente vuole continuare a subire tale rigurgito fascista e questo totale attacco a ciò che è stato il movimento popolare partigiano.
Penso sia il caso di mobilitarsi, per lo meno qui, su internet. E questo invito deve essere sentito come un dovere di tutti noi, senza distinzioni di partito, di situazione economica o di collocazione geografica.  Magari, come primo passo, possiamo darci come compito quello di scrivere un post al mese sulla Resistenza. Poi chissà, magari creare un blog comune che abbia come tema portante l'antifascismo e la valorizzazione del mondo partigiano. Uniti si può, ma vi prego, dal profondo del mio cuore, di non allentare da questo punto di vista. La Resistenza non è ancora finita, soprattutto per noi giovani. Facciamo in modo che il loro sacrificio non sia stato vano.

Ora e sempre Resistenza


28 novembre 2007

INTERVISTA AD UN PARTIGIANO

 
Ho trovato su YouTube un'intervista ad un partigiano: da un incontro casuale sui lungarni a firenze, una testimonianza lucida delle resistenze di ieri e di oggi. Invito tutti i lettori del mio blog a capire le parole di questo eroe della Patria che decise di rischiare la vita per donare libertà e democrazia agli italiani di domani. In particolare,  ascoltate quando il partigiano trova sbagliato e vergognoso mettere sullo stesso piano "da vivi" coloro che parteciparono alla resistenza con i traditori repubblichini. Ed ascoltate dal minuto 07:00 cosa pensa del signor. Berlusconi e del famoso "sdoganamento" dei neofascisti. Brividi quando afferma che la Costituzione è intoccabile, perchè è una Carta che l'hanno scritta uomini "che avevano 20 anni di galera di fascismo sul groppone" e "le radici, le fondamenta di questa, si devono lasciare intatte, perchè questa Costituzione è stata scritta col sangue della gente che ha dato la vita".
E pensare che li chiamavano ribelli.

Chiudo con una frase che apre l'intervista: "quelli che non sanno ricordare il passato, sono condannati a ripeterlo". Mai frase è stata tanto vera. Povera Patria mia.


8 ottobre 2007

PER NON DIMENTICARE



Proprio nella mattina di ieri, il Presidente della Repubblica ha voluto ricordare la strage di Marzabotto: nel quadro di un'operazione di rastrellemento di vaste proporzioni diretta contro la formazione partigiana Stella Rossa, furono uccise 770 persone italiane dai nazi-fascisti.
 Come dimenticare il fatto più grave: nella frazione di Casaglia di Monte Sole, la popolazione atterrita si rifugiò nella chiesa, raccogliendosi in preghiera. Irruppero i tedeschi, uccidendo con una raffica di mitragliatrice il prete, don Ubaldo Marchioni, e tre vecchi. Le altre persone, raccolte nel cimitero, furono mitragliate: 147 vittime, tra i quali 50 bambini. Fu l'inizio della strage. Ogni località, ogni frazione, ogni casolare fu setacciato dai soldati nazisti e non fu risparmiato nessuno. Ripeto: dopo quasi sei mesi di rastrellamenti, furono uccise 770 persone italiane.
L'eccidio nazifascista di Marzabotto 'rimane profondamente inciso nelle nostre coscienze', lo sostiene il presidente Napolitano.'Non per mantenere vivi sentimenti di odio', spiega il capo dello Stato, ma per ritrovare le ragioni 'della riconciliazione fra i popoli'.Per il presidente della Camera Bertinotti 'tenere viva la memoria' e' 'dovere civile e morale' per tutti; per il ministro Fioroni la scuola ha 'l'obbligo di far conoscere agli studenti di oggi e di domani i fatti storici'.

E ci sono, purtroppo, cittadini italiani, che hanno il coraggio di dimenticare e, soprattutto, di non condannare. Ma non si vergognano?
Io non dimenticherò mai e farò di tutto per non far dimenticare agli altri: perchè il loro sacrificio non sia vano. MAI.


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1 ottobre 2007

DA BOSSI ALLE SVASTICHE: LA DERIVA DELLA POLITICA ITALIANA



Mentre dalla destra xenofoba e razzista arrivano appelli per una guerra di liberazione (le parole di
Umberto Bossi parlano da sole: "La libertà non si può più conquistare in Parlamento ma attraverso la lotta di milioni di uomini disposti al sacrificio in una guerra di liberazione), Gianfranco Fini tace.
Mentre la destra del nord parla ormai in termini di guerra civile, la cosidetta destra "moderna" e moderata fa finta di niente. Eppure qui non si parla di welfare o tasse o cosi via: le parole di Umberto Bossi sono di una gravità assurda, che mettono in discussione la stessa democrazia. Berlusconi, dal canto suo, non può criticare il più fido alleato e cerca di sminuire i toni: parla di parole "colorite". Colorite??? Uno parla di guerra di liberazione e tu ci rispondi con un "colorite?!".
I miei amici della destra fascista dovrebbero dire basta a queste uscite "bossiane", anche perchè ne va della loro coerenza. I loro alleati mettono in discussione l'Italia e il tricolore; per i fascisti "dovrebbe" (e sottolineo "dovrebbe") essere il pane quotidiano. Aspetto risposte.

Intanto mi preme diffondere due notizie che definirle vergognose è poco: Angelo Castiglioni, 84 anni, partigiano, ex deportato nel lager nazista di Flossenbürg, è stato attorniato sabato 22 settembre da un gruppo di naziskin, che l'hanno insultato e minacciato a lungo. L'inqualificabile episodio è avvenuto in pieno centro a Busto Arsizio, in provincia di Varese.
Il secondo episodio è avvenuto a Bologna, 27 settembre 2007. Una lettera di minacce firmata"Cuori neri - Curva A. Costa", con tanto di svastiche è stata recapitata al presidente dell'ANPI di Bologna, William Michelini. L'ANPI bolognese ha subito informato le autorità e ha emesso un comunicato per invitare le forze democratiche a assumere le necessarie misure "in difesa dell'ordine democratico". Il comunicato.

Non posso che essere vicino ad entrambi questi due eroi della Patria, esprimendo il mio più totale ed incondizionato sostegno.



20 settembre 2007

EQUIPARARE I CADUTI PARTIGIANI CON QUELLI DELLA RSI? MAI!



Nel giorno in cui si decide di tumulare al Monumentale Giovanni Pesce, il partigiano Medaglia d'oro alla Resistenza morto il 27 luglio scorso, il sindaco di Milano, Letizia Moratti  lancia una proposta che sta già facendo discutere: seppellire e ricordare insieme tutti i morti della guerra, partigiani e repubblichini insieme, nel Sacrario di Sant'Ambrogio. 
La proposta ha visto esultare, nel vero senso della parola, i miei amici di An (memori del loro passato!?), e la giusta rabbia dei militanti dell'ANPI di cui io faccio parte. Per questo voglio riportare la relazione di Tino Casali, presidente dell'ANPI, le cui parole quoto e sottoscrivo in pieno. Leggiamole tutti quanti con attenzione (e dopo averle lette, commentiamole insieme, spero, con toni apprezzabili):

http://www.anpi.it/dichiarazioni/casali_180907.pdf

Dopo averle lette, penso che la proposta della Moratti oltre che provocatoria sia sbagliata in toto: sapete come la penso sulla Resistenza (il bene) e la RSI (il male); forse sarò  pure "troppo estremista", ma farò sempre differenza tra chi combatteva per la libertà e chi, sudditi di Hitiler, per negarla; chi ha sacrificato la propria vita per ridare all'Italia credibilità internazionale, libertà di pensiero e di parola, anche a coloro che non la pensavano allo stesso modo, uguaglianza e una democrazia al popolo italiano (tutto). Che rabbia pensare che ci siano in giro tanti "disadattati sociali italiani" che rinnegano i valori e gli ideali della Resistenza partigiana, sputando, nel vero senso della parola, sul piatto dove mangiano...


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7 agosto 2007

QUANDO "ILGIORNALE" DI BERLUSCONI HA PROVATO A DIFFAMARE LA RESISTENZA ITALIANA (FINALMENTE LA CONDANNA)



Conoscete già il mio amore incondizionato per tutti quegli ideali, principi e valori che la Resistenza Italiana ci ha donato, senza contare la mia profonda ammirazione per chi, durante la guerra, ha fatto la scelta di ridare credibilità internazionale al nostro Paese, facendoci stare dalla parte dei giusti, allontanandoci una volta per tutte dal nazi-fascismo
(autore dei crimini più efferati della storia mondiale) e per dare, alla nostra Patria e a tutti i cittadini italiani, un sistema democratico basato sull'uguaglianza e sulla libertà (non la libertà di cui si riempie la bocca il BellaChioma...).
Per questo, a maggio, ho deciso di iscrivermi all'Anpi (Associazione Nazionale Partigiani d'italia) e dare il mio contributo all'antifascismo insieme a coloro che rischiarono la vita per il loro ideale e allo stesso tempo per rendere omaggio e commemorare il sacrificio di migliaia di partigiani, morti veramente per la libertà. Sono antifascista e combatterò sempre qualsiasi tipo di rigurgito di fascismo.

Un commento pervenutomi da poco sul mio blog, mi ha fatto notare una notizia che Repubblica ha pubblicato da poco e che io ho deciso di riportare di seguito (vi avverto, ogni commento infamante la Resistenza potrebbe essere mal digerito dall'autore del blog):

"Nel 1996 Il Giornale scatenò una vera e propria campagna contro i partigiani che compirono l'azione di via Rasella. Quell'attacco che provocò 33 morti e scatenò la rappresaglia delle Ss alle Fosse Ardeatine. Articoli che, in pratica, tendevano a "scaricare" sul gruppo dei gappisti guidato da Rosario Bentivegna, le responsabilità della strage che provocò 335 morti. Ora, però, la Cassazione, confermando la condanna al risarcimento per diffamazione (45 mila euro) a beneficio dei gappisti e di Rosario Bentivegna che li guidava, boccia quella campagna di stampa, ne sottolinea le falsità e condanna il quotidiano di Paolo Berlusconi.
La Cassazione parte da un dato di fatto: l'attentato contro i tedeschi del battaglione 'Ss Bozen', fu un "legittimo atto di guerra rivolto contro un esercito straniero occupante e diretto a colpire unicamente dei militari".
Militari che non erano, come aveva sostenuto Il Giornale "vecchi militari disarmati", ma "soggetti pienamente atti alle armi, tra i 26 e i 43 anni, dotati di sei bombe e pistole".
Ed ancora. Non è vero che il 'Bozen' "era formato interamente da cittadini italiani" in quanto, continuano gli ermellini, "facendo parte dell'esercito tedesco, i suoi componenti erano sicuramente altoatesini che avevano optato per la cittadinanza germanica".
Poi la Cassazione si dedica alla contabilità delle vittime civili dell'attentato. Secondo Il Giornale erano sette. Ma non è così: "Ora nessuno più mette in discussione che le vittime civili furono due". Così come non era vero che dopo l'attentato erano stati affissi manifesti che invitavano gli attentatori a consegnarsi per evitare rappresaglie". Un punto, questo, portato avanti da una certa storiografia revisionista. Per smentire, la Cassazione parte dai fatti. "L'asserzione trova puntuale smentita nel fatto che la rappresaglia delle Fosse Ardeatine era iniziata circa 21 ore dopo l'attentato - dicono i giudici - , e soprattutto nella direttiva del Minculpop la quale disponeva che si tenesse nascosta la notizia di Via Rasella, che venne effettivamente data a rappresaglia già avvenuta".

Ad avviso dei supremi giudici, tutti questi fatti "non rispondenti al vero non possono essere considerati di carattere marginale". E anche se la Corte di Appello di Milano ha riconosciuto che si sarebbero potute esprimere "dure critiche sulla scelta dell'attentato, l'organizzazione, i suoi scopi", questo non basta per mettere in piedi un castello di inesattezze e falsità.
Per questo è da ritenersi "lesiva dell'onorabilità politica e personale" di Bentivegna "la non rispondenza a verità di circostanze non marginali come l'ulteriore parificazione tra partigiani e nazisti con riferimento all'attentato di via Rasella e l'assimilazione tra Erich Priebke e Bentivegna". Un parallelo che Vittorio Feltri, allora direttore del quotidiano, aveva azzardato in un editoriale. (pensate che vergogna!)
Soddisfatto il commento di Bentivegna: "E' la quarta sentenza di un'alta corte italiana, militare penale o civile che ci dà ragione con le stesse motivazioni, ma il il mondo è pieno o di imbecilli o di faziosi ancora disposti a sostenere il contrario. C'è poco da fare..".  Una frase che dovrebbe colpire nel segno, o almeno spero...

Concludo con un altro mio pensiero: i miei amici forzisti hanno esultato per la vittoria di Sarkozy in Francia; ma i miei amici forzisti, purtroppo per loro, non si ricordano che Sarkozy, appena è stato eletto, ha reso omaggio alla Resistenza Francese.  Berlusconi non sapeva nemmeno chi fosse papà Cervi...

ORA E SEMPRE RESISTENZA



30 luglio 2007

RESISTIAMO CONTRO I NUMEROSI RIGURGITI DI FASCISMO IN ITALIA



Come membro dell'
Anpi (Associazione Nazionale Partigiani d'Italia), sento il dovere morale di diffondere, attraverso il mio seguitissimo blog, notizie che ritengo di una gravità assurda, quei rigurgiti di fascismo che dovrebbero far riflettere tutti i cittadini italiani che votano una coalizione (la Cdl) all'interno della quale ci sono esponenti neo-fascisti, che non solo rinnegano il valore della Resistenza, ma inneggiano direttamente al fascismo e alla sua vergognosa storia.

Pochi giorni fa avevo diffuso la notizia delle scritte inneggianti a Erich Priebke, il boia delle Fosse Ardeatine, e alcune settimane fa, avevo parlato del rischio di vedere un fascista all'Istituto per la Resistenza di Verona (fortunatamente, la nostra mobilitazione ha avuto successo e il fascista non avrà modo di infangare l'onore e gli ideali della Resistenza Italiana) e della violenza squadrista durante un concerto a Roma a Villa Ada. Tanti episodi, gravissimi, che fanno pensare a un ritorno molto forte di fascisti e di partiti neo-fascisti nella società italiana. Movimenti di estrema destra che hanno ritirato su la testa, vista la possibilità offertagli da Berlusconi di correre insieme a lui per dare una mano alla Cdl nelle scorse elezioni politiche del 2006. Una alleanza elettorale e forse anche programmatica, che è continuata anche alle scorse elezioni amministrative del 2007: tutti insieme nella grande Casa delle Libertà, dove c'è posto per tutti, fascisti compresi.
Ma le notizie vergognose continuano: è notizia di alcuni giorni fa che il comune di Giulino di Mezzegra  (dove Mussolini è stato giustiziato con l'amante Claretta Petacci) intitolerà una piazza alla morte di Mussolini. Ebbene si, una piazza dedicata a Mussolini. «Sia chiaro - spiega il sindaco Bruno Bordoli, eletto due anni fa in una lista civica - il gesto per noi non ha alcuna valenza politica. Ha soltanto un significato storico e turistico. Storico perché quello che accadde qui quel giorno ha cambiato la storia d’Italia, e non solo, ed è giusto ricordarlo. Turistico perché come primo cittadino voglio fare di tutto per favorire l’afflusso di visitatori. Qui molta gente viene per il lago, ma anche per vedere i luoghi dove accaddero quelle cose». Ebbene si, per i soldi, si calpesta l'onore e la dignità di tutte quelle persone che morirono per ordine del Duce e del fascismo. Perchè? Perchè si devono fare i soldi con il turismo. Non ci sono più valori. Niente di niente.

Inoltre, a Milano, c'è stata la vendita di bottiglie di vino con l'effigie di Mussolini ed Hitler, subito ritirate, che fanno capire bene la sempre più vergognosa presenza di elementi fascisti all'interno della società italiana. Una vergogna che trova fondamento in coloro che giustificano e sminuiscono tali rigurgiti fascisti. Bisogna cominciare che anche da destra si condannino tali vicende.

Io controllo e tengo gli occhi aperti. Fatelo anche voi.
ORA E SEMPRE RESISTENZA.


22 luglio 2007

UN FASCISTA ALL'ISTITUTO PER LA RESISTENZA DI VERONA. VERGOGNA!



Udite, udite, cari lettori del mio blog: il neo sindaco di Verona, il leghista Flavio Tosi, con l'appoggio della maggioranza comunale di centro-destra, ha nominato un fascista, si avete capito proprio bene, il 35enne Andrea Miglioranzi («Fascista? Per me è un termine molto caro») come rappresentate del Comune all'ente fondato nel 1998 che ha tra i compiti quello di "raccogliere testimonianze di partigiani" , ovvero all'Istituto per la Resistenza di Verona. Ma chi è Andrea Miglioranzi? 
Tre mesi di carcere per istigazione all'odio razziale, leader degli skinhead, dirigente della Fiamma Tricolore, membro del gruppo musicale "Gesta bellica", che come pezzi culto ha canzoni dedicate a Erik Priebke ("Il capitano") e a Rudolph Hess ("Vittima della democrazia").
Ovviamente qualcuno a  Verona, città medaglia d'oro per la Resistenza, si è opposto. Oltre allo scultore e sopravvissuto ai campi di concentramento Vittore Bocchetta («Qui è peggio del periodo di Hitler, a Verona manca totalmente la memoria storica»), è la senatrice di Rifondazione Tiziana Valpiana a organizzare la protesta. «Io sono anche componente del direttivo dell'Istituto e posso promettere che Miglioranzi non varcherà mai la soglia della nostra sede. Mi impegno in nome dei miei parenti morti a Mathausen. La sua nomina è in spregio alla resistenza e già lunedì chiederò a Oscar Luigi Scalfaro, come presidente degli enti di ricerca sulla resistenza, di chiedere l'annullamento della nomina». La senatrice Valpiana, poi, dietro Miglioranzi vede la mano di Tosi. «Sono sicura che l'idea è sua. Il nuovo sindaco vuole mostrarsi come uomo forte, come nuovo Gentilini (l'ex sindaco di Treviso, ndr) e per farlo arriva a provocazioni come quella di nominare un fascista pregiudicato a custode della memoria dei partigiani».

Mi auguro vivamente che ci sia uno sbaglio, che la cosidetta "destra moderna e liberale" (ma esiste?) non arrivi a nominare veramente un fascista  a custode degli ideali partigiani; sarebbe uno "smacco" per la nostra amata Patria, glorificata da quei semplici cittadini che sacrificarono la loro vita per ridare all'Italia credibilità internazionale, indipendenza, libertà, uguaglianza e democrazia. Sarebbe una vergogna.


17 luglio 2007

APPELLO DELL'ANPI ALLA VIGILANZA CONTRO LE PROVOCAZIONI NEOFASCISTE


 
Come membro dell'ANPI di Roma, riporto il comunicato ufficiale "romano" che manifesta il pensiero dell'associazione riguardo i numerosi gesti neofascisti avvenuti in queste settimane a Roma (Villa Ada fra tutte).

Qui trovate il testo.

ORA E SEMPRE RESISTENZA, contro qualsiasi rigurgito di stampo fascista.
Spero in una condanna forte e sincera soprattutto dalla cosiddetta destra liberale e moderna. Sempre se in Italia esiste qualcosa del genere.


8 luglio 2007

MANIFESTAZIONE ANTIFASCISTA PER RISPONDERE ALLA VIOLENZA SQUADRISTA A VILLA ADA



Stavo leggendo i vari articoli dei vari giornali, finchè, sull'Unità, la mia attenzione si focalizza su una frase:  «Roma città aperta rifiuta i fascisti». Ebbene, si tratta dello slogan che è stato  scritto sullo striscione che apre il corteo organizzato da movimenti e organizzazioni per protestare contro l'aggressione avvenuta la settimana scorsa nel parco di Villa Ada a Roma dopo il concerto della Banda Bassotti, da parte di un gruppo di estrema destra, nei confronti degli spettatori del concerto. Rimasero ferite due persone e un carabiniere (si avete capito bene, anche un carabiniere).


"Roma citta aperta rifiuta i fascisti":
il mio cuore antifascista ha pulsato nel leggere questa frase e subito ho ricordato i tristi e gravi avvenimenti di pochi giorni fa.  Il corteo è partito proprio da villa Ada, presenti tante sigle dell’associazionismo, in testa l’Arci a seguire la Rete antifascista metropolitana (Ram), Anpi (associazione nazionale partigiani), Arcigay e centri sociali, ma sopratutto tanta gente comune per dire no agli attacchi fascisti.

Sono rimasto colpito dalle dichiarazioni di due manifestanti: spiega Paolo,
una voce tra le tremila presenti ,"le istituzioni non rispondono, non sono presenti neanche qui oggi, lo stato può e deve intervenire per arginare fenomeni pericolosi come questi"; ha ragione Paolo, in quanto lo Stato dovrebbe impedire una volta per tutte questo rigurgito di fascismo. Bisogna mettere al bando questi partiti neofascisti una volta per tutte, in quanto anticostituzionali.
Ovviamente, questa opera di "sdoganamento" fascista è stata opera del leader della destra populista Silvio Berlusconi, che infischiandone dei valori e dei principi su cui si basa il nostro Paese, decise addirittura di fare con questi partiti neofascisti un'alleanza elettorale.

Aggiunge Valeria: " io c’ero quando è successo tutto, è stato assurdo subire attacchi perché si sta ascoltando un concerto, senza potersi difendere, senza capire cosa stesse accadendo".


Un successo per la manifestazione, un successo per l'Italia democratica, repubblicana e partigiana.





 

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